ANALISI DI UNA STAGIONE DI SLALOM - quarta parte


Siamo arrivati all’analisi della stagione per le canadesi monoposto.
Lo confesso, ma penso che si sia percepito in molti miei scritti, per questa specialità ho una sorta di timore reverenziale, ho rispetto e ammirazione, molto spesso mi commuovo, mi esalto, mi emoziono.
Che cosa c’è di più bello nel vedere una risalita in debordè? Che cosa potrebbe entusiasmare di più di una discesa di Mikal Martikan o di Tony Estanguet dove cerchi di intravedere la loro pala, ma che invece ti rendi conto che sta lavorando costantemente nell’acqua, quasi a modellare i flussi della corrente? Sono nato e cresciuto nel mito di Jon Lugbill e David Hearn, parlando e scoprendo la vita di Peter Sodomka, Tresnak e Radil, con mitici racconti e filmati in bianco e nero. Guardo con ammirazione e incantato la rotazione delle spalle nel debordè del mio piccolo C1 destro… forse non sono il tecnico più appropriato per disquisire delle canadesi: sono troppo di parte, ma ci proverò!

Stagione, tanto per cambiare, all’insegna dei due mostri sacri: Estanguet e Martikan, ma andiamo per ordine. Sono 11 le nazioni che hanno preso almeno una finale con 19 atleti e sei di loro si sono divisi i podi. il tedesco Benzin con quattro medaglie – 1 argento e 3 bronzi – ha dimostrato carattere e soprattutto è migliorato parecchio sotto l’aspetto della fluidità del gesto. Una maturazione che lo ha portato ad essere molto competitivo per tutta la stagione.
La parte del leone l’ha fatto sicuramente la Slovacchia con 11 finali e 7 podi.
Il capolavoro di un’intera stagione è arrivato nella gara a squadre: la pantera (Michal Martikan), il giaguaro (Alexander Slafkovsky) e il puma (Matej Benus – già campione europeo U23) ci hanno incantato con un’opera d’arte che era dai tempi degli uomini a stelle e a strisce che non si vedeva. Il loro tempo avrebbe regalato la quarta piazza fra i K1 uomini a soli 22 centesimi dalla ipotetica medaglia. Meglio di loro solo gli USA nel 1981 a Bala quando fecero registrare il secondo tempo assoluto e chiusero in seconda posizione totale. Allora la gara era praticamente il doppio 246” e 02 centesimi. La squadra di allora era Jon, Ron Lugbill e ovviamente David Hearn, un tocco di Ron all’ultima porta impedì di realizzare il sogno di Jon e cioè quello di battere definitivamente i rivali di sempre: i Kayak uomini.
Dalla loro gli slovacchi non hanno però solo un mostro sacro e due comprimari pronti a salire sul podio, ma possono contare anche su un gruppo di giovani che ha lavorato molto e con intelligenza sulla scia della tradizione e dell’entusiasmo. Su questi spuntano “prime donne” come il campione europeo junior Patrik Gajarsky e l’argento europeo U23 Karol Rozmus, ma a Liptvosky o a Bratislava i piccoli che pagaiano su canoe rosse sono veramente tanti.
I francesi hanno ritrovato un Tony Estanguet che usciva male dalle Olimpiadi. Quest’anno per lui diventava fondamentale riacquistare fiducia, sorriso e motivazione. Aiutato in questo dal fratello che lo ha seguito parecchio aggiustando qualche piccola incertezza tecnica. Si riveste d’iride, riapre il dualismo di sempre e ci fa capire che sarà presente fino a Londra 2012. Mi è piaciuta la dichiarazione a fine gara quando dice che dopo una semifinale perfetta gli sembrava impossibile poter ripetersi. Il trucco però è stato quello di non voler fotocopiare la sua precedente discesa, ma quello di aprirsi e trovare nuove emozioni e nuove soluzioni per una finale che gli ha regalato il secondo titolo di campione del mondo.
Con Tony si sono visti anche due brillanti transalpini Chanut Gargout –compagno anche di barca di Fabien Lefevre – e il ritrovato Nicolas Peschier che era praticamente sparito dopo le Olimpiadi del 2004.
Parlare degli spagnoli mi è facile, visto che ho lavorato con loro fino alla fine di marzo, ma sono una bellissima ed interessantissima realtà. Hanno un fenomeno che si chiama Ander Elosegui che, se manterrà alta la motivazione e l’umiltà, in futuro, ci farà vedere belle cose che nascono dalla semplicità dei suoi movimenti e da un fisico che, se allenato, non teme avversari. Con lui anche un ritrovato Jon Erguin che, invece, di motivazioni per restare ai vertici ne ha da vendere; lui mi ricorda tanto il gesto pulito di Kent Ford ai tempi d’oro e, dopo essere uscito di scena l’anno scorso per un problema alla spalla, ci ha regalato una qualifica mondiale che aveva più il sapore di una finale che di un semplice passaggio di turno. Alle loro spalle cresce bene David Perez, un basco trasferitosi al centro tecnico di La Seu d’Urgell per studiare e per allenarsi a grandi livelli. Il giovane spagnolo, dal fisico possente, agli europei junior ha preso un eccellente ottavo posto.
Ho visto crescere bene la squadra russa che, se da un lato ha deluso fra i senior, dopo la medaglia olimpica in C2 e diverse finali, è decisamente migliorata con gli junior. Infatti sono stati investiti denari e tempo per far partire un progetto a livello giovanile e i primi frutti si sono già visti con il secondo posto di Ruslan Sayfiev, il quarto di Kirill Setkin e il bronzo a squadre ai campionati europei junior. La saggezza è stata quella di mettere i giovani nelle mani del tecnico che aveva, fino all’anno prima, guidato la squadra olimpica. Passaggio questo che ho visto fare a molti team.
Sulla stessa barca ci sono anche i Ceki che, tra i senior, non vivono un grandissimo momento. Stanislav Jezek, che porta il nome del più grande schermitore mondiale di tutti i tempi Alekseevič Pozdnjakov, sembrava più preoccupato a curare la famiglia che a preparare le gare di coppa o mondiali. Lui, un artista della pagaia singola, quest’anno ha subito diverse umiliazioni restando spesso e volentieri a cullare il più piccolo dei figli mentre i colleghi si giocavano le finali. I ceki lo sanno e sono corsi ai rimedi investendo energie nel settore giovani; hanno degli ottimi junior e soprattutto hanno strutture, tecnici e un buon numero di speranze su cui investire.
Il quadro italiano l’ho definito già da molto tempo in molti miei interventi tecnici e non è il caso di ripetermi. Mi rimane solo la speranza che la lungimiranza di qualche uomo politico capisca che è il caso di aprire le gare, in questa affascinante specialità, già dagli allievi. E che non si adduca al fatto che la canadese è uno sport asimmetrico perché allora il tennis, il badminton, lo squash, il tennis tavolo, il baseball, il golf, la scherma che cosa dovrebbero fare? Eppure nel tennis il trofeo Topolino parte dagli 8 anni, ma non è il solo esempio che si può citare. All’estero i nostri allievi e cadetti in canadese monoposto scendono e gareggiano tranquillamente su canali come Bratislava o Tacen, ovviamente con i giusti accorgimenti.

fine quarta parte - Occhio all’onda! Ettore Ivaldi
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nella foto in alto Ander Elosegi - Beijing aprile 2008

