ULTIMO ALLENAMENTO DELL'ANNO... CI PORTEREMO QUESTA IMMAGINE CON NOI

RIFLESSIONI TECNICHE

Slalom trasporto di emozioni


Oggi ho raccontato una bella storiella ai miei giovani atleti irlandesi. Il tentativo era quello di spiegare loro e renderli partecipi sul fatto che l’andare in canoa e fare slalom è questione di feeling con l’acqua, con il mezzo, con il proprio corpo e con la mente: tutto il resto sono piccoli dettagli che partecipano ad un progetto comune. Ho portato l’esempio del tango, un ballo che nasce nelle strade di Buenos-Aires quale momento di sfogo di tensioni e malessere sociale. In questa espressione corporea ci sono due soggetti e la musica. La donna segue gli inviti e le evoluzioni dell’uomo, la bandoleira e gli altri strumenti musicali guidano ed ispirano l’espressività maschile. Bene, fino qui nulla di nuovo, ma il tutto, secondo me, può essere traslato nello slalom. La donna è il canoista, l’uomo è la canoa e la corrente detta tempo e ritma i movimenti. La canoa segue la corrente e il palista (per dirla alla spagnola che rende molto bene) non deve fare altro che assecondare il tutto. Detta così è facile, ma la difficoltà e la finezza di tutto ciò dove sono? In sostanza l’inghippo si trova dentro di noi nascosto dalla forza muscolare e dalla testa che pensa di mediare tutto con la logica e con l’azione. Molte volte alcune problematiche si potrebbero risolvere semplicemente con l’attesa lasciando il nostro copro libero di agire per seguire quello che la corrente e la canoa hanno in serbo per noi. Certo è che bisogna essere lesti e pronti per cogliere ogni dettaglio, ogni segnale che ci arriva in frazioni di secondo. Come fredda deve essere la nostra mente ad accettare questa tipologia di soluzione! Una mente capace di fermare l’istinto brutale che ci vuole tutto muscoli e niente cervello. L’obiettivo allora dovrebbe essere quello di avere come riferimento non quello che stiamo facendo, che già è accaduto, ma quello che andremo a fare da lì ad un attimo. Vivere e lasciar vivere al presente la nostra canoa con il cervello rivolto al futuro immediato, solo così la velocità e la scorrevolezza ne trarranno beneficio. Se il concetto è chiaro ora ci dobbiamo concentrare su come trasmetterlo e farlo percepire ai nostri compagni di lavoro, alla nostra argilla da modellare in relazione però alla specificità ed individualità della stessa; tradotto ciò starebbe a significare che l’allenatore dovrebbe, per ogni atleta, trovare la chiave giusta per aprire la porta di questo semplice, ma efficace meccanismo.
Dobbiamo proporre percorsi che esaltino questo concetto come ad esempio combinazioni di risalite e discese che permettano uscite veloci verso valle. L’idea deve essere quella di prediligere un’entrata nella porta con più respiro per avere un’uscita che tenga punta e coda sulla stessa direzione verso la porta successiva. Mi sono trovato ad urlare spesso ai miei atleti:”keep the view to the next gate”, specialmente nella fase di uscita dalle risalite. Sarà anche per questo che ora la voce è sparita e la gola mi brucia un pochino... rimedierò con la propoli acquista a buon prezzo in Slovenia quest’anno durante i mondiali. Forse l’unico prodotto ancora conveniente in questo paese.

Tra i paletti dello slalom si può guidare la propria canoa in due modi: con le braccia o con il peso del corpo coadiuvato dal lavoro delle gambe. Tanto per tornare al tango diremo che è come portare una donna a delle figure con la forza delle braccia oppure con i cambi di peso. Inutile dire che il secondo sistema è decisamente più efficace ed armonioso. In canoa, se si usano il peso a dovere e la spinta delle gambe si possono tenere linee più dirette e risparmiare energie preziose da utilizzare nel momento opportuno. Così facendo il movimento si avvicina alla danza per grazia ed armonia.
Certo non tutto è frutto dell’improvvisazione o dell’estro, qualità queste che si affinano solo con molte ore di canoa tra i pali. E’ già da tempo che non conto le ore passate in acqua dai miei atleti, ma annoto con doviziosa pignoleria il numero di porte fatte per ogni sessione di allenamento e per ogni sessione cerco di conoscere le penalità fatte e come sono state fatte le varie combinazioni, ma di questo vi parlerò prossimamente... ora devo guardare il video con i miei atleti.

Occhio all’onda!

Monte Baldo una stagione invernale con tante opportunità

Bilanceri liberi o macchine?


L’altra sera uscendo dalla palestra mi sono fermato a parlare con il mio amico Bruno Toninel. Ora, per chi non lo conoscesse, diciamo solo che l’insigne professore per molti anni ha diretto la squadra italiana olimpica nel sollevamento pesi e ora si occupa dell’attività giovanile nazionale. Con lui si ragionava su come l’allenamento con i sovraccarichi sia ritornato al passato dopo un grandissimo boom delle macchine.
In effetti il lavoro con i pesi liberi è certamente più redditizio per chi utilizza questa tipologia di allenamento al fine di migliorare la prestazione nel suo sport specifico. Le macchine ti aiutano a sviluppare quel muscolo specifico, ma diventano limitanti nel momento in cui si ricercano nell’allenamento adattamenti diversi.
Mi portava l’esperienza dei sollevatori russi che, come si sa, sono sempre stati all’avanguardia per metodologie di allenamento. Infatti anche i potenti atleti dell’est hanno eliminato completamente l’uso delle macchine e, quando possibile, anche dei bilancieri guidati. Tutto ciò ha un logica semplicissima legata alla specificità del gesto atletico. La macchina ha l’inconveniente di far lavorare il muscolo in una sola direzione e non permette disequilibri. In realtà qualsiasi sport lavora proprio sul principio opposto esaltando i meccanismi motori che ti permettono di regolare e sfruttare per l’appunto il disequilibrio.
Ottime, tuttavia, le macchine per lo sviluppo della forza di un determinato distretto muscolare o in fase riabilitativa.
I sovraccarichi per l’allenamento dello slalomista sono sempre stati una sorta di integrazione all’allenamento specifico in barca. Un ulteriore aiuto all’incremento della forza e uno stimolo diverso dai gesti usuali proprio dello slalom. L’obiettivo diventa quello di aumentare la capacità di reclutamento delle fibre e di migliorare la coordinazione intra ed intermuscolare. L’aspetto più interessante diventa quello di capire quando e come inserire questo tipo di allenamento nel giovane slalomista. L’approccio deve essere molto graduale negli anni avendo cura di impostare in modo corretto ogni esercizio e ogni movimento.
Il sistema più interessante per avvicinarsi ai sovraccarichi è farlo attraverso lo sport del sollevamento pesi che, da molti anni, ha attuato un protocollo molto interessante in questa direzione. Gli esercizi propedeutici allo “strappo” e allo “slancio” sono il giusto approccio all’allenamento con i sovraccarichi visto che il giovane riesce a percepire il lavoro di tutto il corpo e l’importanza di mantenere le corrette posture, oltre al fatto di potenziare la struttura corporea nel suo complesso attraverso uno sport vero e proprio.

Tutto ovviamente con le dovute cautele e sempre seguito da esperti che utilizzano, ovviamente, l’attrezzatura adatta a questo scopo.

Se poi noi andiamo a curiosare nell’ambito di altri sport ci accorgeremo che lo strappo e lo slancio sono usati in moltissime disciplina al fine di migliorare la forza esplosiva. Nell’ambito specifico dello slalom gli inglesi ne fanno uso da molti anni così come per alcuni atleti transalpini o slovacchi.

L’abilità poi dell’allenatore deve essere anche quella di saper adattare la realtà alle esigenze dell’allenamento. In questo periodo di grande freddo, magari è meglio prediligere lavori a secco con sovraccarichi senza però dimenticarci degli aspetti coordinativi e dinamici.
In acqua si possono usare degli elastici anche per i lavori di resistenza soprattutto se le condizioni del fiume, del mare o del laghetto sotto casa presentano acqua tenera o senza particolarità o difficoltà tecniche. In questo modo offriamo ai giovani atleti la possibilità di concentrarsi al meglio sulla spinta delle gambe e sulla scorrevolezza della canoa con un piccolo freno che permetterà loro di percepire alla perfezione ogni stato di avanzamento.

Ottimo periodo questo, se si può usufruire di una piscina , per perfezionare manovre come l’eskimo. Le alternative in questo caso sono molteplici, dall’apprendimento del gesto senza la pagaia, all’uso di piccole tavolette fino a praticare l’eskimo in condizioni estreme. Ad esempio con acqua nella canoa oppure con qualche compagno che ostacola il gesto stesso, ma che sappia però fare la giusta resistenza onde evitare traumi alle spalle che sono molto sollecitate.

Occhio all’onda!

Tango sentimento che si balla


“Memento audere semper”
Gabrielle D’Annunzio

Le parole, gli occhi che brillano e il sorriso sono capaci di esprimere poesia e affetto. E’ stato bello esserne testimoni, tanto più se ti identifichi in tutto ciò. “Caro Graziano, devo esprimerti tutta la mia gratitudine perché mi hai insegnato e trasmesso la passione del tango. Inizio a divertirmi e a capire che cosa effettivamente si prova”. E’ bello e giusto esprimere le proprie emozioni, tante volte siamo frenati dall’orgoglio, dalla paura di esteriorizzare le nostre debolezze, di essere magari derisi, ma quando l’emozione esce così spontanea ed effervescente è da andarne orgogliosi. Un messaggio poetico e una positività capace di contagiarti. Già! Gianni è un tipo così che non parla solo con le parole, ma parla e si esprime con le mani, con le espressioni del viso, con la mimica di tutto il corpo. La danza argentina lo ha graziato anche in questi semplici movimenti regalandogli ancora più simpatia e dolcezza nei gesti e nelle parole. Ogni dettaglio, per lui, diventa una storia da raccontare e da infiorire con aneddoti, con esperienze vissute o tramandate, con riferimenti ai suoi avi e alle tradizioni più remote. Ma quante ne sa Gianni? Buongustaio, fra non molto assaggeremo il suo risotto ai funghi fatto come lo fanno a “Il Desco”, sembra essere il creatore di una “pearà by yourself” che, se pur non provata, deve essere stata effettivamente ottima. Il motivo della mia affermazione è abbastanza semplice: domenica scorsa in pista in quel di Mantova si è visto un Gianni completamente trasformato che faceva impazzire le donzelle che avevano l’onore di danzare con si tal ballerino. E’ stata forse la pearà, l’unica vera ragione di quella mutazione in così poco tempo che ha suscitato invidie a Gigi e al sottoscritto? umilmente abbiamo richiesto, al nostro Panoramix, di prepararci uno scartoccetto della pozione magica per capire se possa avere effetto anche su personaggi come noi, ma come si sa “non omnia possumus omnes - non tutti possiamo tutto”
Graziano sta al tango come Dante Alighieri alla letteratura italiana. Graziano è il tango, Dante è la letteratura. Il primo tra i due famosi... non balla, ma lievita sulla superficie terrestre portando a spasso la sua musa ispiratrice, Graziella, il suo angelo biondo che lo segue trascinata in una dimensione extraterrena. Lei, particolarmente luminosa, con gli occhi chiusi ed attenta ad ogni minima vibrazione del proprio compagno, riempie gli spazi lasciati liberi. Sfrutta i tempi concessi dal ballerino per abbellire a suo piacimento le sinuose curve di un corpo che mette in risalto i piacevoli effetti della danza. Poi, quando timidamente si permette di spiegare al gentil sesso che cosa la spinge a questo o quel particolare movimento, usa un tono dolce e il suo sguardo cerca sempre l’approvazione del maestro, che a sua volta l’ascolta con rispetto e oserei dire anche con curiosità sospetta!
Tempo, tempo, tempo, 7 - 8 - 1 ... peso, peso, peso ecco i segreti di questo ballo che è capace di trascinarti nel vortice della musica. Questo muoversi ti fa scoprire il piacere del gesto con la consapevolezza che diventerà anche la guida per chi ti sta di fronte che ha grandi aspettative. Alessia... che in realtà è Serena, ma per me è sempre Alessia perché balla e credo che stia anche con Alessio, ha sintetizzato molto bene la scuola del grande Fenzi: “ci sono due possibilità nel tango: farsi guidare dalla forza delle braccia del proprio compagno... (e io so cosa significa), oppure muoversi grazie ai cambi di peso, ecco questa è la via corretta che ti fa partecipe di un progetto, questo è il ballo che ti vuole trasmette Graziano”.
Virgilio, per il nostro amico Dante, è colui che lo guida alla scoperta dei meandri dello sconosciuto alla ricerca dell’Altissimo , reminiscenze scolastiche. Per il nostro maestro la luce arriva da Federico Moreno Rodriguez che con la moglie Catherine Berbessou ha sconvolto ed affascinato in nostri Penelope ed Ulisse. Io ho avuto modo di seguire una lezione con l’argentino trapiantato a Parigi e spero di farlo nel futuro con più assiduità, certo è che il fluido che trasmette è potente. Ho visto una sola volta il buon Graziano tremare ed infuocarsi, sempre con molto stile, quando aveva proposto a noi allievi di partecipare ad uno stage per l’appunto con Federico. Un signore di mezza età, probabilmente grande professionista nella vita, ha fatto la domanda che non doveva fare: “chi è Federico?” Chiedere chi è questo personaggio a chi lo vede come un dio è come chiedere ad un tennista chi è Rafael Nadal o a un canoista chi è Jon Lugbill! Non lo doveva proprio fare perché Federico è Federico il grande Moreno Rodriguez che pone le radici del su tango su quello danzato negli anni ’40 e nella sua inventiva.

