...Aspettando i Campionati del Mondo di Slalom - 13


La Young & Danubia Cup è un vero e proprio spettacolo! Ora cercare di raccontarvela non è cosa facile, certi momenti bisogna proprio viverli in prima persona per comprendere appieno le emozioni che possono regalare. Calatevi su un canale artificiale che si forma con l’acqua del “Bel Danubio Blu”. Una distesa d’acqua che ti fa sentire piccolo piccolo e che cattura la tua immaginazione spingendola a viaggiare sulle numerose navi che solcano queste acque - nel XXIesimo secolo la genialità e la lungimiranza dell’uomo utilizza ancora il più vecchio sistema di trasporti a tutto vantaggio dell’ambiente -. Immaginatevi piccoli canoisti che camminando incespicano nel loro stesso paraspruzzi e con un casco troppo grande per rimanere dritto sulle loro piccole teste. Il numero, se pure elasticizzato, è così grande che molte volte si arrotola e rischia di sfilarsi. Capita poi di seguire la gara della canadese monoposto e ti chiedi quante canoe Martikan ha utilizzato nella sua carriera, visto che oltre la metà degli slovacchi viaggiano sulle canoe rosse utilizzate e successivamente scartate dal re della canadese, l’unico C1 che ha battuto i K1 uomini in una gara di Coppa del Mondo – Atene 2006. Giovani che affrontano le insidie di un canale, che solo fra due anni ospiterà la prima selezione olimpica, con un sorriso stampato sui loro piccoli visi. Impressiona prendere in mano l’ordine di partenza e contare tantissimi under 14 fra le canadesi e fra le donne. Vederli poi all’opera diverte e ci fa capire quanto sia importante in quest’età vivere esperienze motorie su tracciati sicuri, ma nello stesso tempo impegnativi. Una sfida ad armi pari, fra giovanissimi atleti che hanno dalla loro una grandissima motivazione e le stesse opportunità. E pensare che alcuni anni fa solo l’idea di far scendere dallo scivolo di Città di Castello allievi e cadetti sembrava una cosa da pazzi! Oggi però le canadesi e le donne italiane che possono tentare di competere a livello internazionale le contiamo sulle dita di una mano. In questa realtà poi c’è anche qualcuno, molto in alto, che ha avuto la splendida idea e il coraggio di andare a promettere il sogno olimpico a chi ha già dimostrato di avere altre qualità fuori dai pali dello slalom. Proposte così possono arrivare solo da chi non si rende conto del livello internazionale… ma questo già si sapeva! L’assurdità è però quella di considerare gli atleti carne da macello e prenderli per i fondelli continuamente.
Tre giorni quindi dedicati ai piccoli e a tutti coloro che desiderano gareggiare senza tanti problemi su termini di iscrizioni, categorie e specialità. Paghi 15 euro e hai tutti i servizi garantiti per vivere al meglio queste competizioni. Nessun reclamo e tutto fila via liscio. Oggi qualifiche per gli under 14 e 16. Gli Junior e gli U23 domani cercheranno la strada per superare la qualifica e domenica semifinali e finali per tutti. Cerimonia di premiazione, saluti e tutti a casa… o meglio a Seu per i mondiali che entreranno nel vivo con settembre.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi – Cunovo – Repubblica Slovacca

- 13 giorni dalla Cerimonia d'Apertura Campionati del Mondo Canoa Slalom
nella foto l'ordine di partenza della gara a Bratislava

... Aspettando i Mondiali di Slalom - 14

Non sempre si trova il tempo per concretizzare idee, pensieri e gesti con la parola scritta presi a preparare e a definire ogni cosa in vista dell’appuntamento di un’intera stagione. Spazi che vengono occupati anche dagli affetti e per preparare il futuro. Ma a volte è giusto prendere dei momenti di riflessione, ricaricare le batterie e scrivere o parlare quando effettivamente c’è qualche cosa di importante da sottolineare, da evidenziare, da dire. Non che ogni giorno di vita non sia importante per essere ricordato ed immortalato anche con poche righe o con qualche immagine, ma anche il buio è il silenzio della luce. Mancano 14 giorni alla cerimonia d’apertura dei campionati del mondo di slalom e dopo i premondiali di Tacen (Slovenia) abbiamo programmato una settimana di scarico a casa per gli atleti che parteciperanno alla gara iridata. Una buona occasione per me per partecipare con i miei ragazzi a Bratislava alla “Young Danubia Cup”, due gare per i giovanissimi dai 14 ai 18 anni. Il canale slovacco è una sorta di paradiso per i canoisti, migliorato ultimamente da una serie di infrastrutture che permettono di usufruire al meglio questo vero e proprio stadio dello slalom. Un’ ampia area per il campeggio con servizi e docce, un hotel con servizio bar e ristorante e un ampia zona ricreativa fanno da contorno al canale a disposizione per godere della forza della corrente. Non guasta neppure la presenza di campioni olimpici e mondiali slovacchi che stanno ultimando la loro preparazione proprio qui. Ciò che ci diverte maggiormente è vedere tanti giovanissimi che tra un allenamento e l’altro sono intenti a prepararsi il pranzo, ripulire le tende, inventarsi giochi che ci riportano all'infanzia. Un pallone diventa un momento aggregante tra francesi, belgi, inglesi e noi italiani. Uno scambio di favori diventa l’occasione per due parole e rompere così il ghiaccio per più lunghe discussioni e scambio di vedute. E' bello scoprire che “nascondino” è un gioco ancora in uso e che in tutta Europa diverte per semplicità e inventiva. E allora, seduto comodamente sotto il tendalino del camper, ho una visione strategica dei vari nascondigli e seguo complice le varie fasi delle catture o delle liberazioni. Vanno alla grande le tende “2 seconds” della Quechua… Decathlon ci ha proprio azzeccato con questa tecnologia da campeggio che ha stravolto l’architettura e la geometria delle vecchie e tanto complesse canadesi. Ovunque cada lo sguardo si incontrano canoe e canoisti, ovunque ti muovi capisci che sono in tanti a coltivare la tua passione. I francesi sono veramente tanti, arrivati qui con i vari dipartimenti e qualcuno con i club. Hanno praticamente invaso il campeggio. Ieri sera ho passato una piacevole serata con Jean-Yves Prigent, responsabile tecnico della Bretagna, fu terzo ai mondiali del 1981 nel k1 men dietro a Lubos Hilgert e al mitico Richard Fox, il transalpino era già campione del mondo a squadre nel 1977 a Spittal. Gareggiò in quella mitica squadra con Frossard e Bernard Renault. Quest’ultimo era l’idolo di Ivan Pontarollo e ricordo che il vicentino acquistò, molti anni fa, una sua foto formato A4 ad una cifra allora molto importante, o così, almeno, sembrava a me. Passò il viaggio di ritorno dalla gara di Bourg St. Maurice, ammirando e studiando ogni dettaglio di quell’immagine. La stessa foto la rividi alcuni anni più tardi nel suo centro ad Oliero, chissà se Ivan ogni tanto si ferma ancora in adorazione sotto quella sorta di reliquia, mah!Occhio all’onda! Ettore Ivaldi – “Young Danubia Cup” – Bratislava 26 agosto 2009 – 14 giorni dai campionati del mondo di canoa slalom -