SCHEMA RIASSUNTIVO STAGIONE 2009 - K1 DONNE




ANALISI TECNICA DI UNA STAGIONE DI SLALOM - terza parte


Prendiamo in esame il settore donne Kayak che in questa stagione non ha avuto una vera e propria leader. Walsh in gonnella è stata sicuramente Jana Dukatova con 5 finali su 5 gare e tre podi – 1 vittoria ad Augsburg in coppa e altri due bronzi. Chi ha retto bene l’anno post-olimpico è stata sicuramente Elena Kaliska vincendo l’Europeo e una gara di Coppa. Abbiamo visto crescere parecchio Corinna Kuhnle l’austriaca che sembra avere davanti a sé tante belle prospettive.
Ben 26 le donne nel kayak che hanno preso almeno una finale fra le 5 gare considerate tra Coppa del Mondo, Mondiali ed europei. Un numero complessivamente sostanzioso che ci sta ad indicare l’effettiva possibilità, da parte delle donne, di inserirsi con maggior facilità nelle gare che assegnano le medaglie. Dieci finali per le slovacche e 5 podi. Un bottino importante, ma legato soprattutto al grande lavoro che è stato fatto e che si sta portando avanti con due atlete: Kaliska e Dukatova. Alle spalle di queste due grandi comunque c’è una sorta di buco generazionale: infatti non troviamo nessuna finalista slovacca agli europei né tra le junior né tra le U23. Cosa assolutamente opposta per le tedesche che quest’anno hanno ben figurato sulla scena mondiale praticamente in tutte le categorie (Junior, U23 e Senior) e con un numero nutrito di atlete. Con la giovane Jasmine Schornberg hanno portato a casa il mondiale assoluto tenendo così il titolo in casa dopo quello conquistato nel 2007 dalla Bongardt. Quest’ultima ha gareggiato solo agli europei, finendo 12esima, e in coppa del mondo ad Augsburg dove è arrivata terza, poi è rimasta fuori dalle ultime selezioni. I tedeschi poi con la più giovane delle sorelle Horn, Stefanie, conquistano l’europeo Junior e con Cindy Poschel prendono l’argento fra le U23, gara che ha visto Jacqueline Horn in settima posizione, ma con un tempo da medaglia. Quindi ai teutonici non manca certamente materia prima per il settore femminile. Tutto ciò si spiega con un enorme lavoro di base costruito e diretto da Elisabeth Micheler – campionessa olimpica ’92 e mondiale ’91 – che segue attentamente questo settore da molti anni coadiuvata da numerosi tecnici. La cosa non mi stupisce affatto perché ogni volta che mi ritrovo sul canale di Augsburg ti rendi conto che sei circondato da un numero sempre maggiore di giovani slalomisti. Approfondendo poi lo sguardo e rivedendo la sempre carina Elisabeth sul ponticello tra il bosco, ti accorgi che stai pagaiando con tante ragazze, grintose e che non accennano a mollare mai la presa con la loro pagaia. Lei, la campionessa olimpica, le rassicura, le guida, le porta per mano con la tranquillità e la serenità di chi è consapevole di svolgere un grande ruolo anche fuori dai riflettori. Ora voi, ovviamente, sorriderete a quanto letto e la conseguenza sarà quella di dire che è facile ottenere risultati quando hai a disposizione strutture e persone. Certo, questo è ovvio, ma bisogna pur pensare che tutto ciò neppure i tedeschi se lo sono trovati fatto da madre natura, hanno messo molto del loro. Hanno creduto nelle potenzialità dello slalom e hanno investito soldi e tempo per offrire ai giovani opportunità di vivere meglio attraverso lo sport.
Per completezza ricordo che sono state 11 le nazioni in rosa che hanno avuto finaliste e 7 sono salite sul podio. Impresa non riuscita a russe, cinesi, austriache e slovene. Queste ultime sono cresciute molto grazie al lavoro costruito dal bravo e sapiente Jelen – direttore tecnico degli sloveni – che ha messo al fianco delle ragazze un certo Terdic che di esperienza e tecnica ha certamente molto da offrire.
In Italia c’è una piccola e giovane realtà che sta prendendo piede grazie alla voglia e alla competenza di Elena Bargigli, una ex atleta che nonostante le difficoltà che comporta vivere sul mare, anziché su un canale artificiale di canoa, ha saputo in gioventù innamorarsi dello sport dei paletti, raggiungere buoni livelli e soprattutto oggi, avere la voglia e le capacità di trasmettere questo amore a delle giovani ragazze. Ma sappiamo che tutto ciò non basta: bisogna metterla nella condizione di diventare una professionista e dedicarsi a tempo pieno alle sue belle e fresche realtà. Solo così potremo pensare un giorno di essere anche noi in qualche finale mondiale od olimpica per cercare di mettere al collo delle medaglie importanti in una specialità dove bisogna investire tempo in giro per il mondo. Solo qualche esempio? Le ragazze e junior ceke a gennaio erano in Australia e poi sui canali d’Europa a fare gare e allenamenti per tutta l’estate. L’austriaca – classe 1994 – Viktoria Wolffhardt – grazie al padre e agli aiuti che riceve dalla sua Federazione, se pur questa decisamente piccola in una nazione dove lo sport nazionale è lo sci – passa diverse ore alla settimana ad allenarsi sul canale di Cunovo e l’estate in giro per altri impianti. Jessica Fox, anche lei classe 1994, ha peregrinato tra coppa del mondo e mondiali a lungo per restare a contatto con l’alto livello, dopo essersi allenata costantemente su un canale olimpico seguita da fior di tecnici. Le inglesi sono in raduno costante a Notthingam così come le francesi a Pau. I risultati ovviamente non arrivano per puro caso, ma sono frutto di un costante lavoro duraturo e consolidato. Le spagnole hanno un centro tecnico permanente e i risultati iniziano ad arrivare dopo anni dalla sua nascita.
In Italia le ragazze che pagaiano e che potenzialmente potrebbero essere interessanti a breve, si contano sulle dita di una mano. Eppure c’è un totale disinteressamento, siamo ormai ad ottobre e in vista non ci sono grosse novità se non quelle di tenere gli occhi chiusi e fare finta di nulla. La più giovane delle nostre atlete, spallata l’11 aprile scorso, è stata abbandonata al suo destino. La più anziana, che porta lo stesso cognome, non viene ascoltata; le altre due vengono umiliate alle gare internazionali. Con queste belle prospettive non oso pensare alle nostre giovanette che vengono chiamate ad una gara internazionale mentre chi avrebbe dovuto essere presente, viceversa, era impegnato in aggiornamenti di tutt’altro genere.

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ANALISI TECNICA DI UNA STAGIONE DI SLALOM - seconda parte

Passiamo ora ad analizzare analiticamente le varie categorie e partiamo dal kayak maschile.

La stagione appena conclusa nel kayak maschile è stata certamente caratterizzata da diversi aspetti fra questi evidenzierei:

1. il dualismo al vertice fra Daniele Molmenti e Peter Kauzer
2. Julien Billaut, Campebell Walsh e Fabien Lefevre
3. Debacle tedesca e in parte italiana
4. Statistiche


1. La stagione è stata caratterizzata al vertice dallo scontro costante fra Daniele Molmenti e Peter Kauzer. Cioè tra Super Cali e Pero come i due campioni sono conosciuti nel mondo delle gare. L’italiano inizia bene la stagione con una vittoria e un secondo posto in New Zeland e ancora con un primo posto in Australia. Kauzer rincorre e sembra però non preoccuparsi più di tanto. Si arriva agli Europei di Notthingam a fine maggio. A spuntarla, ancora una volta, il bravo Molmenti con una finale attenta e priva di rischi, in cui si nota che l’atleta della Forestale ha assimilato il duro colpo olimpico al meglio. Ha imparato cioè, a sue spese, che la “tattica suicida” nell’affrontare sempre al massimo le gare non porta molto lontano. In finale Super Cali è attento, non rischia più del dovuto e confida soprattutto nell’eccesso di esuberanza altrui. Cade infatti, in questa trappola mortale, Fabien Lefevre che sciupa con un 50 del tutto inutile, il suo miglior tempo in assoluto.
Kauzer, agli europei, finisce quarto e qualcuno commenta così la sua prestazione: ”probabilmente ha dovuto fermarsi a salvare un pesce che stava annegando”! L’immagine è chiara, infatti il campione sloveno sembrava non avesse problemi a portarsi a casa vittoria e titolo fino all’ultima risalita, dove si è praticamente schiantato contro la parete del canale. Per cercare di rimediare ha sfilato brutalmente la pala dall’acqua sollevando un’immensità d’acqua. La scena è quella di un pescatore che raccoglie un pesce per gettarlo sulla riva e salvarlo da morte certa! Agli stessi Europei si vede spuntare un giovane transalpino classe 1986, che piazza una zampata sul secondo gradino del podio: il suo nome è Boris Neveau, che troveremo spesso da qui in avanti.
Dopo gli Europei lo scenario è quello della coppa del mondo. A Pau - Francia, Kauzer, fa capire che il 2009 è il suo anno, vince, ma soprattutto fa vedere grandi cose. Il suo gesto è semplice e preciso. La sua dote più grande è la scorrevolezza. La sua canoa – Kapsl 360 Vajda, dopo essere stato nel team Caiman per diversi anni - gli permette di essere molto rapido nelle rotazioni e stabile nella ripresa della velocità. Lui in questo ultimo punto è un maestro. Mi ha impressionato vederlo all’opera nel parallelo a Lubjana, una gara fatta nel centro della capitale slovena, sull’acqua piatta, che richiama un grande pubblico e viene presentata come un evento di massima importanza. In parallelo è evidente la sua capacità di rilanciare il mezzo all’uscita delle risalite. Nella maggior parte dei casi, i kappisti di livello, sono molto abili a far ruotare la loro coda, ma nessuno è in grado di far ripartire o far mantenere la velocità alla stessa come viceversa sa fare Peter Kauzer. 26 anni l’8 settembre, poco più di un metro e 70 centimetri, da sempre allenato dal padre anche lui di nome Peter che in passato è stato un ottimo slalomista, vive a Hrastnik, una piccola cittadina di 10.000 abitanti. La stessa amministrazione comunale organizza, per le gare più importanti, un pullman per seguire il campione di canoa. A turno, tutti gli abitanti, hanno il diritto di partecipare alle varie trasferte.
Ai mondiali è stato sicuramente l’atleta che si è presentato al cancelletto della finale con più energie ancora in corpo rispetto agli avversari. Gli altri avevano speso molto nelle fasi precedenti e cioè in qualifica e semifinale. Kauzer ha conquistato la finale in maniera molto intelligente e sparagnina, per giocarsi tutte le sue carte migliori nella finale che valeva un titolo mondiale. Ha saputo poi gestire la gara anche dal punto di vista psicologico, facilitato dal fatto che Molmenti e Lefevre non avrebbero fatto parte della rosa dei contendenti al titolo.

2. Alle spalle dei due fenomeni la stagione ha offerto interessanti spunti con Boris Neveau: l’uomo tinto d’argento! Infatti prima arriva secondo agli europei assoluti, poi ancora argento nella gara di apertura della Coppa del Mondo. Agli europei U23, a Liptvosky, un altro argento alle spalle del piccolo, ma potente Ceko Radilek. Ed infine sale sul secondo gradino anche ai mondiali. Classe 1986 – un metro e 85 per 78 kg. La sua canoa è una Toro Evo di Galasport e pagaia con le CRC modello Shiva, pagaie francesi dalla forma particolare, ma molto leggere, sviluppate con la collaborazione degli stessi atleti e in modo particolare con Peschier e Billaut. Del bianco di Francia è da sottolineare la sua abilità nel mantenere costantemente il suo mezzo nella centralità della porta. L’impressione è poi quella di vederlo sempre alla ricerca di una accelerazione costante.
Non possiamo dimenticarci di Campbell Walsh lo scozzese che ha preso tutte le finali arrivando a ridosso del podio e con una vittoria in coppa del mondo nella gara di Bratislava. L’estroso atleta lo abbiamo visto all’inizio di stagione molto perplesso sotto l’aspetto dei materiali, alla fine è rimasto a gareggiare con la stessa canoa con cui ha partecipato alle Olimpiadi 2008.
Si è allenato sotto la guida di uno staff tecnico inglese molto preparato e soprattutto molto motivato. Un carattere un po’ particolare lo contraddistingue e la sua voglia di primeggiare sempre, indipendentemente che si tratti di gara o allenamento, secondo me lo limitata un pochino. Forse lavori di maggior qualità, tralasciando tempi e video, non potrebbero che fargli bene per riacquisire quelle sue qualità, come leggerezza e destrezza, che lo avevano portato a primeggiare. Non che i risultati manchino, ma mi sembra che sia troppo concentrato attualmente a ricercare risultati con la forza e non sfruttando le sue carte migliori.
Grande deluso della stagione 2009 è sicuramente Fabien Lefevre. Il bronzo di Atene, l’argento di Beijng, nonché il due volte campione del mondo, (2002 e 2003) ha preso il posto in squadra senza fare le selezioni e questo gli ha reso la vita un po’ più facile. Certamente non è più il Lefevre che vinceva i mondiali con 5”05 (2002) o con 1”88 ma con 4 penalità (2003), o meglio lui ha mantenuto il suo livello, ma sono cresciuti a dismisura gli altri facilitati proprio dalle innovazioni delle canoe. Lefevre chiamato dall’Adidas ad una missione impossibile, cercava la medaglia in K1 e in C2, ma ha trovato solo due 11esimi posti! La vita sarà ancora più complessa per il prossimo anno perché dovrà passare le selezioni per entrare in squadra, cosa certamente non così facile da fare visto il livello medio degli atleti francesi.