Devo aver letto da qualche parte che il tango è un sentimento che si balla! Deve essere proprio così perché altrimenti non si spiegherebbe tanto facilmente la magicità di questo essere diversi, di questo essere uniti nella propria individualità, di essere attratti e complici di una musica che nella sua drammaticità offre la coscienza e la certezza di una vita migliore.


Occhio all’onda!

Pau... non solo canoa per il team azzurro dello Slalom!



BAMBEN 5 : in porta Big Foot al secolo Roberto Colazingari, sulla fascia sinistra a portar su palla Zeno Ivaldi centrocampista Friz (Fabrizio Didonè), fascia destra Black (Daniele Negro) e Cola (Luca Colazingari), punta avanzata il campione del mondo Giovanni De Gennaro.

SENIOR 2: Diego Paolini estremo difensore, Pedro (Pietro Camporesi) fascia destra, Ricky De Gennaro punta rientrante, Cippo (Stefano Cipressi) sulla fascia sinistra, mentre Co (Andrea Benetti) vagante, sull’ala a destra Zacca (Tommaso Zaccaria)
MARCATORI: 5’, 8’, 23’ Giovanni De Gennaro, 38’ Riccardo De Gennaro, 45’ autogoal Zeno Ivaldi, 67’ Luca Colazingari, 79’ Roberto Colazingari.
PAGANTI: nessuno, ABBONATI: molti con telecom, tre e vodafone
NOTE: incassi non comunicati. Angoli 5-7

Si chiude con un grandissimo 5-2 l’intenso match “Bamben” contro senior che vede le giovani anguille trionfare sulle vecchie tartarughe. Infatti i più giovani hanno schiacciato, grazie ad una tripletta del cannibale di Roncadelle, Giovanni De Gennaro, e un due gol dalle file della famiglia Colazingari, la squadra composta dai veterani della nazionale. Dovendo riscattare la sconfitta di Bratislava si è vista in campo una diversa aggressività ed intelligenza di gioco da parte dei neo radunandi! L'unico esempio calcistico che potrebbe calzare sarebbe il 5-0 che il Barca di Pep Guardiola ha inflitto al Real di Mou pochi giorni orsono: infatti i pischelli hanno cominciato a far innervosire l'avversario con gioco basso e veloce segnando subito 3 gol! Poi finalmente hanno cominciato a farsi vedere anche i ragazzi che hanno più natali alle spalle arrivando a mettere pressione fino al 3-2. La reazione e' stata immediata e con altre due reti hanno chiuso la partita definitivamente. ''Gli ultimi minuti sono stati i più duri - ha commentato De Gennaro - perché la nostra meta' campo non era ben illuminata e gli avversari ne stavano approfittando subdolamente''.
Domani durante la mezza giornata di riposo si disputerà la rivincita gentilmente concessa dai vincitori! Seguite la diretta scritta qui:
per gentile concessione di: Gazzetta.it

Ma ogni tanto ci si allena anche in canoa: prima dell'alba e sotto la neve!!
In realtà escluso oggi (il termometro e' arrivato a segnare anche i -9˚), ci si è sempre riusciti ad allenare abbastanza bene su uno dei canali più belli ed impegnativi al mondo.

La canoa esplora il mondo - XXIII edizione


Cippo nazionale qualche sera fa durante “La canoa esplora il mondo” organizzata dal Canoa Club Milano ha detto bene: “questi ragazzi sono cresciuti grazie alle loro famiglie e ai loro canoa club”... non ha aggiunto altro, perché altro non c’è da aggiungere! Ma veniamo all’antefatto. Il buon Stefano Cipressi, campione del mondo K1 slalom 2006, 8^ in finale ai mondiali a Tacen 2010 e bronzo a squadre con Paolini e Molmenti, a premiazione conclusa, ha voluto aggiungere il commento riportato qui sopra. Alla sua sinistra c’erano Giovanni De Gennaro, campione del mondo junior slalom 2010 e Zeno Ivaldi bronzo ai mondiali junior slalom nel K1 uomini. Entrambi finalisti anche agli europei rispettivamente nono e quarto e bronzo a squadre col loro compagno Lorenzo Veronesi. Parole che dovrebbero far riflettere chi di dovere. In sintesi, il campione bolognese dei paletti dello slalom, ha fatto capire a tutti i presenti che forse qualcosa in più si potrebbe fare. Forse se ci fosse un progetto e una capacità professionale maggiore l’Italia potrebbe veramente fare grandi cose. Dalla platea l’urlo liberatorio di quel grande personaggio che risponde al nome di Valerio Zacchi la dice lunga:”lo slalom internazionale parla italiano!!!” e... giù applausi. Eppure tutto ciò, compreso il risultato di Daniele Molmenti, si basa sulla buona volontà individuale e sul talento di qualche nostro giovane. Eppure... eppure anche una serata così importante e così genuina come quella che ci è stata offerta nella centralissima Milano già vestita a festa, ci fa riflettere su molti aspetti della nostra bella Italia che non finiremo mai di amare nonostante tutto.
Sono 23 anni che una società sportiva organizza quest’evento in un periodo in cui si tirano le somme della stagione appena finita e si programma la prossima con lo stimolo delle immagini e il desiderio di scoprire nuovi limiti umani o semplicemente con l’intento di passare spensierate ore a contatto con la natura. Una serata che fa sognare, ma che ha anche il merito di cercare di unire tutte le varie realtà della canoa.
Mi sono emozionato con le immagini e con la passione che epidermicamente tutti i protagonisti della serata ci hanno offerto e trasmesso. Con il sorriso contagioso e la voce squillante di Tatiana Capucci abbiamo ripercorso un’avventura lunga quasi mille chilometri che l’estate scorsa l’ha portata, assieme al suo compagno, a circumnavigare l’isola di Creta. Poi siamo rimasti ancora in mare spingendoci addirittura verso il “centro della terra” grazie alla passione di Pierluigi Gandola e compagna che unisce la canoa alla speleologia. Filmati o slide amatoriali e montati con molta buona volontà che ci offrono dimensioni concrete di personaggi che sono in grado di trasmettere il vero senso del solcare l’acqua con semplicità e devozione. Sì! devozione, perché utilizzare le proprie ferie in questa direzione significa avere voglia di infondere agli altri le emozioni che si vivono grazie alla canoa con tanta passione e positività.
Mi sono piaciuti molto anche i video di spedizioni che possono essere più o meno alla portato di molti. Unire il sapore di qualche “seconde” assolute con l’ironia di “gole profonde” non è da tutti e il simpatico Frederik ci è riuscito con la simpatia che lo contraddistingue. “L’altralbania” ci ha mostrato un paese effettivamente diverso da quello che siamo abituati ad immaginare e che ci viene proposto dai canali ufficiali. Giorgio Casaro è riuscito nell’intento di farci venire voglia di andare da quelle parti con il nostro kayak per un tuffo nel passato.
“Beautiful British Columbia” di Lucio Mazza è risultato il vincitore dell’edizione 2010. Il cinema, la televisione, internet, video games, ci hanno ormai abituati ad effetti speciali e ad immagini di altissima qualità, ma è veramente inspiegabile come, anche dei semplici report realizzati molto spesso con attrezzatura amatoriale, sappiano raccogliere e trasmettere il vero senso della vita. Un tramonto, un meandro di fiume, un fruscio d’acqua, un’esperienza, una storia, perdonano molto spesso inquadrature o montaggi decisamente fuori tempo e un tantino sgraziati.
Una cosa però non mi è chiara. E’ stato presentato un video di Enrico Lazzarotto - “Adidas sickline 2010 in Oetz”, che, per qualità e montaggio, decisamente si eleva sopra agli altri, grazie ad uno stile che rilancia la canoa in maniera dinamica ed elegante come attualmente solo il freerider di Valstagna è capace di fare. Mi aspettavo che al momento della presentazione lo stesso fosse invitato sul palco, come è stato fatto per tutti gli altri autori che hanno presentato le loro performance. Mi sembrava giusto riconoscere al regista e realizzatore il lavoro fatto davanti al pubblico che invece ha avuto l’occasione di applaudire Michele Ramazza che in questo contesto era presente come atleta secondo classificato in quello che dai freerider viene considerato una sorta di campionato del mondo della specialità.

Ma il concorso non era per tutti i film in cartellone?

Occhio all’onda!