...Aspettando i Mondiali di Slalom - 29


Che strano! Mi è capitato di entrare nel sito http://www.danielemolmenti.it/ e leggere il suo commento alle gare dell’ultima prova valida per la Coppa del Mondo di slalom. Poco prima avevo preso visione del commento sul sito della Fick. Dopo una brevissima riflessione noto con piacere che l’arte del taglia ed incolla non è solo prerogativa del commissario tecnico dello slalom, visto che non sono neppure male i nostri giornalisti. Infatti, dopo aver portato un pochino di iella nell’attribuire la coppa già nelle mani dell’italiano 15 giorni prima dalla fine delle competizioni, hanno pensato bene di selezionare il testo dalla pagina web del campione friulano, quindi di utilizzare il tasto destro del mouse, spostare il cursore sul comando copia, cambiare foglio, cliccare nuovamente il tasto destro del piccolo topolino e utilizzare il terzo comando dall’alto: copia!
Le parole usate e le frasi, alcune delle quali mantenute nella loro integrità

(… “dopo una facile qualifica, si e' imposto nella semifinale e si e' confermato in finale come il più veloce conquistando un'altra gara internazionale e ampliando il suo palmares” – “Daniele (1 oro,1 argento,1 bronzo,1 sesto posto finale) e Peter (2 ori, 1 argento, 1 dodicesimo fuori finale), sono volati in Canada proprio per…”)

sono state leggermente modificate per dare meno nell’occhio. Così l’apertura di Molmenti viene fusa con il proseguo del pezzo, facendone l’apertura della Fick e così via. Peccato solo che una telefonata al protagonista assoluto dello slalom nazionale potevano pur sprecarla, magari per offrire ai lettori anche un’altra angolazione dei fatti. Dalla voce, un bravo giornalista, può capire e intendere molte cose, chiedere poi che l’informazione fosse approfondita, mi rendo conto di chiedere troppo! La iella, i giornalisti,possono tranquillamente scaricarla sul commissario tecnico (sulle ultime convocazioni leggo però che attualmente usano la dicitura tecnico nazionale) visto che lo stesso dichiara - da fonte Fick:” ’Rientreremo in Italia e vedremo di chiarire meglio la situazione – ha affermato il dt azzurro Mauro Baron, anch’egli sorpreso” . Sorpreso di cosa? Forse di non sapere il regolamento della Coppa del Mondo ampiamente discusso e approfondito nel corso del simposio di allenatori tenutosi lo scorso inverno a Varsavia o di non essere più direttore tecnico?
Altro amletico dubbio: ma il tecnico delle canadesi perché non segue le canadesi visto che sulla carta è lui il responsabile? Perché non ci fanno sapere nulla sul rimpasto degli staff tecnici dopo una burrascosa riunione tenutasi in quel di Limena? Le Società protagoniste della Federazione, ma è meglio non utilizzare i relativi tecnici e soprattutto meglio tenerle all’oscuro dei macchinosi congegni che si stanno ponendo in essere.


Leggo poi con molto piacere le richieste dell’amico Mauro Canzano, rientrato dai mondiali di discesa con parecchie medaglie al collo, che mi invita praticamente a nozze! Mi rendo conto in effetti che le squadre con cui ho modo di collaborare o veder all’opera, stanno seguendo gli stessi principi metodologici. Sono queste infatti le ultime settimane di gran carico di lavoro. Si stringono i denti in attesa del conto alla rovescia, dove si preferirà avere meno lavoro, puntando quasi esclusivamente sull’aspetto qualitativo. Siamo a 29 giorni dalla prova iridata e quasi tutti stanno chiudendo con i sovraccarichi. Ancora la prossima settimana e poi i pesi si impolvereranno in palestra in attesa del prossimo autunno. Gli inglesi, già da alcuni anni, utilizzano, negli allenamenti con sovraccarichi, esercizi del sollevamento pesi per rinforzare gambe e zona lombare oltre al fatto di allenare l’aspetto proprioccettivo che poi ritroveranno in canoa. Sulla barca si mantengono ancora dei lavori aerobici, soprattutto per smaltire i lavori lattacidi che sono diventati punto cruciale di questa fase di preparazione. Molto lavoro è fatto sotto l’aspetto tecnico e qui ogni squadra, ma direi soprattutto ogni atleta, si sbizzarrisce su come elevare al massimo questo aspetto strettamente personale. In sostanza, chi sta lavorando sul percorso dei mondiali, si concentra su tutte le possibili combinazioni che potrà trovare in gara. Le soluzioni poi si inseriscono nei percorsi lunghi, nei diviso due o quattro. Anche l’utilizzo del video è predominante senza però diventare assillante. Si cerca soprattutto la positività dell’atleta nelle singole manovre, per dargli precisi punti di riferimento, che poi dovrà ritrovare nei momenti decisivi. Noto che in tutte le grandi squadre c’è la massima esaltazione nel lavoro individuale. Un costante feedback tra atleta e allenatore e tra allenatori e allenatori. Uno scambio costante di informazioni e di sensazioni che inevitabilmente fanno parte del gioco. Lo scopo è quello di aggiustare le proposte di lavoro in relazione allo stato psico-fisico di ogni atleta. Si sa che insistere su un allenamento, se pur programmato, potrebbe avere conseguenze negative. Ecco qui l’abilità di calibrare costantemente il tiro. Formule magiche non ci sono e non le vedo in nessuna altra squadra, c’è la consapevolezza in tutti che alla base c’è sempre una costanza nel lavoro e soprattutto una grandissima motivazione, soprattutto in questa fase dove è facile vivere esaltanti momenti ed è altrettanto facile farsi trascinare nel buio dell’attesa.


Occhio all’onda! Ettore Ivaldi - Seu d’Urgell 11 agosto ... a 29 giorni dal Mondiale e a 1.080 da Londra!

P.S. rimango a disposizione per richieste di approfondimenti vari o curiosità e ringrazio Canzano che ha rotto il ghiaccio.