3. Hanno deluso i tedeschi: su tre atleti solo due hanno preso solo quattro finali. Il campione olimpico Alexander Grimm ha salvato, in parte, la stagione con due podi – 2^ in casa ad Augsburg e 3^ a Bratislava, ma poi è sparito nelle prove di qualifica.
Un po’ la stessa cosa è successo agli italiani, Molmenti a parte.
Infatti tutti gli italiani che hanno preso parte alla Coppa del Mondo, Mondiali ed Europei – ben cinque – non sono riusciti a prendere nessuna finale e molto spesso hanno faticato non poco a passare il primo turno. Le ragioni sono molteplici, come ho avuto modo di esprimere in più di un’occasioni. L’unica soluzione però che intravedo oggi è la necessità di cambiare completamente rotta per cercare di salvare il salvabile e dare forza ad un gruppo che a fatica era nato e cresciuto con programmi e lavori seri.

4. Riprendo solo per un attimo i dati statistici già sviluppati nella prima parte in relazione ai distacchi fra i kayak uomini. I margini molto esigui di distacco per passare i vari turni hanno elevato non poco il livello generale. C’è molta alternanza di atleti fra chi entra o resta fuori dalle qualifiche che poi invece si riduce sul passaggio al turno successivo. Questo sta a significare che sono in molti, in questa specialità, ad avere la possibilità concreta di accedere alla semifinale.



fine seconda parte – Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

ANALISI DI UNA STAGIONE DI SLALOM - prima parte

Per fare delle analisi c’è bisogno di un giusto tempo e soprattutto bisogna farle dopo aver ben metabolizzato i vari eventi. Non bisogna però cadere nell’errore opposto perché significherebbe perdere e quindi non usare anche quelle emozioni, sensazioni ed informazioni che il campo ti ha fatto vivere intensamente. Dopo i campionati del mondo di Seu ho passato una settimana a riguardare i video di coppa del mondo e dei mondiali. Ho approfondito e rivisto con la moviola alcuni precisi gesti. Ho messo in parallelo più atleti. Ho confrontato anche atleti di livello più basso rispetto ai top. Ho ripreso intermedi, e ho cercato poi, di capire le strategie dei vari atleti nell’affrontare le diverse gare. Le statistiche messe assieme possono dire molte cose, ma devono essere ovviamente interpretate e a sua volta applicate alla realtà. Possono sicuramente dirci molto se si ha la voglia e la capacità di tirare delle conclusioni.
Altro punto è quello di cercare di capire, specialmente dopo il convegno di fine febbraio a Varsavia organizzato dall’ICF per gli allenatori, se effettivamente, a cinque anni dall’introduzione delle canoe più corte e dopo diverse rivisitazioni del regolamento, stiamo andando incontro ad una nuova epoca per lo slalom.
L’analisi diventa completa con un approfondimento di quello che si è potuto realizzare in prospettiva mass-media. Capire le ragioni per cui la canoa non riesce a sfondare il muro della popolarità, se pur esplicitamente sottolineato dagli addetti ai lavori, come sport altamente televisivo. Si vedano dati anche delle ultime Olimpiadi in cui lo slalom è il terzo evento più richiesto e visto.

- ANALISI TECNICA –

DATI

In sostanza su tre gare di coppa del mondo, europei e mondiali i percorsi di gara iniziano a prendere una loro precisa fisionomia:

i tempi di gara per i kayak uomini nelle qualifiche si aggirano di media intorno ai 90,31 secondi e per qualificarsi – cioè entro i primi 20 – bisogna restare di media nel 4,14% dal vincitore;

i tempi di gara nel kayak femminile per le qualifiche si aggirano di media sui 101,28 secondi con un distacco dal miglior K1Men del 12,8%; per qualificarsi nelle 20 migliori canoiste bisogna restare nel 9,17 % dalla vincitrice;

i tempi di gara nella canadese monoposto uomini per le qualifiche sono di 94,60 con un distacco dai K1M del 4,79% mentre per rientrare nei 20 bisogna restare nel 7.01% dal vincitore di categoria;

per il C2 in qualifica abbiamo un tempo di media di 100,73 con un distacco dai K1M dell’11,62% e per rientrare nei 20 il distacco dal vincitore di categoria è del 12.77%;


ne deriva che tra i vincitori e l’ultimo dei qualificati c’è un margine che varia per categoria in questi termini:

- K1M 4,10% - K1W 10,29% - C1M 7,01% - C2 12,77%

i percorsi di semifinale e finale sono di media più lunghi di circa 6/8 secondi rispetto a quelli della qualifica, con le seguenti medie per categoria:

- K1 Men 96,31 - K1 Women 108,80 - C1 Men 101,82 - C2 107,88;

cambiano anche i margini di distacco per entrare in finale dal vincitore di categoria:

- K1 Men dal 4,14 al 5,18 - K1 Women dal 10,29 al 9,50 – C1 Men dal 7,01 al 6,91 - C2 dal 12,77 all’8,16%;

nel 98,1% dei casi per vincere si deve migliorare il tempo del vincitore della semifinale;

nel 69,4% dei casi ci si qualifica in semifinale con la seconda manche;


10. su molti percorsi si è utilizzato il palo unico con una media del 63,5%;

11. del 63,5% il 39,4% è l’utilizzo del palo unico per le porte in risalita;

12. si sono viste spesso porte a “ski” proposte, sullo stesso tracciato, da destra a sinistra o viceversa e successivamente dal lato opposto;

Vediamo ora di tracciare una statistica sui finalisti nelle varie manifestazioni prese in esame:

13. nei kayak uomini sono stati 23 atleti che hanno preso almeno una finale. Un solo atleta (Walsh) ha disputato tutte e 5 le finali, 4 con 4 finali (tra questi Daniele Molmenti), 1 con 3, 9 con 2 e 8 con 1;

14. nel kayak donne le finaliste sono state 26. Solo Jana Dukatova è entrata in tutte le finali, con 4 la giovane neo campionessa del mondo Jasmin Schrnberg, 5 con 3, 6 con 2 e 12 con una finale.

15. nella canadese monoposto maschile abbiamo 19 finalisti, solo l’argento di Beijing 2008 ha 5 finali, 4 con 4, 3 con 3, 4 con 2 e 7 con una finale e 1 con una;

16. nella canadese biposto sono 18 i finalisti, 3 con 5, 4 con 4, 2 con 3; 4 con 2 e 5 con una finale;

17. a livello di nazioni si consideri che i paesi partecipanti al Campionato del Mondo sono stati 61 mentre in Coppa del Mondo abbiamo una media di 23 paesi. Su questi numeri abbiamo i seguenti dati a livello di nazione:

RIFLESSIONI

In base all’oggettività dei risconti raccolti e messi in comparazione anche con dati degli anni precedenti si evidenziano molte problematiche e molti spunti di riflessione.

Il primo riguarda senz’altro l’utilizzo dei nuovi materiali che nella sostanza numerica e di risultati non hanno portato a grandi cambiamenti a livello internazionale, dopo 5 anni dal loro inserimento. Le nazioni e gli atleti che dominavano, dominano tuttora. L’incremento, sperato, per numero di nazioni partecipanti è piuttosto esiguo se non addirittura in ribasso – se relazioniamo le 73 nazioni al via ai Campionati del Mondo di Augsburg 2003 con le 61 – tirate proprio per i capelli – della prova iridata di La Seu d’Urgell.
La nuova formula con due manches di qualifica, una semifinale e finale secca hanno dato certamente vitalità all’intero programma, ma nella sostanza non ha portato quell’apertura che ci si poteva aspettare con una prova unica. Si pensi che in media gli atleti che hanno preso finali in Coppa del Mondo e Mondiali, erano numericamente maggiori prima o pressoché uguali oggi. Non si è neppure approdati ad una massiccia copertura televisiva, come poteva esser fatta per le gare di semifinale e finale, visti tempi ristretti e programmabili per tempo.
Aspetto positivo è che si è giunti ad avere una sorta di modello standard del percorso di gara – almeno nelle gare più importanti. Questo ovviamente facilita il lavoro dei tecnici per programmare l’allenamento. Sono stati fatti passi avanti anche nella scelta dei percorsi che via via vanno a rispecchiare in linea di massima le nuove tendenze. Questo va letto soprattutto sotto l’aspetto dei nuovi materiali che indubbiamente permettono manovre molto secche ed impegnative. C’è una vera e propria esaltazione tecnica ovviamente supportata da una grande preparazione fisica. Interessante poi la dinamicità dei tracciati.
La possibilità di un atleta di poter partecipare a due gare all’interno della stessa manifestazione non ha inciso praticamente nulla sull’incremento del numero di equipaggi al via. L’opportunità era nata per cercare di incrementare il numero di C2 nel panorama internazionale.


fine prima parte – Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Archiviato il Campionato del Mondo di Canoa Slalom 2009