L' irish coffe esiste


"If You think You have a drinking problem move to
Ireland, and Your drinking problem goes away
and it become a talent"


L’”Irish coffe” esiste veramente sull’isola di shamrock, il “giovane trifoglio”. Finito il pasto lo si prepara e lo si beve in compagnia. Eppure sembrava solo un’invenzione dei nostri bar o una leggenda metropolitana nata nella notte dei tempi, quando, per riscaldare i viaggiatori reduci dalle traversate trans-atlantiche, Mr. Sheridan offriva questo mix di caffè, alcool e panna. Whisky, zucchero, acqua calda e crema gli ingredienti comuni, mentre per preparalo bisogna rifarsi alla tradizione tramandata in casa in casa. In sostanza cambiano pochi particolari e la diatriba è se scaldare prima la preziosa bevanda alcolica con lo zucchero oppure se sciogliere l’elemento zuccherino nel caffè caldo e poi unire il tutto in un bicchiere, mai nella tazza. Concorde invece è il parere comune di mettere alla fine la panna. Gli esperti più anziani assicurano però che grandi differenze non si notano, tanto più che quando si arriva a fine pasto normalmente si fatica ad apprezzare e a distinguere sapori e profumi. Come lo si serve e lo si presenta diventa indispensabile, perché dell’Irish coffe si apprezza pure la composizione cromatica che ricorda, secondo il mio modestissimo parere, un bicchiere di Guinness. In sostanza è una vera bomba, visto che certo non si lesina sulla quantità di alcool, ma sembra avere grande beneficio sulla digestione e su tutti gli effetti collaterali.
A tavola, la gente d’Irlanda, conversa volentieri dei fatti di casa reale e cioè dei cugini, mai riconosciuti, inglesi ai quali non è mai stato perdonato di aver fatto razzie e scorribande nel periodo delle conquiste espansionistiche di re e regine che bene o male hanno influenzato il mondo intero. Il principe Williams convolerà ben presto a nozze e ci si prepara all’evento. L’aspetto più pittoresco e discusso del momento è l’anello di fidanzamento che pare valga una fortuna e che sia molto ambito da collezionisti disposti a tutto pur di averlo. Si dice anche che in realtà la futura consorte, Kate Middleton, del futuro re, indossi e porti con disinvoltura solo una copia dell’anello originale che fu anche di lady Diana: la più amata non solo dagli inglesi. Quasi come la Cuccarini per gli italiani!
Ma cambiamo argomento e trasferiamoci al “Johnnie Fox’s” che come recita la scritta è il più vecchio Pub in Ireland since 1798. Usciti dalla M50 in direzione ovest ci si inerpica sulle classiche stradine di campagna con muri a secco dalle parti. Ora il concetto di montagna in Irlanda è molto relativo, per noi italiani si tratterebbe per la verità di poco più di una collina, ma mai contraddire e ferire l’orgoglio di chi abita da queste parti facendogli notare la cosa. Le curve non si contano e prima di arrivare al mitico pub ne incontri diversi altri sul cammino. Alla fine capisci di essere arrivato per l’infinità di macchine parcheggiate fuori da una apparente piccola casa bianca.
All’interno rimani da subito a bocca aperta perché entri nella storia di quest’isola e non solo e poi ci sono loro: le donne d’Irlanda! Le donne d’Irlanda pagano la birra. Le donne d’Irlanda sono vestite in modo strano con abitini anni ’60 che da noi vedi solo nei film e le gonne sono corte corte. Le donne d’Irlanda hanno visi di bambole. Le donne d’Irlanda hanno i capelli neri, ma neri neri. Le donne d’Irlanda camminano su scarpe con tacchi altissimi. Le donne d’Irlanda portano orecchini grandi con una perla bianca. Le donne d’Irlanda parlano tutte come la Simo e la Ceci... un giorno vi scriverò anche di loro! Le donne d’Irlanda cantano canzoni sconosciute. Le donne d’Irlanda quando ridono aprono la bocca e socchiudono gli occhi emettendo un fremito. Le donne d’Irlanda bevono raffinato. Le donne d’Irlanda non si fanno intimorire dal cielo d’Irlanda. Le donne d’Irlanda parlano un inglese romantico. Le donne d’Irlanda sfidano il freddo, Le donne d’Irlanda fanno nascere amori dopo il primo bicchiere. Le donne d’Irlanda dimenticano quell’amore cantando sulla via di casa.
Gli uomini d’Irlanda bevono scuro. Gli uomini d’Irlanda portano la t-shirt. Gli uomini d’Irlanda sorridono dopo la terza Guinnes. Gli uomini d’Irlanda sono massicci e non temono il freddo...beh con tanto alcool in corpo non lo temerebbe nessuno.
La vita in Irlanda prende forza al tramonto. Il tramonto d’Irlanda trasforma la vita. La musica in Irlanda ha il sapore d’Irlanda. L’Irlanda è la musica.
La gente dentro al “Johnnie Fox’s” canta allegra e tante volte con gli occhi lucidi. Poco importa se là fuori i giornali non hanno pietà per la crisi economica che avvolge il paese. Ma sulle note di “On ranglad road” la gente si ammutolisce e cammina assieme al poeta Patrick Kavanagh nella tranquilla strada di Dublino per rincorrere un amore pericoloso, ma troppo vero per non provarci. Poi il Santo Natale è vicino e non può mancare “Fairy Tale of New York” per cantare tutti assieme:

“I could have been someone
well so could anyone
You took my dreams from me
When I first found you
I kept them with my babe
Can’t make it all alone
I’ve built my dream around You

The boys of the NYPD choir
still singing “Galway Bay”
and the bells are ringing out
for Xmas day”


Thank God per averci regalato l’Irlanda.


Occhio all’onda!

L'onda e l'ombra

“Luce divina sopra me s’appunta,
penetrando per questa in ch’io m’inventro,

la cui virtù, col mio veder congiunta,
mi leva sopra me tanto, ch’i’ veggio
la somma essenza de la quale è munta”


Deve essere stata quella particolare luce di un tramonto assaporato dopo giorni di grigio e pioggia ad illuminare immagini riflesse che mai prima di oggi ho colto su quell’onda così grande. Grande da contenere contemporaneamente tutti i maschi Ivaldi che portano sempre nel cuore la parte femminile della famiglia.

Cos’è che mi ha fatto vedere la luce divina che “sopra di me s’appunta” di così tanto bello e affascinante da sentire la necessità di raccontarlo? Semplice: ombre riflesse nell’acqua che corre e che d’incanto ti tiene fermo in quel preciso meandro. L’energia che sprigiona con tanta forza si trasforma in schiuma bianca in un punto definito da sempre e forse per sempre. Noi umili pagaiatori cerchiamo di salirci sopra e domare la nostra canoa a cui non par vero di goder di tanta grazia e di poter saltar così in alto e con tanta velocità. Da lassù si gode un panorama unico. I colori della gente che passa si fanno tenui, i rumori della città spariscono lasciando il posto alla musica ritmata del fiume. Poi c’è lei, quell’ombra di una punta di canoa, di una pagaia, di un contorno di te stesso che ti lascia prima sgomento, poi perplesso ed infine gioioso. Quell’ombra ti sta guardando e ora lei si sostituisce a te e tu a lei. Ti lascia la possibilità per qualche attimo di ammirarti fuori da quel guscio che sa regalarti emozioni belle ed intense. Quel guscio che tante strade ti ha aperto e che molte volte ti ha protetto e guidato sulle strade della vita. Quello stesso guscio cerchi di far scoprire a tutte le persone a te più care. Su quell’onda si sta bene, il tempo si ferma, o così ti piacerebbe che fosse.
Il sole ormai illumina l’altra parte della terra. I contorni rossi delle cose della vita spariscono e vengono inghiottiti dal buio lasciandoci soli a cercare di fermare il tempo. Anche i rumori si sono trasformati e prendono ancora più forza imprimendo all’azione della pagaiata un rumore sordo. Solo il nostro avanzare nella notte ci tiene uniti per sbarcare e soddisfatti tornare a casa godendoci per i prossimi giorni questa spettacolare avventura sotto la porta di casa.

Occhio all'onda!

Allenandosi divertendosi II^


La brutta stagione è iniziata. Novembre è stato caratterizzato da abbondanti piogge che hanno riempito i nostri fiumi. Poco male per noi canoisti anche se sappiamo che i danni sono stati notevoli specialmente qui in Veneto.
Non si possono fare i classici allenamenti nelle porte e allora cosa fare? Iniziare un lungo letargo oppure rinchiudersi esclusivamente fra quattro mura in palestra o ancora approfittare dell’acqua alta per proposte di allenamento ai nostri giovani molto divertenti alternandole ad esercizi a secco che sviluppino le capacità coordinative?
Mi sembra interessante e visto che non bisogna perdere tempo, anzi bisogna mettere a frutto il tempo, direi che possiamo sfruttare l’occasione per delle divertenti discese sul fiume. Le onde sono importanti ed è possibile sfruttarle surfando. Questo è un ottimo esercizio di sensibilità che permette ai giovani di prendere contatto con l’acqua e la velocità della stessa. Più l’onda sarà irregolare e più si dovrà prestare attenzione ad ogni minimo particolare, allenando così schemi motori legati alla velocità di reazione, fondamentali per il nostro tipo di sport. Se poi l’onda da surfare si trova in una posizione non agevole, si dovrà cercare di trovare una soluzione per entrare e godersi la possibilità di diventare per un po’ di tempo i padroni di quella situazione. Sollecitiamo così l’aspetto della ricerca di nuove risposte motorie alle varie necessità che si possono presentare molto frequentemente in slalom.
L’occasione è ghiotta anche per esercitarsi nel piantare la coda in acqua visto che con questo livello il fiume crea, fra la corrente e la morta, una situazione di instabilità molto strana e in continuo irregolare movimento. E’ il momento di lasciar libera la mente e il corpo per esprimersi come meglio credono, senza nessun ostacolo o imposizione tecnica. Eventualmente solo accorgimenti o proposte. E’ un’ottima opportunità per creare una simbiosi unica fra pagaiatore e la sua canoa, fuori dalla routine dei pali. Il movimento assume l’aspetto del gioco e non una semplice prestazione fisica. L’azione risulta essere scaturita dalla necessità di risolvere situazioni di disequilibrio costante. Ecco che andiamo ad allenare e a sollecitare quasi involontariamente tutte le tecniche di base che vengono poi utilizzate nella gara estremizzandone ogni aspetto. Ovviamente tutto ciò è influenzato dalla consapevolezza delle informazioni propriocettive in ingresso, con lo scopo finale di sviluppare un’ampia memoria spaziale e temporale che si inserirà all’interno del bagaglio di strumenti percettivi e motori. Si tratta quindi di automatizzare un ampio repertorio di risposte adatte che durante la gara devono essere attuate in base alle diverse situazioni.

Inutile ripetere che in età giovanile più il lavoro è diversificato e nello stesso tempo fantasioso più alla lunga paga. Dimentichiamo la prestazione agonistica e concentriamoci sulla tappa della presa di coscienza del gesto da parte del nostro giovane atleta sotto ogni forma.
Per ogni tempo e per ogni situazione dobbiamo cercare di sfruttare al meglio le opportunità che ci si presentano. Non è male poi cercare anche a secco esercizi che sviluppino le capacità coordinative attraverso l’aspetto ludico del movimento, mantenendo sempre vivo l’interesse per nuove proposte.
La realizzazione di un video poi, diventa un mezzo per ricercare e approfondire quanto è stato fatto in acqua e fuori. Lo stimolo e la motivazione è molto alta proprio per cercare di realizzare un buon prodotto e diventare protagonisti di se stessi. Anche nella fase di montaggio, rivedendosi con molta attenzione, ci si può soffermare su un’analisi tecnica per cercare di far associare una determinata azione alle sensazioni vissute. Un ottima scusa per apprendere l’utilizzo dello strumento del video in maniera corretta e molto semplice, sfruttandone tutte le infinite opportunità che lo stesso offre.

video correlato:http://www.youtube.com/watch?v=OeUIBg5wI5Q



Occhio all’onda!