...Aspettando i Mondiali di Slalom - 30


E’ mia abitudine arrivare sul campo di allenamento almeno 15 minuti prima degli atleti, dipende dalle cose da preparare prima di andare in acqua. Forse di questo ve ne ho già parlato. Non è facile però trovare un bar aperto, qui in Spagna, magari alle 7! Gli iberici tirano lungo alla sera, ma alla mattina recuperano allegramente. L’unica possibilità per bere un cortado – il nostro latte macchiato – è al bar la “estrella” un nome, un programma! Questo si trova nella via più vecchia del paesino catalano: "carter de Santa Maria" che a metà diventa "carrera dels canonges" – strada del clero. A quell’ora si trovano le solite facce, per la precisione due: la signora proprietaria dell’esercizio commerciale e un tipo con baffoni che beve il “cigalò” in catalano e “carajillo” in spagnolo – un caffè corretto – si fuma una sigaretta e poi resta fisso con lo sguardo sulla vetrina del bar. L’arredamento è rigorosamente in formica giallina, l’unica eccezione per il bancone in cemento ricoperto da piastrelle bianche 20x20. Di spalle, a chi serve, le mensole con lo specchio sul fondo. Vecchio trucco per far sembrare ricco di bottiglie lo stesso bar. Il gusto del caffè è piuttosto acquoso, diciamo che non è dei migliori che mi sia capitato di bere nella mia vita. Non ho ancora trovato però, il coraggio, di affrontare l’offerta delle brioches… sembrano un tantino stantie e quel lucido troppo lucido mi fa pensare. Altro dettaglio: ogni mattina le conto, noto però, che sono sempre nello stesso numero e nella stessa posizione… che siano sempre le stesse o la signora è di natura molto precisa? In effetti i frequentatori del bar “le estrella” non sono certo personaggi da “Pavesini”. La signora, sulla settantina vecchio stile, indossa sempre una sorta di grembiulone blu scuro con fiorellini piuttosto sbiaditi. All’interno si parla eclusivamente catalano molto, molto catalano. Io, cerco di nascondere le mie origini chiudendo il più possibile le vocali e troncando le lettere finali, aggiungo anche una paralta più nasale. Ovviamente oltre all’ordinazione non oso espormi e chiudo la conversazione, una volta pronta la mia consumazione, con un mèrci. Con la “e” rigorosamente accentata, residuo questo di un evidente legame con la Francia catalana. Dimenticavo, il caffè macchiato costa un euro, altrove bisogna aggiungerci 20 centesimi.
La giornata lavorativa si è conclusa sulla terrazza del bar, dove ho piazzato il mio ufficio mobile, con l’amico e collega Jurg Gotz e due chiare (mezza birra, mezza gassosa). Lui è uno svizzero che lavora da molti anni per gli inglesi. Parla correttamente inglese, francese, tedesco e si sta cimentando con buon esito anche sulla lingua locale. Sul suo biglietto da visita è riportata la dicitura: “National Performance Coach (Slalom)”, è praticamente il responsabile tecnico di tutta la squadra inglese. Coordina ogni movimento di atleti, tecnici, fisioterapisti, medici, collaboratori vari. Con il tramonto alle spalle, mi raccontava, che a Londra hanno già iniziato a scavare per il canale olimpico. Praticamente quasi tutti gli impianti saranno fatti sull’anello che circonda la capitale e quello di slalom sarà a pochi minuti dai due aeroporti dei voli low-cost e cioè Gatwick e Luton. Stimano di finirlo per la fine del 2010. Avrà due opzioni, la prima per le gare olimpiche con un dislivello di 5 metri e un secondo per riscaldamento e più facile con un drop di 1,5 metri.
Riflettendo sulla giornata non posso lamentarmi:la settimana è iniziata molto bene per il mio atleta. Sui percorsi tipo gara della mattina ha fatto registrare il miglior tempo e se il buongiorno si vede dal mattino, possiamo dormire sogni tranquilli… si fa per dire!


Occhio all’onda! Ettore Ivaldi - Seu d’Urgell 10 agosto ... a 30 giorni dal Mondiale e a 1.081 da Londra!

...Aspettando i Mondiali di Slalom - 32


Leggendo la convocazione federale per i prossimi mondiali di canoa da velocità in Canada, mi sono chiesto quale fosse la funzione di capitano apparsa su questo documento ufficiale.
Ora, dalle mie conoscenze in materia e da quanto posso immaginare, il capitano è colui che all’inizio della partita ha due precise funzioni. La prima consegnare il gagliardetto della propria squadra al capitano dell’altra squadra, che a sua volta gli consegna il proprio. La seconda è quella di prendere la difficile decisione di scegliere testa o croce con lo scopo finale di optare per la palla o per la scelta del campo. Il capitano è anche colui che in caso di controversia viene chiamato dall’arbitro per redimere in campo questioni inerenti al gioco. Tralascio il fatto di sottolineare che riveste anche la figura di leader della squadra. Il capitano porta al braccio appunto la fascia di capitano. Pensandoci bene però, nella canoa da velocità, non funziona proprio così, forse nella canoa polo? Eppure ho letto bene, si trattava dei mondiali di canoa di velocità. Mah evidentemente la nostra federazione è avanti, già proiettata nel futuro. Certo è che non ce lo vedo il bell’Antonio camminare lungo il campo di gara con la fascia di capitano pronto ad intervenire in caso di problema, magari ostacolando il lavoro che dovrebbe essere del capo delegazione, o forse del direttore tecnico oppure del vice-presidente? In una immagine più pittoresca vedo, l’alfiere di Beijing, cavalcare le onde del lago canadese con una lunga frusta e delle briglie spronando i giovani a vigorose palate. Come Leonida con i 300 spartani prende in mano la situazione e prima dell’ultimo e decisivo attacco grida agli eroi: “Spartani, fate una ricca colazione e mangiate molto, perché questa notte ceneremo nell'Ade”. Sul fatto della ricca colazione non ho dubbi!
Altro quesito che mi sono chiesto è la convocazione con il ruolo di vice-presidente. Se viene convocato con il suo ruolo federale starà a significare che rappresenterà il presidente che, in Canada viceversa, rappresenterà l’organo internazionale della canoa. Tutti rappresentano tutti in funzione della loro carica e non del ruolo. Mi sono chiesto ancora, dopo aver seguito la stagione dove si leggeva grandi progetti per le canadesi e dove la passione deve sconfiggere i tabù, perché nella squadra nazionale non trova spazio nessuna canadese? Mah, i misteri della vita, e nel frattempo il buon Cosimuccio è partito in avanscoperta a preparare il campo, tutto soletto e, si sa, meglio soli che…
Il tempo atmosferico ha fatto il pazzerello e, nel pomeriggio, un cielo grigio e minaccioso ci ha tenuti tutti sotto la grande terrazza del ristorante-bar che da sul lungo specchio d’acqua che porta ai due canali: quello olimpico e quello di “iniciacion”, come lo chiamano qui. Poco danno, visto e considerato, che dopo una settimana di duri allenamenti il sabato pomeriggio è stato dedicato al riposo e a letture più o meno interessanti. Unica nota della giornata è l’arrivo di tutta la famiglia Oblinger che si fermerà in Spagna fino ai mondiali con figlio, baby-sitter e allenatore. Che personaggi questi austriaci. Lui Helmut ha 36 anni, lei Violetta è più giovane. Condividono da molti anni amore e canoa. Lei, figlia di Peter, un canoista tedesco che si racconta abbia smesso di pagaiare dopo un incidente fortuito accorso ad un suo carissimo amico: un fulmine colpì il compagno che stava pagaiando con lui: una tragedia. Violetta è tornata dalla Cina con un bronzo al collo e tanta energia. La gravidanza conclusasi a marzo sembra aver dato vigoria alla coppia. Lei è risalita subito in canoa, ha rinunciato solo a qualche gara di coppa del mondo, ma ora sembra pronta a tenere alto onore e gloria visto che la stirpe Oblinger è già assicurata.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi - Seu d’Urgell 8 agosto ... a 32 giorni dal Mondiale e a 1.083 da Londra!
nella foto: il capitano dei capitani! Che sia un nuovo inizio per la canoa?