I passeri volavano bassi questa mattina sul canale di riscaldamento.
Non capisco perché, insisto a mettere la sveglia quando normalmente passo la notte prima di un mondiale illuminando, con gli occhi, il soffitto della mia casa mobile, lasciando la mente libera di sbizzarrirsi e godersi la vigilia. Non ho commesso però l’errore di indossare i pantaloni lunghi anche se la temperatura e il cielo grigio e minaccioso avrebbero consigliato tale scelta: sapevo per certo che avrei corso spesso e volentieri ed il freddo e forse la pioggia sarebbero stati l’ultimo dei miei problemi.
Tutto è così perfetto ed entusiasmante in una giornata di finale iridata che non ti accorgi che attorno a te stanno già impacchettando le canoe, spegnendo i monitor e le telecamere e che l’organizzazione è pronta a far partire il protocollo della cerimonia di chiusura. Solo la splendida musica dei vari inni, mi ricorda che il mondiale è chiuso e già archiviato… arrivederci a Tacen 2010!
Forse non ho concretizzato una giornata fantastica fatta di emozioni e di belle e sane battaglie all’ultima pagaiata.
Maialen Chourraut fa dell’ottima marmellata di more, ho avuto la fortuna di averne in regalo un vasetto, ma, oltre a ciò, sa pagaiare molto bene su questo canale che le è amico. Ha infilato un fine settimana spettacolare, vincendo le qualifiche e la semifinale, piegandosi solo sull’ultimo atto di una battaglia che l’ha vista comunque grande protagonista. Un tocco le ha tolto l’oro, ma le ha regalato comunque un argento importante per morale e per il suo futuro sportivo. La tedesca Jasmin Schornberg, giovane e carina, non ha fatto rimpiangere ai tedeschi l’assenza di una Bongardt che dopo un 2008 sotto tono non è riuscita neppure a confermarsi in squadra. Il bronzo alla britannica Neave, un tipetto muscoloso e molto, molto inglese. Delude Jana Dukatova, forse su di lei c’era troppa attesa e nei momenti che contano la spettacolare pagaiatrice di Bratislava, pecca di prudenza.
Un Tony Estanguet finalmente sorridente, dopo averlo visto per mesi molto cupo e quasi rassegnato ad un ruolo di secondo piano. Duello quindi fra Estanguet e Martikan, come già in più di un’occasione. La gara però lo slovacco la perde nella prima parte del percorso dove assolutamente non forza la mano. Si risveglia solo dopo la risalita sotto il ponte e si rende conto che non gli rimane molto tempo per reagire ad un ritardo pesante all’intermedio. Terzo un Benzin brillante e soprattutto convinto dei propri mezzi. Non abbiamo visto nel parterre la simpatica compagna Mandi Planert, forse l’arrivo del secondo figlio l’ha fatta desistere ad affrontare una lunga trasferta.
Chi invece non ride, anche se ne avrebbero ragione, sono Pavol e Peter Hochoschorner che dopo essere entrati con il nono tempo in finale – decisamente inusuale per loro – vincono sui compagni di squadra Skantar – Skantar. Questi ultimi due non sono fratelli, come il commentatore in lingua catalana ha continuato a ripetere, ma cugini; bronzo agli sloveni Bozic – Taljat.
Gli sloveni hanno investito molto su questa categoria, lavorandoci parecchio e costruendo opportunità; alla fine il risultato è arrivato, ma, soprattutto, hanno l’opportunità di continuare su questa strada per un grande futuro.
Peter Kauzer ha gareggiato praticamente in casa anticipando il mondiale di Tacen di un anno. Qui infatti gli sloveni sono arrivati in gran numero e sono stati la marcia in più per un Kauzer scatenato. E pensare che per l’Italia non si è neppure presentato il responsabile dello slalom per la federazione, aggiungere altro è inutile. Super Cali è stato penalizzato da un cinquanta alla porta 8. Forse il potente pagaiatore della forestale ha forzato una linea nell’intento di spiazzare gli avversari con un gran tempo in semifinale. Argento al transalpino Nevau e bronzo all’iberico Carlos Juanmartis, per tutti noi Litos. Inutile nascondervi la soddisfazione di questo bronzo che sento particolarmente vicino. Chi esce con l’amaro in bocca da questa manifestazione è sicuramente Fabien Lefevre che rimane fuori da due finali – C2 e K1 - come primo degli esclusi: per un totale in due gare di 68 centesimi! Sarà interessante ora capire il suo futuro.
Le cose da fare sono ancora tante, devo rimettere in marcia la casa viaggiante per tornare con i miei pargoli da colei che ci sta aspettando con tanta ansia e che saprà ridarci carica e motivazione per gioire della vita!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi – La Seu d’Urgell 13 settembre 2009 – Campionati del Mondo di Canoa Slalom – giornata finale

Una pantera, un giaguaro e un puma

L’aria è più fina, il sole fa la sua comparsa più lentamente del solito, le parole e gli sguardi tra la gente hanno toni pacati. Il canale di riscaldamento è invaso dagli atleti, le tribune si animano e si colorano del colore delle grandi feste, dei colori dello sport. Che sia un giorno di finale lo si capisce da mille particolari, da mille sfumature… appunto da quell’aria che ti entra e ti fa respirare e godere il momento. Anche i più piccoli percepiscono l’importanza dell’evento e nell’area a loro riservata, con giochi e animatrici, non si incontra nessuno: tutti gli sguardi sono sul mega-schermo o su quell’acqua che può regalare gioie e dolori. Di gioie gli inglesi ne hanno avute parecchie oggi vincendo nel kayak femminile una gara non facile specialmente dopo una semifinale vinta alla grande dalle Slovacche – Dukatova, Kaliska e Stacherova. Le ragazze di sua maestà hanno saputo reagire alla grande in finale migliorando di un secondo la prima discesa, ma, soprattutto, sono state capaci di un ottimo assieme e una prova senza penalità. Tedesche terze con russe quarte e slovene quinte. Le francesi hanno dato spettacolo affondandosi a vicenda! L’isola britannica mette nel medagliere anche un argento con il kayak maschile e un bronzo con la canadese doppia. Tre medaglie anche per la Repubblica Slovacca, due ori e un argento: vince nella canadese monoposto e nella canadese doppia. Poteva forse essere diversamente? Mi ha entusiasmato la finale in C1 a squadre di Martikan, Slafkovsky e Benus. Immaginatevi una pantera scatenata uscita da una prateria pronta ad entrare nella giungla d’acqua. Alle sue spalle un giaguaro (non fosse altro per i colori della canoa che indossa il lungo Alexander Slafkosky) e un giovane puma. Il giaguaro alla caccia della pantera, il puma, pur non capendoci nulla, segue l’istinto di correre e correre il più velocemente possibile dietro ad una scia di polvere e spruzzi. La pantera sembra divertirsi: entra nel primo anfratto e aspetta il giaguaro, altrettanto fa quest’ultimo con il puma che pensa che la vecchia pantera sia stanca di vivere, ma guizza fuori emettendo un grido di sfida. Il gioco prende le sembianze di una battaglia quando sotto il ponte le zampe di tutti e tre vogliono azzannare la stessa preda e capiscono che restare assieme e collaborare porterà ad una cena ricca e gustosa da assaporare boccone dopo boccone, con il sangue che disseta la fatica e caccia lontana la polvere… anche per oggi la cena è assicurata!
Bravi i ceki del kayak maschile che nonostante un tocco si infilano al collo l’oro su inglesi e spagnoli. Quest’ultimi stanno facendo un gran bene, con due bronzi a squadre – K1 men e C1 men – e diverse barche in semifinale con concrete possibilità di agguantare finali.
Usciti delusi e bastonati il team italiano da una gara a squadre che a qualcuno sarebbe servita come giustificazione ad una programmazione deficitaria ed un seguito inadeguato. Ma la legge dello sport non lascia spazio a improvvisazioni! Il grande lavoro di Super Cali non è servito molto, se non per passare in finale. I suoi compagni hanno faticato a tenere il suo passo e per farlo sono stati costretti a fare troppe penalità.
Medaglie ed inni hanno chiuso la giornata, aprendo le nostre aspettative per un domani che è già oggi

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi – La Seu d’Urgell 12 settembre 2009 – Campionati del Mondo di Canoa Slalom

Campionati del Mondo Canoa Slalom: fra i K1 men lotta al centesimo per qualificarsi