E' iniziato il sogno olimpico 2012

Sono arrivato a casa ancora emozionato, ad aspettarmi Amur, Raffy e Zeno. Nell’attesa dell’aero ho montato un filmatino per cercare di mettere assieme le gioie che ho condiviso alla mattina con Xabi e Pierpa guidati per mano dal nostro mentore Jurge Goetz (anche se il nostro campione olimpico lo chiama Jurgen) cicerone di un sogno che è già iniziato: Londra 2012.
Quatti quatti ieri mattina siamo saliti sul pullmino della British Canoe Union. C’era ancora buio e il primo freddo invitava a qualche oretta di letto in più. Vado o non vado... per la verità il dubbio non c’è mai stato anche se il piccolo biondo basco ha aspettato l’ultimo minuto per alzarsi.
Dalla Brunel University abbiamo imboccato la M25 e, dopo una sosta, preannunciata, per il tradizionale cappuccino take away che fa tanto americano, eccoci a Broxbourne. Ad accoglierci cartelli che pubblicizzano la realizzazione di questo mega centro per gli sport dell’acqua selvaggia: “Welcome to the Boroug of Broxbourne - hosting the Canoe Slalom Events for the 2012 Games” e poi ancora “White Water canoe centre coming soon!”, non male questi inglesi che stanno smuovendo il mondo per realizzare un sogno che rincorrevano da tempo dopo le edizioni storiche del 1908, di quella ottenuta ma ovviamente mai disputata del 1944 e poi quella successiva del 1948. I tempi sono diversi e la storia delle Olimpiadi è decisamente cambiata. Una manifestazione, un evento che sta assumendo quel ruolo di universalità che solo lo sport ogni 4 anni è capace di offrire.
Dopo aver parcheggiato il mezzo in una traversa di Station Road ci siamo presentati all’entrata speranzosi di arrivare almeno al lago e bagnarci le mani con l’acqua di quello che per noi fra non molto tempo diventerà fonte di vita. La scritta stampata a caratteri cubitali ci rassicurava: “You’re part of it”. Neppure il tempo di leggere le parole invitanti e ci si para davanti un marcantonio in divisa alto 2 metri e di colore. Jurg Goetz ha iniziato a parlargli dicendogli che era il responsabile della squadra inglese e bla bla bla... e che volevamo dare un’ occhiatina veloce alla struttura. Il tipo ha respirato a lungo e con un “no sorry” molto convincente sbattendo il lungo sfolla gente sull’altra mano ci ha liquidato velocemente senza possibilità di replica!
Sarebbe stato meglio scrivere “You’re not part of it yet” come la famosa canzone dei Depeche Mode “Little 15”, ma noi ovviamente non ci lasciamo intimorire e aggiriamo l’ostacolo. Usciamo ancora su Station Road giriamo a sinistra e troviamo il canale che alimenta lo stadio dello slalom. Lo risaliamo per qualche centinaio di metri per avvicinarci alla meta. Ancorate sulla riva troviamo alcune barche viaggianti che ispirano ai miei due compari battute del tipo:”Ettore estos barcos son como tu caravan, para Londres puedes poner dos piraguas degajo y parar aqui”. In effetti le casette viaggianti sull’acqua sono molto romantiche, con i loro camini fumanti, le loro strane dimensioni, il loro galleggiare su canali che attraversano città importanti e famose. Assomigliano molto alla mia casa viaggiante. Jurg però non perde tempo, sa che dobbiamo tornare per l’inizio dell’ultimo giorno del Symposium allenatori, il suo passo è lungo e ben disteso verso la meta che arriva da lì a pochissimo. Sulla nostra sinistra ci appare d’incanto un ampio spazio ed è qui che il collega inglese si ferma ed inizia la sua spiegazione su cosa si vede e su cosa nascerà all’altezza del ponte, poi il canale di allenamento, il grande caseggiato per il ristorante, l’interrato per gli spogliatoi e i vari servizi. Se vogliamo la struttura ricorda molto l’impianto di Pau in Francia. Il campo di gara è lungo 300 metri e ha un dislivello di 5 metri. In corso d’opera sono state apportate delle modifiche che hanno rubato tempo per la consegna finale che ha così un ritardo di ben due mesi... Inconcepibile per la precisione britannica! Per questo motivo anche oggi, nonostante sia domenica, l’impianto pullula di omini dalla testa gialla e dalle tute bianche. I bulldozer, parcheggiati a bordo campo, hanno lasciato posto al lavoro manuale per gli ultimi ritocchi e per aggiustare quello che le macchine non possono fare. Il nostro sguardo ora cerca il particolare: dove parcheggeremo le macchine e i pullmini, dove si potrà fare riscaldamento, dove porteremo gli atleti a svagarsi dopo l’allenamento e se ci servisse pagaiare fuori dalle porte? Il tempo passa velocissimo e bisogna tornare al lavoro alla Brunel University sperando che nessuno abbia notato la nostra assenza, ma purtroppo non è così visti i sorrisini e gli occhi di stupore che ci riservano i colleghi al rientro in aula. Fingiamo un malore collettivo e una digestione difficoltosa dopo la cena ufficiale, ma forse è più credibile dire che la sveglia non è suonata... Pochi credono anche a questo, forse era meglio tentare con... “era finita la benzina, si bucò un pneumatico. Non avevo i soldi per il taxi! Il mio smoking non era arrivato in tempo dalla tintoria! Era venuto a trovarmi da lontano un amico che non vedevo da anni! Qualcuno mi rubò la macchina! Ci fu un terremoto! Una tremenda inondazione! Un'invasione di cavallette!” . No! Neppure Elwood e Jake Blues ci vengono in aiuto ma poco importa perché l’avventura olimpica è già iniziata... non abbiamo visto praticamente nulla, ma abbiamo respirato l’aria, visto il cielo e calpestato la terra del Canale Olimpico. Poco forse ma una cosa è certa: abbiamo dato il via ufficiale ai sogni.


Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

“ICF Canoe Slalom Coaches Symposium”

video correlato - http://www.youtube.com/watch?v=ClCHzsrt_bY


Llegué a casa todavía emocionado, Amur, Raffy e Zeno estaban esperándome. En la espera del avión monté un pequeño rodaje tratando juntar las alegrías que había compartido en la mañana con Xavi y Pierpa, llevados de la mano por nuestro mentor Jurge Goetz (aunque el nuestro campeón olímpico lo llamaba Jurgen) cicerone de un sueño que ya empezó: Londres 2012.
Cuatro cuatro ayer por la mañana subimos en la furgoneta de la British Canoe Union. Todavía estaba oscuro y el primer fresco invitaba a algunas horitas de cama más. Voy o no voy…realmente nunca tuve la duda, aunque el pequeño rubio vasco esperó al último momento para levantarse.
Desde la Brunel University entramos en la M25 y, después de una parada, programada, para el tradicional capuccino take away que suena muy americano, estamos en Broxbourne. Habían carteles de bienvenida que publicaban la realización de este mega centro para los deportes de agua brava: “Welcome to the Boroug of Broxbourne - hosting the Canoe Slalom Events for the 2012 Games” y luego también “White Water canoe centre coming soon!”, nada mal estos ingleses que están agitando el mundo para realizar un sueño perseguido hace tiempo después de las ediciones históricas del 1908, de la del 1944 obtenida pero obviamente nunca disputada y luego la siguiente del 1948. Las épocas son diversas y la historia de las Olimpíadas desde luego ha cambiado. Una manifestación, un evento que está asumiendo ese papel de universalidad que solo el deporte, cada cuatro años, es capaz de ofrecer.
Después de haber aparcado la furgoneta en un travesaño de Station Road nos presentamos a la entrada esperanzados de llegar por lo menos al lago para bañarnos las manos con el agua de aquel que, para nosotros, dentro de no mucho devendrá fuente de vida. La inscripción imprimida en caracteres cubitales nos aseguraba: “You’re part of it”. Tampoco el tiempo para leer las palabras atractivas y se nos para delante un hombre en uniforme de dos metros de altura y de color. Jurg Goetz empezó a hablarle diciéndole que era el responsable del equipo inglés y bla bla bla… y que quisiéramos echar un vistazo rápido a la estructura. ¡El tipo respiró despacio y con un “no sorry” muy convincente nos despidió rápidamente golpeándose la mano con una larga porra, sin posibilidad de réplica!
Hubiera sido mejor escribir “You’re not part of it yet” como la famosa canción de los Depeche Mode “Little 15”, pero nosotros desde luego no nos dejamos intimidar y tratamos superar el empecimiento. Salimos otra vez en Station Road, giramos a mano izquierda y encontramos el canal que alimenta el estadio de slalom. Subimos unos cien metros para acercarnos a la meta. Anclados en el banco encontramos algunos barcos viajeros que inspiran a mis dos colegas chistes del tipo: “Ettore, estos barcos son como tu caravana, para Londres puedes poner dos piraguas debajo y parar aquí”.
Efectivamente las casitas viajeras en el agua son muy románticas, con suyas chimeneas humeantes, sus raras dimensiones, surcar en canales que atraviesan ciudades importantes y famosas. Se parecen mucho a mi casa viajera. Sin embargo Jurg no pierde tiempo, sabe que tenemos que volver para el comienzo del último día del Symposium entrenadores, su paso es largo y bien distendido hacia la meta que va a llegar desde ya hasta muy pronto.
A nuestra mano izquierda nos aparece maravillosamente un amplio espacio y aquí es donde el compañero inglés se para y empieza su explicación sobre lo que se ve y lo que pueda nascer a la altura del puente, también sobre el canal de entrenamiento, la grande vivienda para el restaurante, el sótano para los vestuarios y los varios servicios. De hecho la estructura recuerda mucho la instalación de Pau en Francia.
El campo de competición es largo 300 metros con un desnivel de 5 metros. Durante de su construcción han sido aportados unas modificaciones las cuales han robado tiempo a la entrega final, que se retrasó de dos meses… ¡Increíble por la precisión británica! Por esta razón hasta hoy, a pesar de que sea domingo, la instalación pulula de hombrecitos con las cabezas amarillas y los monos blancos. Los bulldozer, aparcados en las líneas de banda, han dejado sitio al trabajo manual para los últimos ajustes y para refinar lo que las maquinas no pueden hacer. Nuestra mirada ahora busca el detalle: donde se podrán aparcar los coches y las furgonetas, donde será posible calentar, donde pudiéremos llevar a los atletas para recreación después del entrenamiento y se nos hiciera falta remar fuera de las puertas?
El tiempo pasa rapidísimo y hay que volver al trabajo en la Brunel University esperando que nadie haya notado nuestra ausencia, pero lamentablemente no es así dado las sonrisitas y los ojos de asombro que los compañeros nos reservan al regreso en aula. Simulamos un malestar colectivo y una digestión dificultosa después de la cena oficial, pero quizá sea mas creíble decir que el despertador no sonó… pocos no se creen tampoco esto, quizá fuese mejor intentar con… “se acabó la gasolina, se pinchó un neumático. No tenía el dinero para el taxi! Mi traje no llegó en tiempo desde la tintorería! Vino a visitarme un amigo desde lejos, que hacía años no veía! Alguien me robó el coche! Hubo un terremoto! Una inundación brutal! Una invasión de saltamontes!”. No!
Tampoco Elwood y Jack Blues vienen a socorrernos pero da igual porque la aventura olímpica ya empezó… no hemos visto prácticamente nada, pero hemos respirado el aire, visto el cielo y pisado la tierra del Canal Olímpico. Quizá poco, pero una cosa es cierta: Hemos puesto oficialmente en marcha los sueños.

video correlato - http://www.youtube.com/watch?v=ClCHzsrt_bY


Occhio all'onda!