...Aspettando i Mondiali di Slalom - 33


Tre giorni di riposo per tutto lo staff tecnico, ma non per gli atleti, della regina. Il canale, senza lo spiegamento di forze inglesi appare vuoto. Gli atleti inglesi si sono allenati lasciando libere le loro voglie e fantasie atletiche, mentre noi, alla mattina, abbiamo avuto una buona sessione tecnica. Stiamo lavorando molto sul fatto di guidare, mi piace il termine keep drive, la canoa cercando le linee d’acqua più veloci. Non sempre infatti la strada più corta è la migliore. Per fare ciò bisogna soprattutto avere una chiara linea strategica complessiva, perché molto spesso all’atleta viene la voglia di optare per scorciatoie e soluzioni spettacolari che sembrano pagare subito; io aggiungo però che possono costare moltissimo dal punto di vista fisico e tattico. La stessa linea di lavoro l’abbiamo ricercata anche nel pomeriggio se pur consci che l’allenamento sui loops presenta caratteristiche ben diverse. Il vantaggio di lavorare e restare a stretto contatto con un solo atleta, ha per l’allenatore diversi punti interessanti. Ti permette di avere tempo per pensare, cosa che invece non hai quando gestisci una squadra intera e devi avere tutto programmato da tempo. Hai anche lo spazio per approfondire aspetti particolari, guardando e riguardandoti video, dove analizzi ogni singolo gesto. Hai la possibilità di concretizzare i pensieri scrivendoli. In questo modo hai la certezza di non perdere nei meandri della memoria piccoli aspetti che possono diventare importanti e determinanti in specifiche situazioni.
La tranquillità che si respirava oggi mi ha indotto a passare la pausa, tra il primo allenamento e il secondo, sotto lo spettacolare salice in prossimità della partenza. Lo ricordo nel periodo invernale, spoglio con i suoi lunghi tentacoli che fanno capolinea sull’acqua, lo ricordo ricoperto di ghiaccio e di neve in un inverno particolarmente freddo e rigido com’è stato quello di quest’anno. Ora è nel suo massimo splendore, ricco di nuovi lunghi rami, le sue foglie di un verde brillante, la sua maestosità non passa inosservata, come non passano inosservati per lui i mille e ancora mille canoisti che da 17 anni gli sfilano sotto il naso. C’è chi va sotto per ripararsi dal sole, c’è chi va a meditare a pochi minuti dal via, c’è chi si allunga per cercare di scorgere le prime combinazioni di porte restando seduto nella sua canoa. Oggi mi ha accolto offrendomi la sua ombra e la sua tranquillità per alcune ore di piacevole lettura, come spesso si è trovato a fare. Mi ha visto sussultare quando, finalmente dopo due giorni di full-immersion in “gli uomini che odiano le donne” , sono arrivato a scoprire l’intreccio di tutto il romanzo. Ok! non aggiungo altro, non voglio togliere nessuna sorpresa a chi è intento alla lettura di questo libro o chi andrà al cinema prossimamente. Ed è proprio a questo che pensavo: chissà come le parole scritte sono state traslate nella pellicola. Non ho avuto più la possibilità di controllare i miei pensieri e la mente ha preso la tangente: fantomatiche scenografie di un movie fatto di canoe, gare, allenamenti, storie di vita sono apparse dal nulla. Che bello sarebbe realizzare un film su questo mondo, ancora poco conosciuto, ma ricco di emozioni, sentimenti, storie e avventure.
Chissà forse un giorno qualche genio potrà riunire e condensare questo sport e regalarci qualche ora di piacevole visione di un film che per noi non finirà, speriamo, mai!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi - Seu d’Urgell 7 agosto ... a 33 giorni dal Mondiale e a 1.084 da Londra!

...Aspettando i Mondiali di Slalom - 34


Il mondo è pieno di strani e pittoreschi personaggi. Questa mattina a passeggiare lungo il canale, ammirando i canoisti in pieno allenamento, si aggirava un signore di altri tempi. Pantalone grigio con bretelle, camicia bianca, papillon, paglietta in testa stile Maurice Chevalier, e un bastone non per sostenerlo, ma per rendere elegante il suo cammino. Un tuffo negli anni ’20 quando vestirsi e camminare così era nella prassi comune.
Un'altra persona che attira l’attenzione, non solo qui a Seu, ma in genere sui campi di gara è l’allenatrice, ma anche fidanzata, del C2 russo terzo ai Giochi Olimpici di Bejing 2008:Mikhil Kouznetsov – Dmitri Larionov. Giustamente vi chiederete con chi dei due è fidanzata? Questo lo devo ancora capire, ma da voci sembra essere con Larionov. Ora la tipa – non mi è dato conoscere il nome - è sempre vestita con l’abbigliamento olimpico. Bianco e rosso con la scritta “Russia” in bella mostra o sul petto o sulle spalle. Porta grossi occhiali da sole, formato maschera, modello Gucci. Ora, capisco che la patria è la patria, ma mi sono chiesto: se non fosse andata alle olimpiadi e non avesse ricevuto tutto il set-abbigliamento relativo, come si vestirebbe? Tentando l’approccio per cortesia, legato al fatto che mia mamma mi ha sempre insegnato che le persone vanno almeno salutate, anche se ho buone ragioni di non rispettare questo insegnamento in un solo caso, la tipa vi risponderà rigorosamente in lingua madre: дравствуйте. Ma mai ripetuto per due volte al giorno perché dicono che possa portare male! Lei segue a vista l’equipaggio con il suo amato, annota su uno strano book tempi e forse qualche altra informazione. Lo scambio dei dati viene fatto telepaticamente, perché è talmente basso il tono di voce che anch’io, che sto a 20 centimetri, non lo percepisco e penso neppure gli atleti in acqua. Forse che il russo sia una lingua senza suono trasmessa dal labiale?
Ieri sono tornati a casa i francesi. Lefevre è passato definitivamente nel team Vajda. Qui provava due modelli di canoa del costruttore di Bratislava che sta monopolizzando il settore slalom e che nel tempo libero progetta e costruisce vasche per idromassaggio stile Jacuzzi-spa. Estanguet è seguito dal fratello, un ex ottimo C1 di esperienza. Tony, il biolimpionico, è alla ricerca della sua riscossa dopo l’uscita di scena prematura dalla finale a cinque cerchi; e pensare che era il portabandiera alla sfilata di apertura e sembrava molto vicino al suo terzo oro consecutivo.
Gli italiani se ne vanno domani dopo l’allenamento della mattina. Walsh lascia il raduno e va due giorni a godersi la ”movida” di Barcellona, poi sarà al via agli Slovak Open: dice di aver bisogno di gareggiare per sentire l’adrenalina in corpo. Anche questa mattina lo scozzese di Glasgow ha tirato fuori l’anima sui percorsi lunghi. Si è dannato più del dovuto per cercare di mettere la punta davanti al resto del gruppo. Qualche penalità di troppo però lo ha penalizzato, tempo non male, anche se non eccezionale.
E’ arrivato il team Amadonsa. La storia di questo gruppo è molto interessante. Nel 2005 la Federazione Sudafricana della Canoa, su spinta di Cameron MacIntosh, da vita ad un gruppo di lavoro per cercare di spingere la canoa in Africa. A prendere le redini tecniche è il francese di Besancon Jean-Jerome Perrin all’epoca 31enne. Il gruppo si allarga ed entra a far parte anche il campione olimpico di Atene Benoit Pechier. Il francese campione a cinque cerchi, non vive bene in Francia e patisce parecchio il dualismo con Fabien Lefevre. L’ultimo atto è alla fine di marzo 2008 quando arriva la prova della verità su chi prenderà parte ai Giochi Olimpici di Beijing. Tre giorni di sfide proprio qui a Seu. Tre gare all’ultimo sangue: Lefevre vince la prima e Peschier è secondo a 0.90. Fotocopia la seconda. Si arriva alla terza: Peschier vince e a Lefevre non gli viene data una penalità che regalerebbe al primo la qualifica olimpica per una differenza di 0,01 in tre gare. A questo punto, dopo lunghe discussioni e analisi video, viene confermato il percorso pulito a Fabien Lefevre che con due gare vinte, un secondo posto e una differenza minima prendere l’unico posto libero per le olimpiadi. Qui si rompe l’idillio tra il galletto e il campione olimpico di Atene. Non ci vuole un genio per capire che Benoit Peschier alla prima occasione lascerà l’amata Francia; e così è! All’inizio di quest’anno si accasa in Grecia dove ha trovato amore e squadra nazionale, per gli allenamenti però prosegue con il Team Amadonsa.
Scusate! mi sono perso a ricordare quella memorabile sfida. Ogni volta sento un brivido freddo quando ricordo quei giorni. Io lavoravo ancora per la Spagna e anche noi gareggiavamo per formare la squadra. Credo di non aver mai vissuto tanta tensione come in quell’occasione, ma non per i miei ragazzi, ma per uno scontro che, se pur inevitabile, doveva esserci. Che belle storie di sport!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi - Seu d’Urgell 6 agosto ... a 34 giorni dal
Mondiale e a 1.085 da Londra!