Il prossimo ottobre passerò qualche week-end camminando sul mio monte Baldo in compagnia di Zeno, Raffy e Amur raccontandoci e rivivendo questa lunga giornata vissuta sul filo di lana. Raffy ha corso parecchio nel suo ruolo di volontario per raccogliere gli statini dei giudici. Il cappello di paglia, la maglietta bianca e arancione e un pass più grande di lui gli danno un certo tono. Il suo ruolo di postino volante lo carica di responsabilità: l’orgoglio poi di contribuire alla macchina organizzativa fa il resto. Suo fratello, viceversa, è rimasto inchiodato davanti ai monitor di servizio per registrare le immagini e prendere gli intertempi, offrendomi un valido ed importante aiuto. Io ho cercato di tenere a freno quell’emozione che ti aggredisce e che ti fa gioire per il solo e semplice piacere di essere qui nell’intento di dare supporto ai tuoi atleti. Il grosso del lavoro comunque è stato fatto prima, ne sono consapevole. Oggi posso solo offrire il mio sorriso che traspare naturalmente dal cuore perché sento l’obiettivo molto vicino.
La voglia di casa e delle montagne, mi è venuta proprio questa mattina, quando i contorni del Cadi mi hanno fatto compagnia durante il riscaldamento degli atleti. Già dalle prime battute si capiva che questo 11 settembre ci avrebbe regalato emozioni a non finire con la gara della canadese e del kayak maschile, senza dimenticare l’esordio mondiale della canadese donne.
Ma veniamo ai fatti. Nel K1 maschile ci sono cinque atleti con 87 secondi e ben 8 con 88. Solo i primi quattro della prima manche potevano fare a meno di scendere per la seconda prova, tutti gli altri qualificati in semifinale hanno dovuto migliorarsi. Per la prima volta anche Fabien Lefevre è stato costretto a fare la seconda prova, visto che nella prima le due penalità lo hanno penalizzato non poco. Il transalpino, che per muoversi fuori dalla canoa utilizza un monopattino, ha interpretato comunque la gara in maniera egregia cercando sempre e comunque eleganza e scorrevolezza. Nomi come lo sloveno Kralj, lo svizzero Kurt e il campione olimpico Grimm, con i compagni di squadra tedeschi, rimarranno a bordo campo a guardare le fasi successive di questo mondiale spagnolo. Per l’Italia solo super Cali passa alla grande con il secondo tempo dietro al rivale di sempre Peter Kauzer. Lo sloveno pagaia anche con il sostegno di oltre un centinaio di fans che, in maglietta azzurra, armati di trombette e sirene lo incitano all’inverosimile. Sembra di essere tornati ai tempi di Pierpaolo Ferrazzi quando al seguito si muoveva metà Valstagna. Cali, dopo la prima discesa non velocissima e con una penalità, lo abbiamo visto sostare a lungo davanti alle televisioni in compagnia del buon Beppe Vercelli, fine conoscitore dell’io umano, capace di ascoltare e offrire la spalla non solo per mestiere, ma sicuramente anche per vocazione.
Cosa dire di Costa e Paolini se non quello che abbiamo già scritto e ribadito in più di un’occasione? Servirà ancora molto tempo prima di sventolare bandiera bianca o ci si nasconderà ancora dietro al talento di Molmenti per giustificare uno staff tecnico decisamente inadeguato?
Gara insolita nella canadese monoposto distanziati più del solito dai kayak. Infatti normalmente i primi di questa specialità non hanno difficoltà a qualificarsi idealmente anche fra i kayak, cosa oggi non successa con un 8% che suona pesante. Certo è, che i veri protagonisti, hanno giocato a nascondino. La medaglia di bronzo olimpica, nonché campione del mondo 2005, Robin Bell torna in Australia prima del previsto. Gli farà compagnia un Jezek con penalità di troppo e un Lipatov che non ha trovato la giusta misura nella sua azione potente, ma eccessivamente fuori misura.
Abbiamo assistito e partecipato all’esordio femminile della canadese monoposto donne che dimostrano comunque un livello di partenza più che accettabile. Bella anche la T-shirt indossata da alcune atlete dove si raffigura il gentil sesso nell’atto di rompere in due la pagaia da kayak con l’evidente messaggio di volerne utilizzare solo una parte. Una nuova era è iniziata con il sigillo di un ICF presente più nella zona Vip che sul campo di gara: troppo assolato e poco consono ai tacchetti delle signore.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi – La Seu d’Urgell 11 settembre 2009 – Campionati del Mondo di Canoa Slalom – seconda giornata

Partiti i Campionati del Mondo di Canoa Slalom

Un campionato del mondo di slalom non è un campionato del mondo di slalom se non è commentato dalla voce di Kent Ford e Sims Lamar: “Good morning everybody welcome to the XXXII Slalom World Championships” e poi via alla lunga giornata di qualifica per C2 e donne. Nessuna grande sorpresa, tutto nella normalità, tutto in un protocollo già visto, tutto come chi è del settore aveva previsto e, per non lasciare dubbi, anche scritto.
Il tracciato presenta 14 porte con un palo solo sulle 21 in totale. Un percorso relativamente facile, lineare, che esalta la scorrevolezza della canoa. Risalite classiche, fin dalla prima combinazione, cambi di ritmo per riprendere fluidità dopo la porta otto e nove che immette al salto del ponte nel modo più tradizionale possibile. Anche qui la combinazione è veloce tra una discesa e una risalita prima dell’ultima a ski che porta sul traguardo. La sostanziale novità è il punto di partenza e, cioè, non più dalla casetta dei cronometristi, ma giusto prima dello scivolo iniziale. Così facendo anche lo scatto iniziale non può più influenzare il rendimento della gara stessa. I tracciatori – Schimidt e Reevs – hanno sfruttato molto bene le linee d’acqua che, su questo canale, non lasciano però via di scampo in caso di errore.
Le gare hanno entusiasmato comunque il pubblico presente – numeroso per essere un giorno lavorativo e per il costo di entrata di 10 euro – e anche i tifosi italiani hanno fatto la loro parte, in modo particolare mamme e papà che seguono da vicino le gesta dei loro pargoli… è proprio vero la mamma è sempre la mamma! Bella prova di tenuta della spagnola Maialen Chourraut che ha dominato la prima manche con un eccellente 96,33. Poco più che un metro e 50, un corpo minuto quanto compatto e tanto cervello. Lei ha “remato” come sa fare e cioè prendendo spazio nelle risalite, lasciando alla canoa il resto del lavoro. Alle spalle una ritrovata ceka Marie Rihoskova che sembra aver raggiunto stabilità ed equilibri forse grazie ad una maturità arrivata con gli anni. Tra le grandi non ha deluso Jana Dukatova terza a 0,39. Hilgertova ha faticato, forse, più del dovuto per qualificarsi. Una esclusione d’eccezione per Alexandra Perova, che dopo l’operazione alla spalla post-olimpiadi, non ha trovato le giuste linee per assemblare manche utili per passare il turno. A bottino pieno Francia, Repubblica Ceka e Germania con tre atleti in semifinale, con due Slovacchia, Austria, Great Britain e Australia. Con una Spagna, Slovenia e Russia.
Passeggiata per Hochschorner-Hochschorner nella gara in cui Benetti-Masoero hanno fatto vedere belle cose, ma, soprattutto, hanno ritrovato morale e fiducia che sembrava essere rimasta a casa. Germania, Great Britain, Francia e Slovacchia non hanno avuto problemi per far passare il turno a tutti e tre gli equipaggi al via. 2 per Cina e Repubblica Ceka, mentre per Polonia, Russia, Slovenia e Italia 1.
Sul percorso anche le alte sfere del Gruppo Sportivo del Corpo Forestale dello Stato che ha in gara ben cinque atleti sui nove della compagine azzurra e un tecnico nazionale.

Domani 11 settembre – festa della Catalunya – saranno in gara K1 uomini, C1 e C1 donne si inizia alle 8,35 e si chiude alle 17,00.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi – Campionati del Mondo di Canoa Slalom

...Aspettando i Campionati del Mondo di Canoa Slalom - 0


Mi ero ripromesso di non parlare più di dio, fino a quando i fatti di cronaca non mi avrebbero costretto a farlo, ma non posso tacere e condividere con chi ama la canoa il gesto, l’atto, l’opera d’arte regalata proprio da lui, questa mattina sull’ultimo salto finale. Io stavo completando l’analisi del percorso con il mio irlandese e ci siamo fermati più del solito proprio su quell’ultimo “drop” che immette nello sprint finale. Difatti, oramai, è abitudine preparare l’allenamento con ampio margine, magari sfruttando proprio qualche idea di chi ci precede in acqua. Stavamo studiando la possibilità di approcciare, con un angolo molto chiuso, ad una risalita posta su un ritorno d’acqua infondo alla morta che caratterizza proprio quella zona. Questo, tra l’altro, è l’unico punto modificato dopo i mondiali del ’99. Un tempo, proprio sotto al lungo scivolone si trovava un sasso che metteva a dura prova la tenuta degli atleti. Per la cronaca fu proprio qui che Thomas Schimdt si lussò la spalla rinunciando al mondiale. Ma come sapete si riprese velocemente tanto che l’anno successivo vinse l’oro olimpico. Anni prima la stessa sorte capitò a Cristina Giai-Pron. Ma veniamo a noi o meglio a lui! Lo scivolo è poco più lungo di una canoa e presenta, al centro, un’onda che si forma con l’acqua che scende da destra e sinistra. Di conseguenza si spacca molto velocemente a causa del diverso dislivello che c’è tra morta e corrente. L’acqua quindi è molto instabile e solo in alcuni precisi punti ha quella consistenza e durezza che permette alla pagaia di trovare la spinta per offrire alla canoa stabilità e velocità. Tanti atleti cercano soluzioni di forza o viceversa faticano ad incontrare il punto preciso per proiettare la canoa verso l’uscita di questo vortice che sembra non finire mai. Sua santità però mi ha illuminato, non potrebbe essere diversamente, ha realizzato e concretizzato un’azione pressoché perfetta. Il tonfo della sua punta rossa è come sempre leggero e soave, la sua pagaia color oro sembra cercare un punto preciso, solo ed esclusivamente quello. Una volta trovato ecco il miracolo: la canoa esce dall’acqua quasi lanciata verso lo spazio. La velocità rende trasparente il materiale e così ho visto l’impressionante azione delle sue ginocchia e del suo bacino, in una sorta di immagine rallentata. Come un lampo, come un flash, come un sogno o una musica che continua a tornare lucidamente nel pensiero e ogni volta ha l’effetto di un tifone, di una fotografia che si è stampata nella mia mente e che sicuramente avrà invaso anche tutti coloro che in quel momento hanno avuto la fortuna di essere presenti e lucidi per apprezzare e ammirare un’opera d’arte vivente. Ieri il nostro dio ha pagaiato sull’acqua piatta, manica lunga e bandana bianca. Ha sostato e sorriso con il team Vajda, poi è sparito… riapparirà al momento opportuno!
Il resto è storia di tutti i giorni. Ho parlato con gli atleti del Costa Rica, nazione che amo e che mi ha regalato grandissime emozioni, che sperano e confidano in un aiuto tecnico ed economico anche per il futuro. Ho avuto la possibilità di parlare con diversi costruttori che sono interessati a venire a Pescantina per l’Adigemarathon, ho scherzato con i miei atleti di un tempo e la storia del libro che mi fa compagnia alla sera prima di addormentarmi si fa sempre più interessante ed intrigante.
Scarna la cerimonia di apertura. Bello il balletto di una ninfea che sospesa dai capelli ha simulato il volo e ha dato a tutti noi la sensazione di leggiadria e armonia. Speravamo di assaporare ritmi e il calore spagnolo… ma non c’è stato!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi – La Seu d’Urgell 9 settembre ... a o giorni dal Mondiale e a 1.051 da Londra! Da domani non sarà più un’attesa, ma sarà: campionato del mondo di canoa slalom!