______________________________________
traduzione in spagnolo a cura - ing. Teodoro Maiorano

Allenatori di Slalom riuniti a Londra



Non bisognerebbe mai uscire dai propri confini per non incappare nell’errore di farsi trascinare in un vortice che ti lascia a bocca aperta. Sono al “ICF Canoe Slalom Coaches Symposium” a Londra e più esattamente alla “Brunel Univerity West London”. Un convegno organizzato sotto il patrocinio e l’attenta organizzazione della British Canoe Union che dovrebbe portarci anche a vedere il neo nato canale olimpico distante pochi chilometri da dove ci troviamo attualmente Passeremo qui tre giorni con i colleghi allenatori di molti paesi ad ascoltare quello che il Boarding dello Slalom ha da dirci e che il XXXIII Congresso Ordinario dell’ICF di una settimana fa ha approvato. Già! Nessuno ci ha aggiornato su questo importante congresso svoltosi in Spagna a Isla de la Toja che aveva all’ordine del giorno molti punti da approvare. Eppure in Galicia, paese dove si mangia un’eccezionale zuppa di pescado e marisco, avevamo diversi delegati: il tesoriere, il presidente degli atleti e, se non vado errato, il rappresentante ufficiale italiano Adelfi Scaini. L’ ufficio stampa ha completamente ignorato l’evento. Di cambiamenti ce ne sono stati e direi che gli aspetti che più ci toccano sono quelli legati agli Under 23. Infatti sono stati approvati ed inseriti i campionati del mondo per questa categoria e sembra che prenderanno il via già dal 2012 poiché a Wassau (prossima sede per i mondiali di slalom junior) si sono detti disponibili ad aprire le porte anche agli U23.
Per la velocità invece si dovrà aspettare il 2013 a Welland (Canada). Dico ciò per fare contento, spero, il mio amico Frank Guglielmi, aggiungo anche, sempre per la sua gioia, che finalmente il K4 potrà sostituire un atleta tra batteria e semifinale o finale se un componente sta male o si è procurato una lesione e le donne potranno gareggiare anche in C2 ovviamente nei 500 metri.
Dal congresso emerge anche l’intenzione di usare 500,000 € per la televisione al fine di produrre un prodotto che offra la possibilità di pubblicizzare al meglio e con costanza la canoa e i suoi protagonisti.
Mi parlava di tutto ciò Joao Tommasini, presidente della Federazione Brasiliana di Canoa, che sta già lavorando duramente per i Giochi Olimpici di Rio 2016. Loro hanno pianificato un “piano di guerra” per arrivare all’evento pronti, ma soprattutto per sfruttarlo come momento di crescita di tutto il movimento sportivo: partire da questa opportunità per far decollare nel paese lo sport della pagaia. Giusto per la cronaca o per chi ignorasse la cosa: a Foz do Iguaçu c’è un canale artificiale per lo slalom eccezionale tanto che nel 2007 ospitò il mondiale valido come qualificazione olimpica.

Allora non ci rimane che prepararci per il Symposium e sempre che la cosa vi interessi vi aggiornerò di giorno in giorno, se poi avete qualche quesito da rivolgere ai grandi politici dello slalom fatemi sapere anche via mail (ettoreival di@alice.i t) oppure se avete problemi tecnici allora... qui c’è il meglio del meglio dal punto di vista coach!


London, 5 novembre 2010 - the open day of “ICF Canoe Slalom Coaches Symposium”

SECONDA PARTE

Una cosa è certa: gli inglesi fino alle olimpiadi non vogliono nessuno al “White Water Centre” nel parco regionale Lee Valley.
Ci hanno presentato alla grande il canale che ospiterà i Giochi Olimpici del 2012 in una zona molto bella che si estende in un parco che ha una estensione di oltre 4.000 ettari e corre lungo il Thames per 43 km. Più di 4 milioni di persone ogni anno visitano il parco o vi soggiornano per godere della natura e del clima particolarmente rilassante e piacevole. Il centro dello slalom è praticamente a nord di Londra a 30 minuti in auto dall’aeroporto di Stansted e a 70 da quello più lontano e cioè Gatwick. Sarà a 25 minuti dal villaggio olimpico che aprirà le porte il 16 Luglio 2012. Le gare per lo slalom a cinque cerchi inizieranno il 28 per terminare il 31 luglio o il primo agosto.
Ma veniamo ai dati tecnici di questa struttura che è stata progettata da Scott Shipley e da Andy Laird. Lungo 300 metri con un salto di 5 metri può funzionare con 11/12 metri cubi al secondo ed è alimentato da 4 pompe che riportano l’acqua a monte. C’è anche un canale di allenamento (intermediate course) lungo 150 metri e con un dislivello di 1,6 e funziona con 8/10 m3/sec.
L’impianto è predisposto per ospitare 12.000 spettatori e dotato di un sistema per tenere perfettamente pulita l’acqua. Il tutto prima di essere realizzato è stato riprodotto in scala negli Stati Uniti e successivamente, su questo modello, sono state sperimentate tutte le varie opportunità per creare onde, riccioli e ritorni d’acqua. Qui potete vedere il video del modellino [url=http://www .facebook. com/album. php?aid=27 814&id =113362002 052307#!/v ideo/video .php?v=101 2711998942 49.]http://www .facebook. com/album. php?aid=27 814&id =113362002 052307#!/v ideo/video .php?v=101 2711998942 49.[/url]
L’aspetto più interessante è che quello che si era studiato e pensato nel modellino poi si è concretizzato nella realtà con un incredibile successo. Molto soddisfatti Scott e Laird. Innovativo il sistema di ancoraggio degli ostacoli. Per farvi un’idea visitate il sito [url=http://www.rapidblocs.com]www.rapidb locs.com[/url] dove troverete foto e studi specifici. In sostanza sul fondo del canale ci sono dei binari e a questi si agganciano questi ostacoli di plastica color grigio, per non disturbare l’impatto visivo, realizzati da Dagger.
Costerà 400 sterline per ora e ci si dovrà però prenotare per tempo. A partire dal 28 luglio 2011 organizzeranno il primo “London Invitational Canoe Slalom” aperto a 250 pagaiatori in relazione al ranking internazionale (l’Italia potrà parteciparvi con 9 barche, l’Irlanda con 5) con una gara il primo Agosto e con altri 4 giorni di allenamento successivi.

Chiuso il capitolo olimpico, presentato da il suo general manager Mr. John Mac Leod, ben conosciuto nell’ambiente dello slalom, si è tornati all’annoso problema dei regolamenti.

Vi ricordate l’anno scorso quando vi avevo parlato dell’omologazione dei materiali? Bene dopo un anno piuttosto traballante ed incerto il congresso è arrivato ad un dunque per i salvagenti e per i caschi. In sostanza questi due capi d’abbigliamento obbligatori dovranno riportare l’omologazione CE o ISO ben visibile con l’anno di produzione. Questi materiali dovranno essere registrati all’International Canoe Federation. In sostanza cosa cambia rispetto alle disposizioni precedenti? Semplicemente la parola “license of ICF” con “registered ICF” che sta a significare che la cosa diventa molto più veloce e spedita sia per le aziende che per l’utilizzatore finale.

Qualche piccola regola cambiata, o meglio resa più elastica, dopo l’esperienza di quest’anno ai mondiali di Tacen, per le gare a squadre e per facilitare la partecipazione alla doppia gara.

Giornata di lavoro conclusa con l’intervento di Olli Dudfield del “UK Sport” la nostra “Scuola dello Sport” per capirci, che ci ha parlato di un programma di sviluppo sportivo in Africa con tutta una serie di ovvi motivi diversi di approccio. Tutto ciò è servito a Jean Michel Prono per spiegare l’impegno dell’ICF in relazione a progetti di sviluppo in Africa, Asia, Centro e Sud America. Qui si aprirebbe un lungo dibattito perché, a mio modo di vedere, la politica che sta seguendo la Federazione Internazionale non è certo quella di offrire opportunità di crescita a molti Paesi, ma solamente quella di cercare di dimostrare al CIO di avere i numeri per restare nella famiglia olimpica. Crescere e svilupparsi implicherebbe altre strategie.

Oggi giornata di presentazione e approfondimenti su temi specifici che speriamo di dimostrino essere interessanti. A voi tutti un buon sabato e buone pagaiate visto che l’acqua certo a casa non ci manca!

Occhio all’onda!


London, 6 novembre 2010 - 2nd day of “ICF Canoe Slalom Coaches Symposium”

TERZA PARTE

Iniziare una giornata di lavoro con della sana filosofia sul futuro dello slalom non è certo male! Poi visto che è sabato mattina la cosa si fa interessante e lasciando libera la mente si può anche entrare in un mondo fatto di sogni e irreali realtà. Per dirla come Jurg Gotz, il relatore di questa mattina e noto personaggio dello sport delle paline, guardiamo che cosa mettiamo dentro la nostra bottega - shop window - per attirare la gente e farla comprare. Ecco allora che la fantasia si dimentica della politica, dei soldi, degli interessi extra-sportivi.
La visione dello svizzero, migrato 10 anni fa nel Regno Unito per essere oggi il direttore tecnico della squadra di slalom di sua Maestà, per il 2020 è decisamente particolare. In sostanza, partendo dal presupposto che i numeri per la canoa slalom e velocità non cambieranno, tanto per la cronaca 330 in totale (84 per lo slalom), propone una divisione equa tra le due specialità, che diventerebbero tre, introducendo 6 prove per lo slalom (contro le 4 attuali), 2 gare per il freestyle, 8 gare per la velocità e 2 per la marathon. In questa fantascientifica visione del futuro lo slalom vedrebbe le gare per k1 men, C1 men, C2 men e le stesse prove per le donne. Poi una prova maschile e femminile in K1 per il freestyle. Mentre passando alla velocità le prove si concentrerebbero solo sui 200 o 500 metri, introducendo la prova di marathona per i K1.

Per inquadrare meglio la realtà olimpica ricordo che attualmente gli sport sono 28 e prevede una partecipazione massima di 10.500 atleti. Lo sprint sta allo slalom con 3 atleti a 1. Sono 16 le medaglie che si assegnano e ben 12 sono per lo sprint.

A riportare i piedi a terra agli oltre 40 allenatori presenti ci ha pensato subito dopo Sue Natoli che ha cercato di analizzare i cambiamenti fra la stagione 2009 e quella appena conclusa. L’australiana che lavora nel board dello slalom ha utilizzato una serie di dati raccolti durante le gare per cercare di capire l’andamento della stagione. L’analisi è stata fatta con molta difficoltà vista la poca risposta che c’è stata da parte di tutti nel collaborare durante l’anno a questa raccolta di dati. E’ come aspettare risposte sul nostro “Forum”!
Tutti i presenti concordano che il 2010 è stato positivo per il salto di qualità nella canadese femminile, per il supporto video che si è arricchito anche della parte grafica e per le dirette su internet. Non sono neppure però mancati alcuni lati decisamente negativi come un calendario di gare assurdo, l’assenza o quasi della televisione e in modo particolare della diretta su Eurosport per gli appuntamenti più significativi della stagione.

Problemi poi per la designazione dei tracciatori di gara e per i giudici. Si pensi che ai campionati del mondo sono state giudicate 18.200 porte, le richieste di rivedere penalità (inquires) per le decisioni prese sono state 63, 15 di queste si sono trasformate in proteste ufficiali, 4 sono state cambiate di cui 2 grazie all’utilizzo del video. Parlare dei giudici e delle tecnologie che possono essere d’aiuto non è sempre facile. Si innescano diverse problematiche a partire dal fatto che molte volte queste figure non hanno un diretto e costante contatto con le gare e con tutte le varie sfaccettature che la cosa rappresenta. Soluzioni? Sono state oggetto di lunghe discussioni di confronto e approfondimento, ma alla fine non sarà facile apportare cambiamenti: il processo di trasformazione è lungo.

Domani scappata al canale, ci porta Jurgen. Partiamo alle 7 con il mezzo della Britisch Canoe Union... la curiosità è tanta speriamo di poter scattare anche qualche foto!