...Aspettando i Mondiali di Slalom - 35


Sono veramente contento della giornata di allenamenti di oggi!
Ieri sera, dopo la cena by my-self, ho pensato a lungo alla sessione di allenamento di oggi che prevedeva tecnica sulla prima e seconda parte, mentre nel pomeriggio ci siamo concentrati sulla parte centrale. In sostanza ho diviso il percorso in quattro parti, perché secondo me hanno caratteristiche diverse e devono essere affrontate anche in modo diverso. L’idea quindi è quella di allenare nello specifico le varie sezioni ed essere pronti ad ogni combinazione che ci verrà proposta ai mondiali. Abbiamo quindi usato un’intera giornata per cercare di capirci di più sul primo tratto del canale. Sembra impossibile, ma le combinazioni che si possono fare si elevano all’ennesima potenza ogni giorno, ogni volta che metti il culo in barca.
La giornata inizia subito alla grande, quando arrivato al canale, di buon ora, ho ricevuto un sorridente “good-morning coach” dai miei due atleti che avrebbero lavorato con me da li a poco. Che bello essere chiamato con il nome della professione che amo e che, nonostante mille difficoltà, sto cercando di portare avanti. Ora, la sessione di tecnica, può essere molto divertente ed importante, può anche essere molto noiosa e demotivante, ma può essere anche nello stesso tempo stimolo per provare gesti e manovre nuove. Era proprio quest’ultimo l’obiettivo che ieri sera mi ero prefissato, prima di immergermi nella lettura di “uomini che odiano le donne” di quel fenomeno di giornalista e romanziere di Stieg Larsson, peccato solo che sia morto così giovane, lasciandoci solo tre grandi opere.
La prima parte del percorso di Seu presenta una ventina di metri in acqua ferma, quindi con un netto cambio di stato entri nel canale. L’approccio non è bello perché il salto è netto e l’abilità dell’atleta è quella di entrare subito in sintonia con l’acqua… non ha tempo, in questo caso di prendere tempo! Ti trovi praticamente davanti ad un massone che spacca l’acqua in due parti. Dietro ci puoi trovare una risalita oppure una porta a ski che ti costringe a fare una “cicane” per andare a prendere la corrente che arriva dal lato opposto. Tante altre combinazioni, chiunque disegnerà il percorso, non potrà inventarsi. Il bello arriva subito dopo con due belle morte a destra e a sinistra ed è proprio su queste due zone che nella mattina abbiamo lavorato a lungo. Due risalite, alternativamente da una parte e dall’altra, con l’obiettivo di far trovare una linea diretta d’entrata senza fermare mai la canoa, anche se, magari bisogna allungare un po’ la strada. Tutto ciò per favorire un’uscita corta e veloce. Il rischio è sempre quello: stringere la porta e uscire alti.
Questo è un difetto comune a molti atleti, specialmente quelli più giovani, che hanno come punto di riferimento il palo interno, che va anche bene, ma non è questo il punto in cui bisogna fare qualche cosa. Perché complicarsi la vita, quando la vita ti sorride e ti offre l’opportunità di avere spazi molto ampi che non sfrutti? Altro problema sono le penalità. Non voglio o meglio non vorrei mai che i miei atleti toccassero le porte, neppure in allenamento, neppure per scherzo. E così per cercare di convincerli e fissare nella loro testa questo obiettivo ho raccontato questa storia: lo slalomista, in generale, ha una sorta di attrazione sessuale (quando si parla di sesso rimane sempre in testa) verso la porta, non potrebbe essere diversamente visto che fa parte della tua vita, ma deve restare solo ed esclusivamente un amore platonico. Loro Dante lo conoscono poco, ma ho cercato di spiegargli che il sommo poeta non ha mai neppure sfiorato con un dito la sua amata Beatrice, è servita per condurlo verso la sapienza di quella luce che gli fa conoscere Dio. Così come per il Leopardi che ha solo scritto degli stupendi versi per la sua Silvia, ma gli esempi sono molti, anche per molti di noi. Quindi loro, possono solo regalare e fare grandi corteggiamenti alle porte, ma mai pensare di oltrepassare quel limite.
La cosa è piaciuta e il sorriso è tornato a far parte integrante del nostro allenamento! Chissà cosa diranno domani quando mi presenterò sul campo di allenamento con la T-shirt che ha creato quel “pazzo” di L8 per le gare di rodeo a Valstagna dove rappresenta brillantemente il connubio perfetto della vita: donne e canoa!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi - Seu d’Urgell 5 agosto ... a 35 giorni dal Mondiale e a 1.086 da Londra!