...Aspettando i Campionati del Mondo di Canoa Slalom - 1

nella foto: il mitico Norbert Sattler con Zeno Ivaldi - Norbert vinse l'argento alle olimpiadi del 1972 e il campionato del mondo l'anno successivo. Pronuncio una frase che è rimasta nella storia: "I like paddle when the water is brown!"

Questa mattina ci ha scosso e spaventato un urlo disumano del campione olimpico 2004 Benoit Pechier! Personaggio decisamente strano il francese che ora gareggia per la Grecia. Un tipo particolare con tanta rabbia in corpo che scarica ogni volta che la sua pagaia tocca la superficie dell’acqua. Sulla forza bruta il buon Benoit potrebbe raccontarla lunga, anche se lo abbiamo visto in più di un’occasione mettere in mostra grande acquaticità e abilità motorie di eccellenza e di estrema eleganza. Mi sembra impossibile che in questa sua lunga carriera sportiva non abbia ancora raffinato gesti e movimenti sulla e con la corrente, invece di ostinarsi a considerarla come una nemica. Eppure di risultati ne ha ottenuti parecchi: nel 2001 era invincibile, quando dalla sua aveva l’età e la sensibilità di una scelta più elegante che brutale. Abbiamo tremato per quel grido sotto il ponte che è risuonato in tutto il Parco del Segre, come una sorta di lamento di un guerriero ferito ed umiliato, non da un drago dalle sette teste, ma da una banalissima porta in risalita. Quel grido, ha avuto la capacità di esprimere mille pensieri e mille emozioni. Il grido di un campione a cinque cerchi che continua a lottare contro se stesso e contro un destino che, se da un lato gli è stato molto vicino, dall’altro lo ha provato parecchio. Credo che non ci sia peggior cosa per un atleta saper di valere, averlo dimostrato, e non concretizzare questo suo potenziale sempre e comunque. Nessuno tra tutti coloro che erano in quel momento sul percorso, ha avuto la forza di reagire con un sorriso, troppo terrorizzati e spaventati per condividere, inconsciamente, senza colpa o gloria, un momento così drammatico.
Ieri sera ho bevuto un buon bicchiere di vino rosso iberico in compagnia degli amici slovacchi, Marcel, Benus e Kamil che mi sono venuti a trovare alla mia casa mobile. Con loro abbiamo disquisito ovviamente di canoa. Ci siamo chiesti dove andrà la canoa slalom, ci siamo chiesti perché non avere un programma di gare di coppa del mondo più nutrito, ci siamo chiesti perché sia così poco presente la televisione nel circuito internazionale. L’incertezza del nostro futuro non è migliorata con l’arrivo di Zeno, che ci ha raggiunto qui a Seu dopo aver vinto due titoli italiani sulle acque amiche del fiume Brenta a Valstagna. Infatti, ci ha raccontato che l’organizzazione lo ha prelevato all’aeroporto di Barcellona e con lui anche il terzo vice-presidente ICF: il giapponese Shoken Narita; niente di strano se non il fatto che l’autista prima di lasciarlo davanti al parking atleti, ha scaricato il mega vice-presidente all’hotel del Castello di Seu: un 5 stelle sotto il quale la macchina parcheggiata più piccola è una Ferrari. Forse è proprio questo il nostro vero grande problema!
Infine ogni 8 settembre si riempie di nostalgia. Ogni anno, in questa data, non posso non ricordare i racconti di mio padre, che nel ’43 si trovava proprio a Brindisi. L’8 settembre, giorno in cui Vittorio Emanuele III scappò lasciando un’ Italia in mano a Badoglio, ma soprattutto lasciando gli italiani al loro destino. Lui un giovane ufficiale nel corpo dei bersagliere restò in balia della sorte in attesa di eventi e di una guerra che sembrava non finire mai.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi - Seu d’Urgell 8 settembre ... a 1 giorno dal Mondiale e a 1.052 da Londra!

...Aspettando i Campionati del Mondo di Canoa Slalom - 2


E’ una partita che ormai si gioca a carte scoperte, non c’è più la possibilità di nascondersi o di scappare, non ci sono trucchi o scorciatoie: si entra nella settimana mondiale, si entra nell’ora della verità!
Mi sono reso conto solo oggi, guardando gli allenamenti delle diverse squadre, che non c’è più tempo e ne hai la conferma proprio ammirando gli atleti in acqua. Pagaiano tutti con le idee molto chiare, almeno apparentemente. La maggior parte di loro sono entrati in una sorta di lievitazione naturale: camminano, si muovano, analizzano, pagaiano, allenano, bevono, mangiano, parlano, scherzano, sapendo perfettamente che ormai non potranno più indietreggiare a quel fatidico 3, 2, 1 go. Una gara vinta o persa può effettivamente cambiare la vita, può cambiare il futuro, può illudere e può concretizzare sogni. “Le sconfitte non hanno grande importanza nella vita; la più grande disgrazia è quella di restare fermi” - Inayat Khan -
Anche i più scarsi sembrano comunque avere le stesse chances dei migliori. Di fronte a Dio gli uomini sono tutti uguali, ma io aggiungerei anche quando stanno su quella fatidica linea di partenza, pronti a spiccare il volo. Lì conta poco essere campioni o semplici outsider, lì conta la forza della tua mente che dovrà coordinare mille e poi ancora mille dettagli. Devi farti trasportare dalla forza della corrente, sapendo quando e come usarla, trasformare la sua energia in tua energia. La globalizzazione ha colpito anche la canoa e neppure il mezzo tecnico può essere usato come scusa o come ragione di una sconfitta o di una vittoria. Ed è probabilmente per questo motivo che le differenze tecniche tra atleta e atleta ormai sono veramente minime. La gara la si vince con la somma di semplici particolari, non con pochi gesti eclatanti.
Agli atleti non rimane che un’ora di acqua, una sola misera ora di acqua prima di prendere il via per le prove di qualifica. Quell’ora, domani, sembrerà forse un minuto, forse un’eternità. Quell’ultima ora che separa la fantasia dalla realtà, quell’ultima ora che saprà darti garanzie o angosce, quell’ultima ora che non vorresti mai vivere, ma che viceversa prepari per giorni, mesi, anni. Non è vero forse che si vive per morire? O meglio si muore per vivere!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi - Seu d’Urgell 7 settembre ... a 2 giorni dal Mondiale e a 1.053 da Londra!