London, 7 novembre 2010 - 3th day of “ICF Canoe Slalom Coaches Symposium”

Hochschorner nella storia anche del mondiale



La canadese doppia è una specialità che per molti versi ha fatto la storia della canoa slalom. Una barca che unisce la spettacolarità alla componente dell’intesa umana. Un mix equilibrato tra forza, coordinazione fisica e mentale che ha come risultato finale l’ eleganza del gesto. Spesso mi rendo conto che i C2 possono mettere in atto manovre che un K1 o un C1 non possono nemmeno immaginare. Avere cioè contemporaneamente velocità e rotazione, frenata e propulsione. Non basta essere buoni pagaiatori inginocchiati, ma bisogna essere nello stesso tempo psicologi di se stessi e del proprio compagno. Gli atleti di questa disciplina sono diversi dal resto del circuito. Li vedi camminare sul percorso con molta tranquillità e soffermarsi su combinazioni di porte per molto tempo. Osservano individualmente il passaggio di qualche concorrente e poi i loro sguardi si incrociano come innamorati per avere prove d’assenso o per rimettersi a discutere. A volte basta un cenno del capo, un gesto con la mano, un sorriso o una smorfia per entrare in sintonia con il terzo elemento e cioè il compagno. Terminata la carriera sulla stessa barca molte volte le vite si separano e ognuno va per la propria strada. Eppure i C2 condividono ogni istante, ogni emozione, ogni fatica, magari per molti anni alla ricerca di una sintonia che si spezza solo con i fatti di una vita senza canoa.
La mia vena storica non può non sottolineare l’impresa dei fratelli Pavol e Peter Hochschorner che, a Tacen (Slovenia), sono saliti per la terza volta consecutiva sul gradino più alto del podio iridato. Lo avevano fatto nel 2009 a Seu d’Urgell (Spagna) dopo aver vinto la loro terza medaglia d’oro olimpica e prima nel 2007 a Foz de Iguazu (Brasile). Bene! Con questa vittoria hanno uguagliato quello che solo pochi sono riusciti a fare in tutto il panorama internazionale dello slalom. Nella canadese biposto ci riuscirono solo, prima di loro, i fratelli tedeschi dell’Est Gunther e Manfred Merkel che vinsero i mondiali nel 1961 a Hainsberg (Germania) e nel ’63 e ’65 a Spittal (Austria). E da curiosità a curiosità diciamo che i fratelli campioni del mondo si contano sulle dite delle mani. Quindi oltre ai già citati Gunther e Manfred Merkel e Pavol e Peter Hochschorner troviamo nel 1969 i francesi Jean Claude e Jean Louis Orly, nel 1981 gli statunitensi Steve e Mike Garvis, nel 1983 ancora statunitensi Lecky e Fritz Haller e nel 1987 i transalpini Pierre e Jacques Calori.
Chi sono gli altri due atleti che possono vantare tre vittorie consecutive nei campionati del mondo di canoa slalom? Beh è facile! Qualcuno risponda per favore! Non possono farlo L8 e Pierpaolo Ferrazzi, troppo scontato per loro grandi esperti e conoscitori della materia. Non possono rispondere neppure i miei figli che addormentavo raccontando le epiche imprese di queste due stelle immense del firmamento canoistico dei paletti dello slalom.

Torniamo però al tema di questa penultima puntata sull’analisi della stagione agonistica 2010 e cioè il C2 tra mito e leggenda!
Dai 18 finalisti del 2009 siamo passati ai 21 del 2010 e dalle 9 nazioni siamo passati alle 10. E’ entrata la Russia con due finali conquistate da Mikhail Kuznetosov/Dmitri Larionov e chi ha memoria sa che questo equipaggio ai Giochi Olimpici di Bejing ha preso un bronzo molto importante. Come sempre slovacchi grandi protagonisti con tre equipaggi che in totale hanno conquistato 11 finali e 4 podi. Sono 10 gli equipaggi che hanno preso podio in rappresentanza di 7 nazioni.

L’anno scorso avevo introdotto il problema che si sta presentando in relazione a questa categoria per il futuro olimpico dopo il 2012. L’ICF per trovare soluzioni ha prospettato la possibilità di far gareggiare già dalle prossime gare a cinque cerchi atleti in C2 purché già qualificati in C1 o K1. In sostanza, tanto per fare un esempio, se Daniele Molmenti si qualificasse per le gare olimpiche in K1 e Roberto Colazingari lo facesse in C1, poi questi due atleti potrebbero mettersi assieme e gareggiare anche in C2. Mi rifugio dietro ad un: “no comment”!

L’Italia ha investito molto su tre barche, ma a mio modo di vedere in maniera molto ambigua. Infatti nel 2009 si lasciano a casa dagli europei atleti che hanno preso medaglie ai mondiali e poi l’anno successivo si fanno gareggiare alla prova continentale e mondiale equipaggi che neppure fra gli U23 prendono finali e alcuni neppure la semifinale. Qualcuno ci spiegherà questa strana strategia.
In questi giorni Erik Masoero sarà sottoposto ad un intervento chirurgico per cercare di sistemare un problema alla schiena. Quindi riprenderà a pagaiare fra diversi mesi, unico neo: non si poteva fare prima come avevamo suggerito da molto tempo? Che cosa è servito finire la stagione con i mondiali aggravando lo stato fisico dell’atleta e trovarsi solo ora a novembre a prendere in mano la situazione?

Occhio all’onda!

Verona Ponte Pietra - supereroi, senza allontanarsi da casa di Tim Parks



Tim Parks ieri su l'inserto di Repubblica "Donna" ha pubblicato un pezzo particolarmente delizioso
nella rubrica "Italia street view" cosa vediamo da Verona a Palermo: più che una guida una emogeografia. Scrittori stranieri "reporter" locali hanno puntato il cursore qui (senza Gogle)

Slovacchi gioco di squadra. Estanguet uomo vincente


La canadese monoposto vive da tempo nel dualismo Estanguet - Martikan. Sono loro due che fanno il bello e il brutto di questa magica disciplina da diversi anni. Tony era uscito malamente dai Giochi Olimpici, come avevo sottolineato lo scorso anno, ma direi che in due anni si è ripreso delle belle soddisfazioni. Alle spalle dei due mostri sacri sono cresciuti non poco Matej Benus, che si è portato a casa la Coppa del Mondo e ha preso finali in tutte le gare a cui ha partecipato. Come lui anche il suo compagno di squadra Alexander Slafkovsky. Non per niente con Martikan si sono confermati campioni del mondo a squadre su un percorso, come quello di Tacen, assai aleatorio.
Mi sono piaciute le parole di “Super Tony” che ha commentato così il suo successo iridato:”mi sono lasciato andare in finale e ho seguito la musica dell’acqua, senza forzare mai”. Molto significativa la fotografia del transalpino per il suo terzo titolo mondiale individuale (’06;’09;’10) che ora lo riavvicina a Martikan che di titoli iridati individuali ne ha accumulati ad oggi ben quattro (’97;’02;’03;’07) e altri quattro a squadre (’97;’03;’09;’10), contro i due a squadre di Tony (’05 e ’07). La stessa filosofia del francese la si ritrova nello slovacco che, intervistato dopo una prova di Coppa del Mondo ad Augusburg, dichiara: “il percorso era troppo facile bisogna pagaiare con troppa intensità, cosa che non faccio neppure in allenamento visto che preferisco modellarmi all’acqua”. Insomma forza, resistenza, costanza, ma quello che conta alla fine è questa sintonia fra l’uomo, la canoa e l’acqua per fare veramente il salto di qualità.
Il giovane sloveno Benjamin Savsek si è confermato un buon pagaiatore in canadese monoposto con ben quattro finali come il tedesco Sideris Tasiadis. Quest’ultimo, assieme a Christos Tsakmakis, ha gareggiato con una canoa uscita direttamente dalla loro fantasia e dalla loro ecletticità canoistica: la “TT Syphone”, in collaborazione con Galasport, è uno scafo molto innovativo e soprattutto molto instabile, nato soprattutto per il mondiale di Seu del 2009.Per la verità, secondo il mio modestissimo parere, il mezzo li ha penalizzati non poco perché sicuramente è una barca che non permette nessun errore e molto spesso si sono trovati a dover risolvere problematiche legate proprio all’equilibrio. In modo particolare ciò è successo al greco che, a parte il bronzo agli europei U23, non è riuscito a centrare nessun’altra finale. E’ quello che in parte è capitato a Chanut Gargaud che se da un lato è riuscito a vincere gli europei U23 e a mettersi al collo l’argento ai mondiali in C2, ha avuto un calo nella specialità individuale da quando gareggia in entrambe le specialità. Il bianco di Francia dovrà risolvere il dubbio amletico: C2 o C1? C2 e C1 questo il dilemma!
E la canadese italiana come si è comportata quest’anno dopo aver nominato ben due tecnici del settore? La risposta è già stata scritta in molti miei precedenti interventi e il quadro ahimè non è per nulla cambiato anzi... Si pensi che campione italiano è Andrea Benetti, notoriamente atleta della canadese doppia che di ore nella specialità singola ne ha passate veramente poche tanto più che nasce come kappista (europei junior ’97 e mondiali ’98), secondo italiano Stefano Cipressi e terzo Stanislav Gejdos. Solo settimo il C1 su cui punta tutto la Federazione. Ora il bravo Andrea, onesto singolarista, ottimo ciduista, ha preso il 19,3% dal campione del mondo e con una percentuale così non si passa neppure il primo turno ad una gara internazionale. Il minimo richiesto per fare ciò è il 16%. Per quello che riguarda il giovane laziale fatelo crescere con la dovuta tranquillità e non tirategli il collo come state facendo, se poi qualcuno gli dicesse anche di spingere la canoa avanti con le ginocchia gli risparmiereste tempo e fatica ottenendo risultati migliori! Così, solo per un piccolo suggerimento anche se non richiesto.

Fiducioso l’anno scorso, nell’analisi di una stagione di slalom, scrivevo che sarebbe auspicabile che la lungimiranza di qualche politico capisca che è il caso di aprire le gare della canadese monoposto già dagli allievi. Sono stato ascoltato e la cosa si è concretizzata.

Quest’anno suggerisco di introdurre nelle gare nazionali la prova di qualifica, semifinale e finale così abituiamo i nostri atleti a gareggiare sotto pressione come avviene nelle prove internazionali. Chissà che qualcuno di influente legga e faccia tesoro.

Se poi ci facessimo promotori a livello internazionale della combinata - slalom più discesa - sarebbe il massimo... per il momento ovviamente!

Occhio all’onda!

fine sesta parte -

Allenarsi divertendosi

In età giovanile, ma non solo, è importante diversificare il lavoro e l’approccio sportivo. E’ indiscusso che tra i 7 e i 12 anni si sviluppa maggiormente le capacità di apprendimento e controllo mentre col passare degli anni si osserva un notevole incremento delle capacità di adattamento, combinazione e trasformazione dei movimenti e come sottolinea bene Vladimir Platonov: “nei giovani sportivi , gli esercizi orientati allo sviluppo di una qualità motoria migliorano ugualmente le altre: ad esempio, il lavoro delle qualità di velocità e di coordinazione determina anche un miglioramento delle qualità di forza, di flessibilità e di resistenza”.
La canoa slalom è uno sport con una componente tecnica elevatissima, sfatando così quello che è un dilemma che ci portiamo avanti da diverso tempo e cioè quello di asserire che la componente fisica sovrasta quella tecnica. Una è il compendio dell’altra. Risulta elementare capire che se curiamo l’aspetto tecnico di conseguenza miglioriamo automaticamente anche tutte le qualità fisiche che concorrono al risultato sportivo finale.

Chiunque può rendersi conto che Martikan dal punto di vista fisico è ben preparato, ma forse non è altrettanto facile capire che lo slovacco dal punto di vista tecnico è superlativo. Se analizzate la finale di Tony Estanguet e nell’osservazione fate scorrere nella vostra mente quanto da lui dichiarato all’arrivo, vi accorgerete che la componente tecnica è elevata all’ennesima potenza. Mai come prima si era visto il transalpino così elegante ed essenziale.

Tornando ai giovani però ricordiamo che contemporaneamente all’esperienza motoria a 360 gradi per lo sviluppo delle capacità coordinative non dobbiamo dimenticare o sottovalutare l’aspetto motivazionale laddove lo interpretiamo come il desiderio delle persone di continuare a migliorare. Pochi autori ne parlano in modo specifico per questa età, riprendendolo in maniera importante quando l’atleta evoluto cerca il grande risultato sportivo (V. Platonov la definisce “preparazione della forza di volontà”). In realtà, dalla mia diretta esperienza, la motivazione si sviluppa in giovane età ed è in questa fase di crescita che si disegna la strada da percorrere. Così facendo inseriamo il terzo elemento fondamentale per il raggiungimento di un importante risultato agonistico: l’allenamento mentale.