... Aspettando i Mondiali di Slalom - 36


Il momento migliore per fare spesa al mercato è quando i “piasaroti” stanno rimettendo le loro mercanzie nei carretti e sanno che difficilmente quella merce troverà domani un acquirente. Così finito allenamento e rientrando a casa per il pasto mi sono ritrovato in mano, per tre euro, una cassa di fichi belli maturi da far impazzire Amur, grande divoratrice di questa sublime opera della natura! Il mercato a Seu d’Urgell è un appuntamento bisettimanale – martedì e sabato – vi trovate di tutto, ma specialmente frutta, formaggi e salumi. Le donne, da sempre, attirate come calamite a questa forma di socializzazione con la scusa del risparmio, vanno alla mattina presto e ci tornano prima della chiusura con le loro borse carrello. C’è anche un’area riservata alle persone anziane che vendono i frutti dei loro orti che circondano il campo di slalom. Tutti tenuti molto bene. Piccoli appezzamenti di terra, dati dal comune ai pensionati, con una casettina per rimessaggio attrezzi e per un pisolino tra una innaffiata o una potatura. Fanno molto colore, tengono impegnate le persone, le mantengono sane e costituiscono una piccola fonte di reddito per alcuni mesi all’anno. Quindi, se venite al mondiale a settembre, segnatevelo sulla vostra agenda perché una puntatina al mercato, magari nelle ore centrali, può essere divertente. Dimenticavo si trovano delle olive spettacolare e a chi piace dell’ottimo bacalà. Altra cosa che dovete appuntarvi per quando verrete a Seu è la movida nella via principale. Alla sera è una sorta di facebook dal vivo, potete fare nuove amicizie, ignorarne altre, lanciare appelli per salvare questo o quel politico, parlare delle vostre recenti vacanze, illuminare il mondo per la vostra sensibilità, creare gruppi che odiano quelli che… volete voi! La via centrale è una lunga via alberata da imponenti platani che, come da tradizione da queste parti, vengono potati per formare una sorta di tetto di foglie. Durante l’estate vi sembrerà di entrare in una galleria nel bosco; d’inverno capirete la sua architettura. A Seu, ma generalmente in Spagna, non potete non nutrirvi dei ricchissimi “bocadillos” i nostri panini imbottiti, qui serviti sempre in una sorta di ciabattina con carne, uova o prosciutto crudo, chiaramente caldi. Costano poco e vi nutrono bene almeno per il pranzo.. Ecco un piccolo difetto iberico: tagliare quel meraviglioso e gustosissimo ben di dio con un coltellaccio su un trespolo il più delle volte traballante, ma perché non usate l’affettatrice per gustare, a fette sottilissime, il prosciutto crudo? Per la sera vi consiglio di provare sicuramente la classica “betola” catalana. Andate al Canigò, mangiate scegliendo dalle fotografie con numero e vi servono più veloci della luce ed è molto barato. Se avete nostalgia di pizza vi consiglio il ristorante Miscela che sazierà la vostra voglia di cose buone del nostro paese.
In piazza, o meglio, nella via centrale trovate ovviamente anche gli atleti che quattro passi in centro, dopo cena, se li fanno e normalmente non mancano all’appuntamento con la bevanda tipica: la sangria. Questa aiuta ad espellere l’acido lattico accumulato durante il giorno su un canale che sta funzionando solo con due pompe e che scarica 8 metri cubi al secondo: pochi, rispetto a quelli previsti, per la prova di settembre e cioè 10. Pensate che per i giochi olimpici, nel 1992, si utilizzavano 4 pompe e i metri cubi erano 12. Oggi è arrivata una gigantesca gru per estrarre la pompa rotta e diverse persone sono all’opera per trovare il guasto, forse è tempo di cambiarla con costi aggiuntivi. Certo è che le squadre qui non sono molto felici ad allenarsi, spendere tempo e denaro, e sapere che i mondiali si faranno con acqua diversa, ma si sa, al destino non si comanda, come non si può dire nulla alla Pavelkova che oggi, durante l’allenamento, se l’è presa con diverse porte colpendole duramente con la pagaia. Nervosa? Noi eravamo sul percorso con gli atleti per illustrare il tracciato e quel mattacchione di Mark Delaney, ex C1 di livello e ora forte ciclista nel tempo libero, domenica è andato e tornato da Sort (prossima sede dei mondiali di discesa nel 2010) in 4 ore, ha subito ribattezzato “the dancing gate” per spiegare di quale porta si trattava. Quando si dice l’humor inglese!
La ceka esordì da junior ai mondiali del 1990. Vinse proprio davanti a Cristina Giai-Pron, la bionda torinese si riprese la rivincita due anni dopo in Norvegia mettendosi al collo l’oro e il titolo iridato. La carriera canoistica per Pavelkova e Giai-Pron si incrocio ancora sul podio nel 1997 quando le due atlete ormai senior si contesero, fino all’ultimo, la coppa del mondo. Ebbe la meglio l’atleta dell’est per pochi punti. Sul metro e cinquanta, Irene Pavelkova, occhi azzurri, leve corte, ma potenti, da sempre l’ho vista gareggiare con l’Ace – caschetto mitico rilanciato in questi anni proprio da Fabien Lefevre. Deve essere un tipo particolare, questo è ovvio, visto che non si arriva a 40 anni seduti dentro una canoa se non si ha qualche cosa di speciale e una voglia di esprimerti ancora attraverso uno mezzo fluttuante, se pur portato con eleganza e maestria. Lei passeggia immersa nei suoi pensieri nel Parc e finiti gli allenamenti sparisce dietro alla sua gigantesca borsa. Campionessa del mondo a squadre nel 2003 e 2005, terza nel 2008 a Krakovia agli europei. Qui ci riproverà a dare battaglia… le avversarie sono avvisate!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi - Seu d’Urgell 4 agosto ... a 36 giorni dal Mondiali e a 1.087 da Londra!

Dal fondo al ridicolo

Che avessimo toccato il fondo l’ho già scritto e ampiamente motivato, ma ora scendiamo nel ridicolo!
Perdete due minuti e andate a leggervi la convocazione datata 31 luglio protocollo 2287PV oggetto: Canoa Slalom - Slovak Open Bratislava 10/16 Agosto 2009 c’è da divertirsi, per non mettersi a piangere e capire che alla sfacciataggine non c’è limite.
Caro Skillo, dicevi urliamo il risultato degli junior che hanno conquistato la medaglia d’oro e il titolo di campioni europei nel K1 a squadre slalom? La risposta da parte della commissione tecnica è stata quella di lasciarli a casa e di chiudere l’attività per loro. Convocando invece chi non ha motivo di andare su un canale molto impegnativo e selettivo, né per merito né per migliorare. Le canadesi junior-ragazzi devono passare molte ore sui canali o sui fiumi impegnativi ad allenarsi e non andare a fare una gara del ranking per essere buttati fuori e bastonati in due riprese. La stessa strategia va usata per il settore in rosa o vogliamo ancora umiliare le nostre ragazze? Certo passare un mese sul Noce a montare porte - scusate le porte non serve metterle visto che i fratelli De Gennaro già ci hanno pensato – e a seguire i ragazzi costa fatica, ma soprattutto manca la capacità di farlo e dare loro assistenza. Salire sul ring con Myke Tyson fa male e se ti va bene arrivi al secondo gong frastornato, abbattuto, deciso di mollare tutto perché gli avversari sono ad anni luce e tu sei k.o. Lavorare, lavorare e ancora con tecnici validi è l’unica soluzione. Non nascondetevi dietro ad un dito, se a Liptvosky alcuni atleti non traghettano neppure da parte a parte nell’unica onda che presenta una minima difficoltà, con che motivazione tecnica si giustifica la chiamata alle armi a Bratislava sede del mondiale 2011 selezione olimpica? Non raccontateci che lo fate proprio per questo. E’ come imparare a sciare su una pista nera, meglio iniziare dai piccoli pendii e andare avanti per gradi.
Passiamo al punto due. Il commissario tecnico va a Bratislava accompagnato dalla moglie che in questo caso viene convocata come supporto logistico: le si paga tutto, più il bonus giornaliero, ma ci fate passare proprio per fessi? E cosa dire di un consigliere federale che, visto l’agosto caldo, pensa bene di diventare team leader di un gruppo in vacanza in zona turistica e fresca? E perché invece di questi personaggi non chiamare i tanto decantati allenatori di società? Perché non fate come il consigliere Mayr che non è andato a Beijing per sua volontà visto che non avrebbe avuto nessun ruolo operativo e ha preferito restare a casa? Perché per la velocità usa un metro e per lo slalom un’altro?
Terzo punto. Mi chiedo, ma il commissario tecnico, con stipendio a quattro zeri, non dovrebbe essere in raduno con la nazionale maggiore a Seu d’Urgell (che arriva qui il 3 sera e riparte il 7: mah?!) o accompagnare chi in questo momento si gioca la coppa del mondo oltreoceano? Non è forse che gli atleti top non lo vogliono vedere nemmeno in fotografia e ripara sui giovani nella speranza di trovare almeno tra loro qualche adepto?
Non aggiungo altro, chi vuole capire capisca, per gli altri va bene così, intanto i risultati di qualche talento ci sono.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