...Aspettando i Campionati del Mondo di Canoa Slalom -3

La Seu d’Urgell, dopo le Olimpiadi del 1992, ospiterà per la seconda volta i Campionati del Mondo di canoa slalom, la prima fu esattamente 10 anni fa. Tuffiamoci nel passato per ricordare quell’edizione comparandola a quella che fra pochi giorni animerà i nostri cuori. La prima sostanziale differenza fra le due rassegne è che la prima servì come prova di qualificazione olimpica per i Giochi di Sydney 2000, mentre quella di oggi arriva giusto dopo i Giochi di Beijing 2008. Si perde il valore di prova di selezione a cinque cerchi, ma si acquisisce, però, quel sapore di sfida che ogni rassegna iridata ha nell’anno post-olimpico. Lo è stato così per l’atletica leggera ad Agosto in quel di Berlino e sarà così anche per la canoa slalom a La Seu d’Urgell.
Anche nel 1999 le gare si svolsero praticamente nello stesso periodo e cioè dal giorno 8 al 12 settembre, quest’anno dal 9 al 13 settembre. Le nazioni che vi presero parte furono 40, oggi saranno 60, per un totale allora di 274 barche per 314 concorrenti: 117 k1 uomini, 63 donne, 61 C1 e 36 C2, mentre le gare a squadre furono 64. Nel 2009 partiranno 290 imbarcazioni per 380 concorrenti così distribuiti: 92 kayak maschili, 66 donne, 69 C1 uomini, 40 C2 e 22 donne in C1.
Nella prima edizione iridata spagnola il percorso di gara fu tracciato dallo spagnolo Francesc Ganyet in collaborazione con lo slovacco Jaroslav Pollert, lo statunitense Don Giddens che svolgeva anche il ruolo di Chief Judge oggi ricoperto da Jean-Michel Pronon. Firmò il percorso anche l’organizzatore tecnico l’iberico Ramon Ganyet. In questa edizione quest’ultimo ricopre il ruolo di executive director. Nella giuria non era presente nessun italiano, mentre ci sarà Giuseppe D’Angelo, esperto giudice internazionale a campionati del mondo e olimpiadi con trascorsi agonisitici proprio in questa specialità. Partecipò infatti con il fratello Roberto ai giochi olimpici del 1972 chiudendo la prova al 18esimo posto in una gara da 5 minuti 7 secondi e 49 decimi con 30 penalità… si potrebbe dire che neppure le gare di discesa classica sono oggi così lunghe!
Saranno invece il campione olimpico nel 2000, il tedesco Thomas Schmidt, con la britannica Helen Revees medaglia di bronzo ad Atene 2004 a disegnare i tracciati per qualifiche e semifinali (la finale sarà disputata sul percorso della semifinale). Assieme ai due ex campioni, attualmente nel boarding slalom ICF, ci sarà anche Jean-Michel Pronon.
L’elaborazione dati è ancora affidata alla Siwidata, azienda italiana che da tempo è leader per questo genere di servizi, non solo per la canoa, ma in modo particolare per il biathlon e lo sci di fondo.
Per l’Italia nella canadese monoposto partecipò Francesco Stefani – attualmente collaboratore tecnico nazionale – che arrivò 29esimo nella gara di qualifica. Due manche pulite per il vicentino però a oltre 8 secondi dall’ultimo posto utile per qualificarsi alla finale. L’azzurro non fu praticamente mai in gara visto che già nell’intermedio, posto poco dopo il minuto, accusava sia in prima che in seconda manche pesanti ritardi. Allora le prove venivano sommate. La vittoria nella qualifica, in questa specialità, la portò a casa il 21enne Tony Estanguet davanti a Robin Bell che di anni ne aveva 22. Il fratello del transalpino Tony, Patrice, arrivò terzo. La finale fu uno scontro diretto a distanza tra Michal Martikan e il francese Emmanuel Brugvin, con un terzo incomodo l’australiano Robin Bell. Martikan partì bene vincendo la prima manche con un margine però molto esiguo – 0.65, sul francese. Nella seconda prova lo slovacco toccò la porta numero 2 – una discesa subito dopo lo scivolo- che gli fece perdere tempo prezioso in tutta la prima parte: tanto che all’intermedio si trovò in nona posizione con un ritardo che si avvicinava ai 3 secondi. La seconda parte, per il fenomeno slovacco, fu un crescendo verdiano: recuperò secondi preziosi, volò sulle risalite, non perse un colpo in acqua. Alla fine fece registrare praticamente lo stesso tempo della prima discesa, ma la penalità trasformò l’oro in bronzo. Infatti il 29enne Emmanuel Brugvin, sceso proprio davanti a lui, seppe mettere a segno una discesa leggermente più lenta della sua prima prova – più 0,20 – ma pulita che gli regalò, nella somma, l’oro e il titolo di campione del mondo. Tra i due si infilò Robin Bell con due manche fotocopiate. A bocca asciutta per 0,61 e giù dal podio il non ancora diciannovenne tedesco Stefan Pfannmoller, all’esordio mondiale con un futuro che lo porterà al bronzo olimpico di Atene 2004. Il potente teutonico lascerà la canoa agonistica in modo rocambolesco. Infatti proprio alla vigilia del mondiali del 2007 in Brasile gli viene offerto un lavoro a cui non ebbe il coraggio di rinunciare.
La canadese monoposto azzurra, oggi, è affidata a Roberto Colazingari, classe 1993 probabilmente l’atleta più giovane di questa manifestazione. Più giovane di lui solo l’australiana Jessica Fox che gareggerà nella canadese monoposto per una gara più dimostrativa che ufficiale. Lei vide la luce nel 1994, mamma e papà prima erano impegnati a pagaiare!
Due le italiane al via nel 1999 Cristina Giai-Pron e Barbara Nadalin. Oggi Angela Prendin. Cristina ottenne il 13esimo posto in qualifica, passavano 15 donne in finale. La friulana Nadalin fece molto bene in prima manche con il settimo posto, ma nella seconda discesa perse tempo nella prima parte accusando un ritardo difficilmente recuperabile. Chiuse 23esima e con tanta amarezza in corpo per l’occasione perduta. La finale femminile si ricorderà per la contestazione che fermò a lungo l’ufficialità della gara, visto che gli svizzeri avevano fatto ricorso per una penalità non assegnata alla statunitense alla porta numero 14. La commissione riconobbe l’errore e pose il tocco a Rebecca Bennet, che si vide sfilare la medaglia di bronzo dal collo a favore della svizzera Sandra Friedli nella gara vinta dall’allora 31enne Stepanka Hilgertova – che ritroveremo in gara nei prossimi giorni – sulla sorprendente polacca Beata Grzesik. La polacca chiuse la sua carriera in Australia alle olimpiadi dell’anno successivo. Dall’altra parte del mondo non trovò solo l’onore a cinque cerchi, ma anche il grande amore della sua vita. Oggi è felicemente sposata e mamma e si diletta con il surf dimenticando i freddi inverni polacchi. Cristina Giai-Pron chiuse la finale in 14esima posizione.
Gli azzurri nel K1 uomini nel 1999 erano: il 25enne Matteo Pontarollo, il 26enne Enrico Lazzarotto e il 34enne Pierpalo Ferrazzi. Il primo interpretò male la gara e finì distanziato al 52esimo posto, mentre Ferrazzi e Lazzarotto non faticarono a qualificarsi, rispettivamente quarto e ottavo, ottenendo entrambi la qualificazione olimpica.
La finale fu entusiasmante visto che il vicentino forestale Enrico Lazzarotto dopo la prima manche era quinto a 0.70 dall’oro. Nella seconda discesa, distribuì al meglio le sue energie: all’intermedio, posto a circa 50 secondi dalla partenza, era in leggero ritardo, ma con tante energie ancora in corpo da spendere. Migliorò il suo 99,56 in 99,11, solo una banalissima penalità alla porta 18, prima dell’ultimo salto, lo privò dell’argento iridato. Ferrazzi toccò la prima porta e il suo tempo non fu tra i migliori – 17esimo – nella seconda tentò il tutto per tutto. Fece registrare il terzo intermedio e chiuse in 98,69 più una penalità alla porta in discesa numero 13, giusto dopo il ponte all’uscita della risalita di destra. Classifica finale 14esimo.
La gara nel kayak maschile fu vinta, a sorpresa, da David Ford, il canadese dagli enormi bicipiti, che vinse quel titolo iridato all’età di 32 anni. Oggi ne ha 10 in più e sarà regolarmente al via nella speranza di emulare le gesta del passato.
La canadese biposto, allora come oggi, era rappresentata da Benetti/Masoero, all’esordio iridato senza infamia e senza gloria: solo 24esimi dopo le qualifiche, allora molto lontani dai 15 che passavano il turno. La finale fu vinta dai ceki Jiras/Mader rispettivamente Marek e Tomas sui polacchi Kolomanski/Krzysztof e terzi Biau/Daille per la Francia, che aveva piazzato in finale altri due equipaggi. Quest’anno con Benetti e Masoero ci saranno anche Pietro Camporesi e Nicolò Ferrari. Il primo emiliano di Bologna il secondo veneto di Verona, ma studente universitario nella bella cittadina del compagno di barca Pietro. Di Bologna mi affascina la parlata e la fontana di Nettuno, dio dei corsi d’acqua… e l’affinità è evidente a tutti!
L’Italia nel ’99 era guidata dal commissario tecnico Carlo Perli. Con lui, oltre all’allora vice-presidente Giuseppe Mazza, il medico Giglioni. In rappresentanza dell’ICF Vittorio Cirini. Oggi lo staff tecnico è decisamente più nutrito, anche se per la verità non si capisce bene, viste le convocazioni federali, chi svolga la funzione di CT.
Il medagliere di allora fu vinto con 3 ori e un bronzo dalla Repubblica Ceka, seguita dalla Germania con 2 ori e 1 argento, terzi Polonia con 1 oro e 2 argenti. Medaglie d’oro ancora per Francia che portò a casa anche 3 bronzi e per il Canada. Gli Stati Uniti 2 argenti, la Slovacchia 1 argento e 1 bronzo, l’Australia un argento come la Slovenia. 2 bronzi la Gran Bretagna e uno per la piccola Svizzera.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi - Seu d’Urgell 6 settembre ... a 3 giorni dal Mondiale e a 1.054 da Londra!

...Aspettando i Mondiali di Canoa Slalom - 4


C’è bisogno del pile alla mattina presto per seguire le prime due sessioni di allenamento sul canale. Ci si sveglia con quel frigido che ci ricorda che l’estate sta finendo, siamo agli sgoccioli e ogni raggio di sole in più è regalato. Speriamo, si dice in questi casi, in un bell’autunno! Quindi anche per gli atleti le maniche lunghe sono d’obbligo per evitare sorprese fisiche dell’ultimo minuto. C’è anche chi rinuncia ad allenarsi sul tracciato iridato quando la sessione è troppo mattutina. E’ stato così oggi per Sthephana Hilgertova che ha preferito pagaiare sull’acqua piatta riscaldata a metà mattina da un sole viceversa estivo.
Ieri, a la tarde, ho seguito dietro le quinte la presentazione di “Kayakart” opere artistiche ispirate al mondo della canoa. So che farò contenta Tatiana Cappucci parlando di Armengol Tolsà Badia, nome d’arte Ermengol. Un artista che nasce in Argentina 51 anni fa e solo nel 1985, seguendo le origini paterne, si trasferisce in Catalunya dove trova lavoro e gloria come vignettista umoristico. La sua passione per l’arte è evidente e così , partendo dal presupposto che nulla si distrugge tutto si trasforma… basta avere fantasia… una semplice canoa può prendere vita in tutt'altra dimensione. Un K1 da velocità si trasforma e prende le sembianze di una penna stilografica; certo basta aggiungere il pennino alla punta e il tappo di chiusura sulla coda ed il gioco è fatto. Oppure la lampada di Aladino ben si adatta con le forme sinuose di una canoa da turismo. Una canoa indiana aperta può svolgere anche la funzione di vasca da bagno: quattro piedini e un rubinetto e vi sembrerà un oggetto piuttosto ricercato. Una canoa da discesa dipinta di rosso e con due specchietti retrovisore vi riporterà su una pista di F1. Dipingete di giallo il vecchio Dancer-Perception e sbucciatelo vi sembrerà una gigantesca banana. Se poi unite due canoe da turismo e fate loro indossare uno slip vi riporterà all’essere perfetto che Dio creò, comunemente chiamata Donna! Sempre con il Dancer tagliatelo in due e su un piedistallo prenderà la sembianza di due giganteschi bonghi. Tutte queste opere e altre ancora arredano il Parc del Segre e Seu dando sempre più colore e particolarità a questo mondiale che ormai è alle porte.
Mentre i campioni si allenano, a Ponts, ad una cinquantina di chilometri a sud di qui, i giovanissimi hanno animato un sabato di gare. Tornati alla base sembrano essere ancora più partecipi alle competizioni iridate e soprattutto ancora più orgogliosi di mettersi a disposizione come volontari. Ad un mondiale le cose da fare sono sempre tante e di manodopera c’è sempre bisogno. Sempre ieri distribuzione delle divise, precise informazioni e prove generali per la cerimonia di apertura. A noi non rimane che aspettare fiduciosi.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi - Seu d’Urgell 5 settembre ... a 4 giorni dal Mondiale e a 1.055 da Londra!

KAYAKART


... in attesa dei Campionati del Mondo di Slalom - 5


Helen Barnes è senza dubbio la più intraprendente sportiva che abbia mai avuto occasione di conoscere. Manager di se stessa, con una spiccata fantasia e con un’energia spesa a cercare sponsor, l’irlandese si è presentata a questo mondiale con una canoa veramente unica. Si sa che vivere di canoa non è facile e tanto meno se i risultati di livello tardano ad arrivare. Se però non lavori e ti comporti da professionista ti puoi anche scordare gloria e fama: già così non è facile. E allora la furbacchiona Helen ha pensato di sponsorizzare la sua canoa con tutti coloro che le hanno offerto aiuto mettendo a sua disposizione magari anche un solo pound. Questa volta però ha battuto cassa non nelle grandi aziende, ma bussando porta a porta, raccogliendo un’offerta libera in cambio di una foto del gentil contribuente appiccicata al suo bianco kayak. Ne è risultato un piacevole puzzle di foto tessera che l’accompagnano ogni volta che pagaia.
Anche Helmut Oblinger ha sul suo mezzo una foto, ma non è quella dello sponsor, bensì quella del figlioletto nato da pochi mesi. La cosa sembra stimolarlo molto visto che appena sceso da canoa corre dal suo pargoletto, affidato nel frattempo alle cure ed alle amorevoli mani del nonno canoista.
Super Cali è volato in bici procurandosi una piccola ferita alla mano, poca cosa visto che ha trovato velocemente consolazione e affetto… ieri ho parlato con lui sulle sue idee per modificare la canoa per la prossima stagione con il suo costruttore di fiducia Caiman. Testimonianza che il ragazzo è tranquillo, prepara il mondiale, ma pensa già al futuro. Qui gareggerà con la stessa canoa usata a Pechino, rosso fuoco, come rossi sono i suoi occhi pronti a dare battaglia. Il monopolio delle canoe sembra avercelo però Vajda che, dopo i nuovi entrati – Kauzer e Lefevre – e numerosi modelli sfornati in questa chiusura di stagione, ha praticamente catturato gran parte del mercato. Anche l’ICF per il progetto di sviluppo delle nuove nazioni ha chiesto aiuto al costruttore di Bratislava che ha aderito dipingendo le canoe di un giallo vivo.
Lodevole il lavoro dell’organismo internazionale per cercare di incrementare il numero di paesi nello slalom – iscritti ben 60 anche se lontani dal record di Augsburg 2003 con 73 – ma, purtroppo, tutto questo impegno è solo finalizzato alla prova iridata. In realtà bisognerebbe partire da più lontano e finalizzare il tutto per un arco di tempo molto più lungo. Non ci si può ricordare dello sviluppo solo quando nasce la paura di una possibile esclusione dai Giochi Olimpici per mancanza del numero minimo di nazioni imposto dal Cio. Non si capisce neppure perché a questi progetti aderiscano attivamente solo nazioni come la Francia, la Germania e in questo caso la Spagna, sono comunque posti e opportunità di lavoro per diversi tecnici che avrebbero la possibilità comunque di fare esperienza e portare a casa qualche centinaio di euro. Eppure politicamente non ci mancano i rappresentanti nell’organismo internazionale! Grande movimento quindi per assistere e far crescere il movimento internazionale. Grande movimento anche da parte di alcune nazioni che ai mondiali riempiono l’elenco degli accreditati con allenatori, medici, collaboratori dell’ultimo minuto, ma dove sono tutti durante l’anno e durante i freddi inverni?

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi - Seu d’Urgell 4 settembre ... a 5 giorni dal Mondiale e a 1.056 da Londra!

...Aspettando i Campionati del Mondo di Slalom - 6


Sono esattamente 1.083 i chilometri che mi separano da casa al Parc del Sègre. Con la mia casa viaggiante mi ci vogliono 16 ore, pause rifornimento gasolio e cibo comprese. Ieri poi ho trovato la strada particolarmente scorrevole. Forse la ripresa dalle ferie è più lenta del solito, forse la crisi ha fermato qualche autotrasportatore o forse l’euforia di avvicinarmi alla 32esima edizione dei campionati del mondo di slalom mi ha spianato il viaggio. Mi sono ritrovato a pensare e a meditare su canoe, onde, atleti. Sono da sempre appassionato di storia perché penso che è dal passato che dobbiamo prendere idee ed esperienze per agire ora, guardando al futuro. Il primo triunvirato della storia – Pompeo, Crasso, Cesare – deve aver ispirato anche triunvirati federali che sembrano però in questi giorni vacillare sotto il peso di decisioni alquanto discutibili e soprattutto assurde. Cesare viene assassinato da una congiura di senatori nostalgici delle antiche libertà repubblicane, capeggiati da Bruto e Cassio, mentre nel secondo triunvirato Antonio deve sposare Cleopatra per cercare di restare in sella e costituire il regno ellenistico-orientale. Chissà chi, fra i nostri, seguirà Cesare mentre non ho dubbi su chi ha scelto la strada di Antonio!
Mi incanta, ma questo credo si sia capito, la storia sportiva. Sono felice perché prima di partire ho trovato in libreria “L’abatino Berruti” di quel mito che è per me Gianni Brera, colui che ha addirittura inventato un nuovo tipo di giornalismo a detta del direttore della Gazzetta dello Sport, dal 1961 al ’73, Gualtiero Zanetti. E così pensando e ripensando al passato ho rivisto la carriera sportiva di alcune atlete della discesa che hanno cercato la gloria a cinque cerchi. Lo stimolo arriva da alcune proposte senza senso di cosiddetti “esperti” ad atlete giovinette e facilmente impressionabili con paroloni e promesse. Ursula Profanter, un’ austriaca potente e molto abile, che ha dominato la scena mondiale della discesa per molti anni vincendo 3 titoli iridati – ’93, ’95, ’96 – due bronzi – ’91, ’02 – e un argento nel 1989, cercò gloria nella canoa da velocità conquistando prima la qualificazione a partecipare, cosa non sempre scontata visti i numeri molto ristretti, e poi ottenne il quinto posto nella finale olimpica in K1 sui 500 metri nel 1992 a Barcellona. Fece anche le olimpiadi nel ’96, dove finì sesta e nel 2000 chiuse all’ottavo posto. Ci ha provato anche la ceka Michala Strnadova, campionessa del mondo sulla classica e sullo sprint 2000 e 2002, a pagaiare su acque tranquille per il sogno olimpico. Ad Atene nel 2004 non andò oltre alla semifinale nel k1 500. Anche la transalpina campionessa del mondo discesa nel 1989 Sabina Kleinhenze si avventurò nella prova sui 500 metri dove finì a Barcellona giusto alle spalle della Profanter.
Ora, un discesista puro, ha più affinità con la specialità dell’acqua piatta che non con quella fra i pali dello slalom, ma questo è abbastanza evidente per chi solo mastica l’ABC della canoa. La storia ce lo dimostra. Anche fra gli uomini è sempre stato così. Marco Previde Massara dominava le gare di fondo in Italia sulla barca stretta e vinceva sull’acqua mossa campionati del mondo ed europei. Jean-Pierre Burny vinse i mondiali a Bourg Saint Murice in discesa nel 1969 e conquistò la finale olimpica nel 1972 nel K1 1.000 metri. Il belga vinse i mondiali in discesa anche nel 1973, ’75, ’79. Tamased, campione del mondo nel K1 1.000 ha praticato a buon livello da giovane la discesa.
Le possibilità che uno slalomista si inventi anche discesista, e non il contrario, c’è, ma i casi sono veramente ridotti all’osso. E’ stato così per la tedesca Ulrike Deppe che nasce fra i pali conquistando due argenti mondiali nel ’69 e ’75 per poi portarsi a casa il titolo di campionessa del mondo slalom a Bala nel 1981. Lei, figlia d’arte e dalle qualità atletiche impressionanti, si dilettava anche nella discesa dove ha conquistato ancora due argenti nel ’69 e nel ’73.
Il caso più eclatante è però quello della canadese Claudia Brokof che vista l’impossibilità di far bene nella prova tecnica dello slalom si lanciò nella discesa conquistando prima nel 1996 il bronzo e poi il titolo nel 1998 a Garmisch utilizzando al meglio le sue abilità di slalomista visto il tracciato molto particolare, se non fosse altro per la prima parte di gara. Ricordo il suo commento alcuni anni più tardi: “ho faticato e lottato all’inverosimile con i paletti, ma non ho mai tirato fuori nulla. Mi è bastato montare su una barca lunga ed instabile e ho trovato gloria e vita facile”.
Fra gli uomini i casi sono veramente pochi. Nel kayak maschile infatti il miglior risultato assoluto fra slalom e discesa è sicuramente quello di Edy Wolfard che nel 1985 chiuse al quinto posto la discesa e al quarto lo slalom. Ci provò anche Richard Fox che nel 1989 vinse lo slalom e arrivò decimo nella prova lunga. Una medaglia in discesa, se pur a squadre, la conquistò Tony Prjion nel K1 uomini team discesa a Bourg Saint Maurice nel 1989 e vinse poi nel K1 slalom.
Ricordo anche il caso di Norman Bellingham uno slalomista che passò alla velocità con successo visto che, alle olimpiadi del 1988 nel K2 1.000 con Gregory Barton, conquistò un oro importante, e pensare che era partito con la barchetta da 4 metri.
All’una di notte il mio viaggio per Seu si è concluso. Sistemato il camper nella zona riservata agli atleti e preso posto sul mio lettone, mi sono reso conto che effettivamente mai nessun discesista ha pensato di affrontare l’avventura olimpica nello slalom, se qualcuno ci ha provato lo ha fatto nella velocità!

Tanto per l’attualità da Seu: oggi i tedeschi della canadese si sono divertiti con esercizi di equilibrio su un filo teso tra albero e albero. Si è cimentato anche il magico Bacò (al secolo Francesco Stefani) che dopo aver passato un po’ di tempo con il giovanissimo ciunista italiano a ripassare le basi della pagaiata in acqua ferma – certo non da fare a un mondiale – ha dato spettacolo per potenza e abilità… e se prendesse il via lui?

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi - Seu d’Urgell 3 settembre ... a 6 giorni dal Mondiale e a 1.057 da Londra!