Sotto quest’aspetto è maestro Daniele Molmenti che ha costruito i suoi successi prima nella sua mente, mentre le sue braccia e sulla sua tecnica personalizzata e portata all’essenziale hanno concretizzato il tutto.

Tecnica, preparazione fisica, preparazione mentale sono i tre elementi che compongono il risultato sportivo. Se analizzate i risultati di grandi campioni vi accorgerete che queste qualità sono sempre presenti. Dove tecnica va letta come una personalizzazione del gesto motorio relativamente all’interpretazione che il singolo soggetto riesce a dare al fine di esprimere tutto il suo potenziale.
Mi addentro solo un attimo negli aspetti tecnici per sottolineare l’importanza, in età giovanile, di approcciarsi a questo elemento con la consapevolezza che il soggetto deve scoprire il gesto attraverso un proprio vissuto. Poco conta correggerlo o fissare canoni motori troppo schematizzati. Il soggetto deve essere messo nella condizione di SCOPRIRE e TROVARE il suo gesto attraverso la prova pratica che passa inevitabilmente attraverso l’errore.

Allenare la tecnica, significa allenare il fisico e preparare la mente ad una determinato stimolo motorio. Viceversa allenare il fisico non sempre è elemento allenante per la tecnica, anzi determinati tipi di lavori potrebbero essere controproducenti al fine ultimo. Errore poi comune di molti atleti quello di associare l’esaltazione dell’allenamento fisico come unico strumento per ottenere un risultato.

Gli esempi sono molteplici. Renato De Monti - in assoluto il migliore C1 slalom che l’Italia abbia mai avuto - giunse 4^ ai mondiali di Augsburg 1985 sfiorando la medaglia con tre mesi di inattività per un borsite al ginocchio che lo costrinse all’assoluto riposo per un periodo infinitamente lungo. Il C2 Benetti-Masoero nel 2007 giunsero terzi ai mondiali dopo un periodo di inattività per il secondo pagaiatore dovuto all’operazione alla spalla.

Piccoli esempi giusto per restare in casa, ma anche all’estero ci sono diversi casi simili.

Fare delle tabelle di allenamento con tempi e recuperi per un allenatore è molto facile rispetto a proposte di lavoro che si adattano di volta in volta all’esigenze che emergono sul campo. Implica il fatto di esserci costantemente per seguire l’evoluzione dei propri atleti. Questo tipo di approccio diventa molto impegnativo e dispendioso. Costa fatica e costringe a pensare in continuazione a nuove proposte. Nulla è scontato e si deve dare molta importanza all’osservazione e al successivo feedback con l’allievo. Strumenti come video analisi e dialogo e tanta fantasia sono alla base di una metodologia basata soprattutto sulle specifiche esigenze del soggetto con cui ci si trova a lavorare, abbandonando lavori di gruppo che possono portare solo ad un confronto poco costruttivo.

video correlato qui sotto

It is very important to diversify between work and a sportive attitude when an athlete is young and not only then. It goes without saying that the capacity of learning and self control is best developed between the age of 7 and 12 while a remarkable increase in being able to adapt, combine and transform body movements can be noted with the passing of time. As Vladimir Platonov quite rightly stresses:” exercises directed at developing motory quality improve others, at the same time, for example, working on the quality of speed and co-ordination lead to an improvement in the quality of force, flexibility and resistence”.
Slalom canoeing is a sport that has an extremely high level of technique, disapproving the dilemma we have been nurturing for a long time, that is, insisting that the physical aspect is more important that the technical one. One is the compendium of the other. What must be understood is that if the technical aspect is taken care of then all the physical qualities needed to reach the final results will automatically improve.
Anyone who sees Martikan in action can note that he is well prepared from a physical point of view but perhaps it is not so easy to realize that the Slovenian is superlative technically speaking. If we analyse Tony Estanguet ‘s final and remember what he declared on his arrival, we can understand that the technical aspect has reached an optimum level. We had never seen him so elegant and absolute.
However, going back to our young people, we must not forget to take care of motivation at the same time as developing the complete motory aspect, especially when we note that athletes really want to continue improving. Not many people write about this specifically at this age, preferring to acknowledge it later on when the athlete in question is ready to work for important results (V. Platonov defines it as “preparation of will-power”). According to my experience, motivation starts at a young age and should be encouraged all along the line. So we can insert the third fundamental element: mental training, essential for reaching top results.
Daniele Molmenti, for example, built up his successes first in his mind and then his arms and his personalized technique did the rest.
Technique, physical training and mental training are the three aspects that lead to good results. If we analyse the results of great champions we can see that these qualities are always present. When technique is interpreted as a way of personalizing the motory aspect, according to the interpretation that the individual is able to give, in order to express all his capabilities. At this point I would like to add how important it is, at a young age, for the athlete to approach this aspect knowing that he has to obtain results through his own experience. It counts little for us to correct or fix too many rigid motory rules. The athlete must be in a situation where he can DISCOVER a way of finding his style practically, and obviously by making mistakes.
If we take care of the technique we automatically train the athlete physically and mentally. On the other hand, training physically is not necessarily the way of taking care of technique. In fact, some ways could produce negative aspects regarding the final results. A common mistake made by a lot of athletes is that of exalting the physical training as the only way of obtaining results.
There are lots of examples. Reanto De Monti – the absolute best C1 slalom that Italy has ever had – got a fourth at Augburg in 1985 just missing a medal due to three months off because of a painful knee that obliged him to an enforced period of rest for an extremely long time. The C2 champions Benett-Masoero got a third in the world cup in 2007 after a period off, due an operation on a shoulder on the part of the second paddler.
Just a couple of examples on the home front but there are various other similar examples abroad too.
It is easy for a trainer to set up a training calendar with times and recoup times regarding possibilities of work that can be adapted each time according to the needs that emerge. This means that he must always be on hand to take note of the evolution of his athletes. This is a big commitment and is costly. It costs fatigue and mental involvement in order to find new ideas in continuation. Nothing can be left to chance and great importance must be placed on observation and successive feedback with the trainee. Instruments such as video analysis, dialoguing and a lot of imagination are the basis of a methodology based, above all, on the specific needs of the person with whom one has to work. Group work must be abandoned as that can only lead to an exchange of opinions that is not of great importance.
Video correlated

Occhio all’onda!


VIDEO WEB VIDEO WEB VIDEO WEB VIDEO WEB

qualche indirizzo per godere anche di qualche video

Il primo è una trasmissione televisiva a cui ha partecipato Zeno ed Ettore Ivaldi e si parla di canoa anche con Andrea Bedin - presidente del Comitato Regionale Veneto Fick - Bruno Panziera - presidente TerradeiForti Sport - e i ragazzi del Canoa club Oriago.

Il secondo è un capolavoro artistico di Enrico Lazzarotto sulla VII^ edizione Adigemarathon

- http://www.coniveneto.it/flvplayer/video.asp?video=2010-2011%2fConi_puntata_02.mp4


- http://www.youtube.com/watch?v=JIPD907SgrY&hd=1

OCCHIO ALL'ONDA!

Donne alla ribalta. Austriache tornano sul podio iridato


Nel settore kayak femminile l’anno scorso avevo scritto tra le altre cose: “abbiamo visto crescere parecchio Corinna Kuhnle l’austriaca che sembra avere davanti a sé tante belle prospettive”. Beh! direi che la bionda possente pagaiatrice ha brillantemente supportato le nostre previsioni con la vittoria del campionato del mondo e con l’argento europeo. Per vedere un’austriaca sul gradino più alto del podio dobbiamo tornare indietro parecchi anni e arrivare alla prima edizione iridata e cioè nel 1949. Per la verità a Ginevra fu un vero e proprio trionfo con il podio completamente tinto di bianco-rosso: la vittoria fu di Heide Pillwein, mentre l’argento e il bronzo andarono alle compagne di squadra Frizi Schwingl e Gerti Pertlwiese. Fatto curioso: le tre atlete dominarono la scena fino ai mondiali del 1953 a Merano alternandosi sul gradino più alto e portando a casa anche due titoli iridati a squadre nel ’49 e nel ’51, mentre nel ’53 giunsero terze dietro alle cecoslovacche.
Ma torniamo ai giorni nostri con la bionda Kuhnle che nasce il 4 luglio del 1987 e canoisticamente fa il salto di qualità grazie a Manuel Köhler che la prende giovanissima e la porta fino all’inizio del 2009. in quell’anno Corinna abbandona il “talent scout” e trova in Helmut Schröter il nuovo allenatore. Quest’ultimo, nato a Dietlikon (Svizzera), aveva allenato in passato la squadra nazionale elvetica, e, quest’anno, il 25 febbraio, ha compiuto 60 anni. Nel 2004 lascia lo scudo crociato per passare ad allenare i kayak tedeschi fino a diventare nel 2006 responsabile di tutta la squadra. L’idillio con il relativo incarico però si interrompe alla vigilia dei Giochi Olimpici di Bejing, quando la Federazione tedesca non accettò la sua proposta di portare ai giochi Fabian Dorfler quando a passare le selezioni fu Alexander Grimm... poi sappiamo tutti come andò a finire. Il suo posto fu preso da Michael Trummer. Lasciata la Germania ha accetta lo proposta offertagli dal professor Helmar Steindl responsabile della squadra austriaca e oltre alla giovane talentuosa Corinna segue i settori giovanili nel tentativo di rilanciare una squadra che negli anni ’80 dominava la scena mondiale.
In sostanza il maturo Helmut si è trovato fra le mani un’atleta che da tempo aveva fatto la scelta di dedicare anima e corpo allo slalom con il chiaro obiettivo di guadagnarsi gloria e fama tenendo in mano una pagaia da far piroettare fra i pali dello slalom. Una forza decisamente fuori dal comune caratterizza l’austriaca che pagaia con una Twister della G-Power misura L... e questo può dare la dimensione della sua potenza. Oltre al mondiale si porta a casa anche la Coppa del Mondo e il bronzo agli europei U23.
Ancora una volta l’unica a prendere tutte le finali è stata Jana Dukatova cinque su cinque, vincendo un europeo in casa con la classe di una pantera. Elegante, felina, graffiante al momento giusto, convincente per stile e potenza a Tacen ha gareggiato con il patema d’animo di dover vincere una medaglia a tutti i costi per tenere aperta la porta olimpica. Quattro finali sono state conquistate da Fiona Pennie, Jasmin Schornberg e Marie Rioskova, tre Hilgertova, , Chourraut e Neave.
La nazione che ha dimostrato di essere cresciuta notevolmente è stata l’Australia che ai mondiali aveva ben tre atlete in finale: Jessica Fox, Sarah Grant e Katrin Lawrence arrivate poi rispettivamente 5^, 6^ e 9^.
Diminuito decisamente il numero delle finaliste rispetto alle 26 dello scorso anno in rappresentanza di 11 nazioni, infatti nel 2010 ne abbiamo avute solo 22 da 9 nazioni, fuori Cina e Russia. Quest’ultime due nazioni stanno massacrando i propri atleti sotto l’aspetto fisico tralasciando quello tecnico. Nonostante il grande impegno di mezzi, uomini e tempo, si rischierà di non vedere molti cinesi e russi in finale ancora a lungo.
Le donne si sono avvicinate agli uomini nelle gare di qualifiche e allontanate nelle prove di finali. In sostanza, in questa categoria con un’apertura maggiore alla semifinale, il divario diventa inversamente proporzionale per la conquista della medaglia.
A podio nell’ultima stagione sono andate 11 atlete rispetto alle 7 dell’anno precedente.
9 finali per Gran Bretagna, Repubblica Ceka e Slovacchia; 8 per Germania; 5 per Austria; 3 per Spagna e Australia; 2 per Francia e Slovenia.
Manca solo ricordare che quest’anno abbiamo rivisto Jennifer Bongardt dopo un paio di anni bui chiudere il mondiale in quarta posizione e l’infortunio di Elena Kaliska che l’ha obbligata a fermarsi a metà stagione.

Occhio all’onda!


____________________________________________________________________
nella foto: la campionessa del mondo 2010 nel K1 donne Corinna Kuhnle

I Kayak nel 2010 hanno visto ancora il duello fra Molmenti e Kauzer


Conclusa una veloce analisi legata alle nazioni è giunto il tempo per addentrarci nelle singole specialità per capire cosa sia mai successo in un anno di transizione come quello appena concluso.

Partiamo dai Kayak uomini sviluppando i punti più salienti che la stagione ha messo in evidenza:

1. Sfida al vertice Daniele Molmenti e Peter Kauzer
2. Alle spalle dei due pochi nomi nuovi, bene i tedeschi.
3. Inglesi a terra
4. Statistiche


1. Per i kappa uomini una cosa è certa: chi vince gli europei non vince il mondiale e chi vince la coppa si porta a casa anche la maglia iridata! Infatti nel 2009 Peter Kauzer ha vinto coppa e mondiale, lasciando a Daniele Molmenti il titolo continentale e l’amaro in bocca. Mentre quest’anno le carte si sono invertite.  Sono solo tre gli uomini nella storia dello slalom che hanno vinto europei, mondiali e coppa. Infatti all’italiano e allo sloveno si aggiunge il teutonico Fabian Dorfler - coppa e mondiali nel 2005, europei nel 2006.
In sintesi possiamo dire che il 2010 per questa specialità è stata una sorta di fotocopia dell’anno precedente con la sfida che si è prolungata tra Kauzer  e Molmenti. I due infatti sono gli unici che hanno centrato tutte le finali. La media delle posizioni in classifica vede lo sloveno con 4,6 e l’azzurro con 3,2. Una la vittoria per Kauzer e tre per Molmenti.
Kauzer ha preferito preparare la stagione restandosene nel vecchio continente, concentrando la sua attenzione sul tracciato di casa e con qualche sporadica uscita all’estero. Molmenti invece ha passato l’inverno  al caldo australe per poi tornare e andare direttamente ad Atene a completare il suo ciclo di carico. Il friulano nella stagione appena conclusa è decisamente migliorato sotto il punto di vista strategico, complice di questo il tecnico della forestale Pierpaolo Ferrazzi. Il campione olimpico di Barcellona in questo campo è sempre stato un grande maestro e con quest’arma ha costruito i suoi successi sportivi. Kauzer ha pagato non poco la tensione di gareggiare in casa con tutti gli occhi puntati  e con il titolo da difendere. La sua gara di finale ai mondiali è stato  un vero capolavoro fino all’uscita della porta 11, poi un momento di buio, per un finale veloce, ma eccessivamente rischioso.


2. Alle spalle dei due super eroi praticamente il vuoto con qualche inserimento da parte del ceko Hradilek, del transalpino Bourliaud e del campione olimpico in carica il tedesco Grimm, oltre allo svizzero ritrovato Kurt. Tutti e quattro con tre finali.  Chi ha sorpreso non poco, anche se in realtà di vere sorpresa non si può parlare quando i protagonisti sono i tedeschi, sono i giovanissimi Sebastian Schubert classe 1988  e Hannes Aigner ’89. Personalmente mi attira il modo di pagaiare di Aigner che ad Ausgburg, in casa certamente, ha dominato la gara di coppa del mondo. Il suo stile dà la sensazione di una grandissima sicurezza: molto bilanciato, pochi colpi di testa, una grande spinta in avanti con le gambe. Ai mondiali ha contribuito non poco a portare a casa il titolo iridato a squadre, uscendo però in semifinale nella prova individuale. Schubert non è entrato in squadra per i campionati del mondo, ma ha vinto gli  europei U23. I tedeschi quindi riscattano il 2009 che li aveva visti in calo. Infatti lo scorso anno avevano centrato in totale solo 4 finali con Schubert e Grimm, mentre quest’anno le finali sono state sette con ben 4 atleti. Italiani sempre ancorati al mostro Molmenti con un ritorno di Cipressi che ha centrato la finale ad Augsburg e ai mondiali finendo rispettivamente sesto e ottavo. Alle spalle dei due ancora tanta incertezza con giovani che purtroppo rallentano la loro crescita perché sono senza guida tecnica di livello.
3. Male gli inglesi che hanno chiuso la stagione con solo due finali grazie ad un Walsh  che, per la verità, ci è sembrato sotto tono. Sono scesi da 7 a 2 finali. Che cosa sia successo ai sudditi di sua maestà è difficile da dire anche perché in effetti l’impegno è massimo. Walsh è alla ricerca del mezzo dopo diversi tentativi con Vajda alla fine si è presentato ai mondiali con la nuova barca di Nelo, ma per la verità ho avuto l’impressione di vederlo molto piantato all’uscita di tutte le risalite. Swetnam si ostina a gareggiare con un modello “old style” come è la Shimitar, mentre Richard Hounslow sembra più concentrato sul C2 con Florence che sul K1, dove certamente si toglie qualche soddisfazione in più visti il bronzo mondiale e il quarto posto europeo. Alle spalle di questi tre per la verità non c’è molto: il quarto alle selezioni è infatti un giovane classe ’92 che risponde al nome di Joseph Clarke e che, seppur talentuoso, ha sempre avuto difficoltà a centrare le gare anche da junior.
4. Veniamo alle statistiche che ci dicono che nel 2009 i finalisti erano 23 in rappresentanza di 12 nazioni e nel 2010 sono passati a 27 per 17 nazioni.  Ci sono 13 nomi nuovi nel 2010 e otto atleti finalisti nel 2009 non sono entrati nel 2010. Sono cresciute le percentuali di distacco per entrare in semifinale dal vincitore, grazie anche al fatto che ora sono in 40 a passare contro i 20 dello scorso anno. Aumentate anche le percentuali per entrare in zona medaglia.

Occhio all’onda!

ADIGEMARATHON 2010 EDIZIONE BAGNATA


Della VII^ edizione dell’Adigemarathon ad ognuno di noi resteranno tante immagini che ci porteremo nel cuore e nella mente. Momenti personali, quasi intimi che con il tempo metabolizzeremo e diventeranno parte integrante della nostra diversa individualità. Immagini, momenti, sospiri ai quali tutti i presenti attribuiranno un loro speciale significato.
Mi rendo conto che da sempre interiorizzo eventi, emozioni, dati, ricordi attraverso delle immagini che magicamente entrano in me stesso con forza dirompente e che ripesco nei momenti bui o per colorare giornate tristi. Li ritrovo per dare forza e dissipare dubbi sul futuro di questa magica Manifestazione che ormai è entrata nel cuore di molti. Testimonianza le moltissime parole d’affetto che ogni anno il comitato organizzatore riceve.

L’immagine più colorata? Le donne rosa con i campioni olimpici Paola Pezzo e Daniele Scarpa sul palco a ritirare la targa offerta dall’USSI e consegnata da Bruno Panziera, l’anima dell’Adigemarathon, un uomo che è stato capace di rilanciare alla grande la canoa sul fiume Adige.
L’immagine tecnica-agonistica? lo scatto e il sorpasso di Tomas Slovak sul rettilineo finale a poche centinaia di metri dallo striscione d’arrivo sul K2 dei tedeschi Seibel/Klemm.
L’immagine più commovente? Il taglio del traguardo di Mariano Bifano, provato dalle due ore di gara e dalla sconfitta.
L’immagine più colorita? Il lungo biscione di canoe a pochi chilometri dalla partenza, visto dall’alto correndo su un’auto per andare al ponte di Rivalta a godermi lo scenario.
L’immagine più sorridente? I mille che hanno sfidato la pioggia e il freddo.
Il saluto più bello? La “veronica” di Nello Ricciardi all’arrivo con un gommone colorato e sorridente, anche se un pochino infreddolito.
La canoa più dolce? Una torta lunga 4 metri.
L’emozione più forte? Il passaggio dei canoisti al Ponte di Peri - Rivalta
L’immagine più romantica? Il commissario tecnico della discesa in K2 con la dolce e bella moglie Marina.
L’immagine olimpica? Cerimonia d’apertura con la mitica unica e sempre affascinante Sara Simeoni, l’energico e stimolante Daniele Scarpa, lo slalomista dei sogni Pierpaolo Ferrazzi, la bella madrina 2010 Paola Pezzo e la sorridente Sandra Truccolo... cosa pretendere di più?
Il gesto più bello? Quello di un anonimo canoista che lascia la propria canoa ad un altro per completare la sua prima partecipazione alla Marathona.
Le parole più profonde da una mail del giorno dopo: “...Io voglio ringraziare te e tutti coloro che ci hanno permesso di esserci.E che hanno permesso a quel disabile di partecipare ad una manifestazione così imponente impegnandosi in prima persona. E che lo fanno da anni sempre migliorando, per quello che "egoisticamente" ho potuto vedere da partecipante.Lo voglio fare perché lo meritate e tornerò ancora l'anno prossimo perché è l'unico modo per dimostrarvi che è una bella manifestazione”.
Il boccone più saporito? Quello con il mitico Pirovano a fine gara prima di iniziare a sbaraccare, stanchi ma felici a raccontarci voraci le avventure di questa edizione, sognando quella del 2011.
L’immagine più operativa? Lo staff dell’RST Service con il sorriso pronti a risolvere ogni problema, ma problema non c’è con loro!
L’immagine dell’efficienza e della sicurezza? Tony a ponte di Peri pronto ad intervenire.
L’immagine più fresca? Un K2 in acqua portato a riva dalla moto d’acqua dei vigili del fuoco alle 10 della mattina a Borghetto d’Avio.
L’immagine più ravvicinata? La straordinaria telecamera di Enrico Lazzarotto che con il braccio telescopico me la ritrovavo in ogni dove a registrare anche il ... backstage, che a volte non era sempre così disteso.
Un flusso di immagini? I fotografi di Ennevi, ovunque mi girassi li trovavo intenti nello scatto... sono proprio curioso di vedere il lavoro finito di oltre 3.000 fotogrammi.
L’immagine più giovane? Raffy e Michele su un rettilineo d’acqua con la loro canoa blu.
L’immagine più ufficiale? Giorgio e Elena in segreteria con le buste per i vincitori.
L’immagine più precisa? Stefania davanti al monitor del pc per verificare i premi agli amatori.
L’immagine più rassicurante? Ennio che mi ha risolto al volo situazioni difficili
L’immagine dell’efficienza? Vladi con scarpe da lavoro e pettorina gialla operativo fino a tarda serata e ... oltre.
L’immagine più potente? Leone che oltre al nome porta competenza e tranquillità.
L’immagine della professionalità? Galdi al secolo Carlo che possiede le chiavi per aprire ogni porta.
Il momento più atteso? La chiamata di Alviano Mesaroli che annunciava:”Ettorino - pausa - passaggio da ponte di Arcè concluso, tutti i canoisti fuori dall’acqua sta arrivando il gommone scopa. Possiamo dire che tutto è andato alla grande - sospiro lungo del nostro Dalai Lama Alvi - è finita anche quest’anno” .

Ebbene sì un’altra mitica edizione dell’Adigemarathon si è conclusa, le premiazioni vanno avanti, sfilano i vincitori, ritirano le medaglie. Arriviamo all’atto conclusivo e... ci togliamo il cappello, ringraziamo e salutiamo, dando l’arrivederci al 16 ottobre 2011. Grazie a Dio si è conclusa anche la prima edizione bagnata della Marathona! Ora spazio ai suggerimenti, alle riunioni con i vari responsabili di settore per preparare al meglio l’edizione numero otto che porterà anche una prova di Coppa del Mondo.

Occhio all’onda!