... Aspettando i Mondiali di Slalom - 37

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“Qui Houston, rispondete”
…scrrsch!!
“Avanti Houston vi copiamo”
… scrrsch!!
“All paddler on the start at 7.30 a.m. please not delete”
Tranquilli non siamo a Houston nel Texas alla base della National Aeronautics and Space Administration da tutti noi conosciuta come NASA, siamo semplicemente, in questi primi giorni di agosto, a Seu d’Urgell dove dall’8 al 13 settembre si disputerenno i campionati mondiali di canoa slalom. Il clima però è quello di un imminente attaco nucleare: gli inglesi hanno praticamente messo sotto assedio il “Parc del Segre” in vista proprio di questo evento. Cinque tecnici dai nomi risonanti e dai trascorsi gloriosi e sapienti; cinque persone per il video; due fisioterapisti; un medico; dodici atleti, una palestra allestita con attrezzi made in GB, parabole per catturare segnali video e cavi sparsi ovunque, diversi mezzi per spostarsi velocemente sul territorio senza dare nell’occhio. Breafing, che sembrano più consigli di amministrazione della General Motors, con tanto di palmari alla mano e radio ricetrasmittenti per essere sempre in contatto... ma se sono tutti in riunione con chi sono collegati? Per non parlare del de-breafing dove si snocciolano tempi, video, analisi, stati emozionali, temperatura dell’acqua e umidità dell’aria. Le operazioni da mettere in essere sono segrete e vengono comunicate ai soldati con la massima discrezione. Tutti gli operatori (leggi atleti) in acqua hanno compiti precisi, completamente diversi uno dall’altro, gettando nello scompliglio e nell’impossibilità per gli avversari di capire i successivi attacchi. Tecnici che corrono, mimetizzandosi fra gli alberi di un’area che sta subendo la mutazione grazie al denaro che sta piovendo dalla Catalunya e dalla municipalitò per l’evento iridato e che certamente il buon direttore del centro – l’amico Gagnet – non si fa sfuggire. Lo spirito di estrema tranquillità dettato anche dallo spiegamento di forze e mezzi, tiene alto il morale della truppa di sua maestà la Regina. Manca solo Francis Drake per sconfiggere l’invincibile Armada del re di Spagna Filippo I e mettere fine alla guerra degli ottant’anni, tornando a casa non con l’argento derubato alle navi spagnole provenienti dalle Americhe, ma con le medaglie di un mondiale che per nessuna nazione sembra così scontato.
A 37 giorni dall’apertura il movimento da queste parti è notevole, sia da parte degli organizzatori, sia da parte delle squadre che hanno iniziato a fluire con mezzi e uomini. Vuole essere un mondiale altamente tecnologico, sembra questo il dictat di una Spagna protagonista anche sotto l’aspetto organizzativo. E’ stato infatti messo a punto un sistema video completamente automatizzato con 12 telecamere sul percorso che registrano il passaggio dell’atleta munito di microcip e lo confeziona pronto-montato all’arrivo. Il mio amico e uomo che vive di tecnologia avanzata, Carlo Alberto, impazzirebbe al solo pensiero, nella certezza però che ci troverebbe qualche diffettuccio. In effetti anche gli stessi operatori si sono scervellati non poco per cercare una perfezione di immagini e sincronia assoluta. Girano voci che il costo complessivo di tutto l’ambaradan video si aggiri intorno ai 180 mila suonanti euro. A tutt’oggi gli informatici sono ancora al lavoro per cercare di rendere operativi e compatibili anche alcuni programmi di video-analisi che molte squadre utilizzano. Sul canale di gara sono state poste anche delle bande magnetiche per rilevare i tempi nelle varie frazioni e che automaticamente vengo registrati e forniti agli allenatori. Sono migliorate anche le infrastrutture. Sta nascendo la nuova palestra, molto ampia e piena di luce con i relativi spogliatoi. Il vecchio ginnasio lascia posto all’ufficio stampa. L’impianto è stato reso completamente agibile anche ai portatori di handicap con un ascensore e una pedana sui punti più ostici quali erano i 53 scalini dei volontari e il ponte di accesso al centro del parco. Per i mondiali poi sono previste due tribune sul lato destro del canale e una serie di strutture per agevolare il pubblico a seguire l’evento a dieci anni da quel mondiale che consegnò il titolo nel kayak maschile al canadese David Ford su una canoa che era tutto un programma: boomerang. Il “vecchio” Ford, ha capitolato con la fidanzata e si è sposato quest’inverno, ma non sembra propenso a cedere sul fronte canoa. Sarà in gara sicuramente a costo di giocarsi qualche anno di vita! Al via anche chi la storia della canoa l’ha scritta da tempo: Stepanka Hilgertova che esordì a livello internazionale nel 1988 e da allora non ha mancato nessun appuntamento con olimpiadi (ne ha vinte due) mondiali (al suo attivo 2 individuali e due a squadre), coppe del mondo (due vinte) e europei (cinque tra individuale e squadre). Qui a Seu nel 1999 vinse il suo primo titolo di campionessa del mondo, una buona ragione quindi per riprovarci e ripetere la storia come David Hearn fece a Nottingham nel 1995 quando a dieci anni dal suo primo successo iridato individuale, Augsburg nel 1985, si ripetè nella tana di Robin Hood! Anche questa mattina Stepanka era in acqua per l’allenamento seguita, come sempre, dal marito allenatore Lubos Hilgert. In due superano i cento anni, ma questa non sembra una buona ragione per abbassare la guardia!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi – Seu d’Urgell 3 agosto ... a 37 giorni dal Mondiali e a 1.088 da Londra!
nella foto: A 16th century oil on canvas portrait of Sir Francis Drake in Buckland Abbey, painting by Marcus Cheeraerts the Younger

AMARCORD DISCESA


Questa mattina ho faticato non poco a tirarmi su dal letto, l’aria condizionata ti fa dormire bene e a metà notte devo anche coprirmi con un lenzuolo. Alzarsi di buon ora per andare a Valstagna a vedere all’opera i ragazzi e i master ai campionati italiani sprint sembrava, alla sera, una buona opportunità per occupare uno dei tre giorni di vacanza a casa. Quindi per quell’informale impegno preso con noi stessi non potevamo girarci dall’altra parte e far sì che il fresco artificiale ci riportasse nel mondo di Morfeo.
La strada la conosco molto bene visto che in quel paese della Valsugana ho speso fatica, ho trovato gioia, ho incontrato amori, ho patito delusioni. Lì sono cresciuto canoisticamente e umanamente e nel mio inconscio ci devono essere scritte tante di quelle storie e aneddoti da riempire molte pagine del libro della vita.
Valstagna è lunga e stretta sulla destra del fiume Brenta, gioia e dolore della sua gente. La chiesa è il confine naturale tra il centro e la periferia, tra il commercio e lo svago, tra il lavoro e lo sport, tra il vociare festoso e il soave e piacevole rumore delle competizioni di canoa. Ed è proprio una voce conosciuta sparata dagli altoparlanti ad accogliermi e rituffarmi indietro nel tempo: “Fabio Baravelli sul traguardo, il suo tempo… eccezionale, Fabio Baravelli”.
L’amarcord è già scritto! Bene. Fabio Baravelli lo associo d’istinto ad un pulmino giallo con la parte posteriore adibita a letto per riposare nelle lunghe trasferte. Era questo il mezzo del Canoa Club Trebbia alla fine degli anni ’70 e citando questo strumento di trasporto necessario per muoversi da gara a gara, diventa inevitabile parlare congiuntamente di Parenti, Capuzzo, Montruccoli e Sbaraglia. Mi è rimasta fissa l’immagine di questo gruppo di ragazzini diretti da quel saggio uomo di Parenti che se la memoria non mi tradisce dovrebbe rispondere al nome Fabio. Che società il C.C.Valtrebbia, che, per molti anni, ha portato avanti un forte spirito d’avventura e competitivo! Puro ed integro quello spirito è rimasto nel cuore e nella passione del cinquantenne Baravelli che nasce kayakista, con ottimi risultati da junior, per trasformarsi in pagaiatore in ginocchio da senior. Poche cose nella vita sono certezze una di queste è la fede canoistica del “Bara” come tutti noi lo abbiamo sempre chiamato. Lui imperterrito alla ricerca di una perfezione tecnica che deve essere ancora fatta propria; lui, che in una intervista da me fatta, confessa di non ricordare a quando risale la sua prima partecipazione alla gara internazionale dell’Enza: forse il ’78, ma potrebbe essere quella del ’76! Suo, allora, compagno era quel gran fenomeno di Marino Capuzzo, il papà Dino era per noi giovani un punto di riferimento visto che non usava mezzi termini nel dirti quanto valevi o se invece non ti tiravi avanti. Dino uomo schietto e uomo di vita. Il figlio, Marino, tornando dalla trasferta negli States nel 1989 mi illuminò quando intercettai un suo biglietto da visita che aveva appena regalato ad una bella signorina sua compagna di bracciolo in aereo. C’era scritto: Marino Capuzzo – fisico nucleare e seguiva telefono e indirizzo completo. La cosa mi stupì non poco, poiché conoscevo il suo excursus scolastico, mi guardò e mi disse: perché non ho un fisico nucleare? Ecco perché ogni volta che noi ci rincontriamo e incrociamo gli sguardi lui mi mostra sempre il suo ancora fisico nucleare! Di Montruccoli ho perso le tracce o meglio si fermano ad alcuni anni fa quando lo vidi in sella ad una canoa e mi confessò che era stato trascinato dai vecchi compagni di club alla ricerca dei fasti passati. Chi di belle ne ha da raccontare è l’altoatesino Hansyorg Mayr, apprezzato oggi dal settore discesa per il lavoro che sta portando avanti come consigliere federale. Di questo possente atleta - anche oggi l’ho visto prodursi in una azione che voleva rinverdire i vecchi tempi - ho un ricordo datato 1982 sul fiume Stura ai campionati italiani senior. Dopo la prima manche ero a pochi centesimi da Urbano Ferrazzi. Ero al mio secondo anno in categoria e già trovarmi in quell’idillio temporale mi sembrava aver toccato con un dito il cielo. Lui mi si avvicinò, mi fece i complimenti e mi disse: “nella seconda discesa devi provare il tutto per tutto, parti più forte su quello scatto iniziale puoi recuperare”. Così feci, ricordo ancora la fatica di quella partenza fuori dai blocchi che pagai da lì a poco alla prima risalita. Mayr è un altro di quegli innamorati terminali della canoa: è la passione unita alla voglia di dimostrare ancora il suo valore atletico. Con lui ultimamente ho avuto modo di confrontarmi ed esprimere le mie perplessità, con dati alla mano, sulle difficoltà della canoa italiana, ma la scelta di scuderia è quella di passare l’idea che tutto va bene e che non ci sono problemi!
Chi invece abbandonerà questa vita seduto su un kayak da discesa è sicuramente il mio amico Andrea Giacoppo, che della gioventù mantiene ancora il capello lungo e la voglia di pagaiare una volta di più. Lui quando passa emette una sorta di gemito, un urlo che si concretizza ad ogni pagaiata, lui che con la testa bassa non molla mai, mettendo in fila ancora oggi molti giovani che, cercando di seguirlo, hanno però abbandonato questo meraviglioso mondo di “pazzi scatenati”.
Uno dopo l’altro passano molti compagni di un tempo, gli atleti che rimarranno tali nello spirito fino all’ultima pagaiata; e allora Bettinazzi, Pavan – pagaiatore che trova il suo meglio sulle lunghe distanze - Simonelli, Cenzon - polivalente tra kayak e canadese con il suo compagno e fedele Raniero - Campana di fede slalomistica e ora ai suoi esordi in discesa. Poi ancora Orazio Manzo, la freccia del sud, che al suo passaggio fa scatenare la gioia delle gentili donzelle, Paolo Negri puntuale come sempre al via, Lorenzo Molinari tesserato per uno tra i club fondatori della canoa italiana in Italia: il Cus Milano. Non poteva neppure mancare l’ingegner Mori, già campione del mondo con il dragon boat, che oltre a praticarla, la canoa, l’ha creata, plasmata e col suo genio, con i suoi studi e l’esperienza ha passato innumerevoli serate a modellare e modificare sezioni di imbarcazioni.
Raffy, che fatica a seguire la gara per il grosso numero di partecipanti, richiede attenzione e allora mi cambio, infilo la mia barchetta da slalom e discendo con lui, nella pausa tra la prova individuale e quella a squadre, il campo da slalom e ci inabissiamo su un Brenta con poca acqua, ma con tanti ricordi.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi