PARENTESI TRA GARA E GARA


Tra una gara e l’altra capita il caso che ci sia qualche giorno di sosta. Parentesi di vita. Si passa da casa, si lavano le cose, si rivedono gli amici, si beve qualche birra in compagnia alla sera nel giardinetto sotto il caco che ha già i frutti sugli appesantiti rami. Alla mattina si va a correre, mentre il piccolo e la mamma si godono ancora qualche ora di sonno e Zeno è già in sella ad una nuova avventura di pagaia. Il sentiero lasciato brullo e spoglio oggi era rigoglioso tanto da dover, in certi punti, scegliere una via alternativa. La musica mi accompagna, a volte mi dà la cadenza al passo, nello stesso tempo però non ti fa pensare fino a quando, quasi d’incanto, una melodia specifica ti riporta nel passato, lontano, oltre oceano. Sai che quelle note hanno una forza dirompente non solo per te, ma per tutte quelle persone che hanno vissuto quell’avventura, quel sogno, quella qualificazione olimpica brasiliana e con tutte le altre con cui hai voluto condividere quelle emozioni. Il caldo non è insopportabile anche se il sudore ti fa capire che stai vivendo un’altra estate. Viene voglia di forzare un pochino, qualche minuto e poi la fitta al ginocchio mi ridimensiona, pensare che mi sembrava di stare così bene! Arrivi davanti alla madonnina che sta lì in mezzo ai suoi fiori – quanta gente che Ti venera e che Ti tiene così fresca e colorata – e capisci che sei arrivato. La tapparella è ancora abbassata e penso a come organizzare la giornata di Raffy che quando pagaia in ginocchio su quella canoa rossa che quasi non tocca l’acqua mi emoziona. Quella torsione naturale nel debordè, un equilibrio ed un’incoscienza data da un’età così bella e spensierata. Quel suo modo di tirare la pagaia, una sinergia tra spinta e trazione che lo fa avanzare diritto senza esitazioni. Che bello il puro gesto della canadese: semplice, essenziale, privo di fronzoli, nell’armonia di un corpo che conduce il mezzo.
Riflettendo sulle osservazioni fatte pochi giorni fa con l’amico Juri Ontko, mi rendo conto che aprire la canadese alle donne può essere una buona cosa, rimangiandomi molte perplessità dettate forse più da quella parte di me tradizionalista e storica che per vera fede sportiva. La Cri (Giai-Pron) mi rinfaccerebbe il fatto che non vedevo di buon occhio neppure il cambio di misure per le canoe, ma ciò scaturiva da una considerazione legata effettivamente a che cosa avrebbe poi portato questo rinnovamento dei materiali, cioè lo scopo ultimo. A tutt’oggi non ho una risposta, ma sono fiducioso.
Lo stesso Ontko, che ha una figlia 12enne che per forza di cosa è cresciuta con biberon e pagaia, e che ora fa qualche allenamento in C1, mi diceva essere sorpreso della facilità con cui la piccola si destreggiava tra porte e onde. Forse lo stesso stupore che scopro quotidianamente in Raffy quando si muove sull’acqua con il suo C1 rosso! Ebbene, giungendo alla conclusione, ci siamo detti che la canadese effettivamente è una specialità molto tecnica e quindi anche le giovanissime possono trovare la loro identità e farci vedere grandi cose. La forza non è certo l’elemento determinate di questa disciplina. Chi l’avrebbe mai detto di riuscire a vedere una donna volare oltre i 5 metri nel salto con l’asta e soprattutto godere di un gesto come quello della Yelena Insinbayeva eseguito in modo impeccabile che poco o nulla ha da invidiare agli uomini? Eppure il salto con l’asta in rosa parte nel 1992 e solo nel 2000 viene introdotto ai Giochi Olimpici. Salto dopo salto, record dopo record le misure sono cresciute fino ad essere oggi molto interessanti. Sarà certamente questa la strada che seguirà anche la canadese monoposto femminile: pagaiata dopo pagaiata, gara dopo gara assisteremo ad una vera e propria evoluzione del gentil sesso in canoa canadese. Le tappe dell’ICF sembrerebbero abbastanza definite. Quest’anno in coppa del mondo abbiamo visto all’opera di media tre atlete. A fine agosto l’organo internazionale organizza un training camp a Seu d’Urgell aperto alle donne della canadese. Poi ai mondiali di settembre sarà disciplina dimostrativa per essere poi ufficializzata entro il 2010.
Si apre un altro mondo, si aprono altre opportunità, si aprono nuove storie da raccontare e speriamo da vivere.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi – Verona - parentesi tra una gara e l’altra.

Lo so! è una vera e propria americanata, ma ogni volta che si ammaina la bandiera ufficiale, si piega, la si consegna al presidente del comitato organizzatore, il quale a sua volta la mette nelle mani del rappresentante continentale per affidarla alla prossima sede del campionato, mi emoziono e capisco che è veramente finita. Entra in archivio anche l’11esima edizione dei campionati Europei Junior e la settima U23. E’ controverso il fatto se è meglio tirare le somme a caldo, quando cioè nella mente hai tutto chiaro e lucido, oppure rimandare a data da destinarsi mettendo tutto nel grande calderone di una analisi poco obiettiva e tanto politica, nella speranza che il tempo faccia dimenticare. Io, purtroppo, vivo di realtà, vivo nella concretezza dei numeri, vivo chiedendo a me stesso che cosa posso fare domani mattina per il 10 luglio del 2010! Certi numeri di questi europei dovrebbero mettere l’ansia a molti, dovrebbero far riflettere a lungo le menti di chi tira i fili della canoa slalom italiana. Chiunque capirebbe! Tra under 23 e junior l’Italia ha preso 8 semifinali, 4 finali, 1 medaglia. La Slovenia che fa in tutto 2 milioni di abitanti e sono 4 club hanno avuto 20 semifinali, 8 finali, 4 medaglie. Cosa dire della Polonia che dispone di un canale a Cracovia e altri centri sparsi nelle campagne di una nazione che non è da molto uscita dalla povertà? I polacchi tornano a casa con 22 semifinali, 10 finali e 5 medaglie. Non sono neppure da prendere in considerazione nazioni come Francia, Germania, Repubblica Ceka, lontane anni luce da noi. Non tanto per le 8 medaglie che hanno vinto (e ne ha conquistate 6 anche la Slovacchia) - ma per le innumerevoli semifinali e finali che testimoniano un lavoro a grande raggio. Forse si potrebbe pensare di lavorare come sta facendo la Russia – 21 semifinali, 5 finali e 3 medaglie – con umiltà, sui canali, con tecnici che pensano solo a fare il tecnico senza scaricare le responsabilità sulle società che non possono, perché non ne hanno la competenza, elevare il livello. In questo momento i club possono solo far giocare i più giovani per i primi anni di canoa, possono farli innamorare di questo meraviglioso sport, ma poi, chi di dovere, deve rimboccarsi le maniche, abbandonare i grandi progetti che hanno avuto solo la capacità di estinguere come dinosauri le povere donne e le canadesi e lavorare duramente… forse 24 ore al giorno non basteranno!

Avrei preferito raccontarvi delle belle finali di oggi, della sfida tra Combot e Radilek, tra Benus e Elosegui o tra Corinna Kunle ed Elizabeth Neave nella gara vinta dalla diciannovenne Kateřina Kudejova. Sarebbe stato bello cercare di ricreare, per regalarvelo, quel clima che abbiamo vissuto oggi sugli spalti tra i variopinti fans polacchi e gli arancioni sloveni. Trasmettervi i suoni delle trombette dei ceki, le urla degli slovacchi, lo sventolio delle bandiere. Purtroppo il confronto dei dati mi ha gettato nello sconforto e, forse, mi ha abbandonato lo spirito dell’acqua che corre… speriamo solo per questa sera!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi – Campionati Europei Slalom Junior&U23 Liptvosky 2009

FOTO DEL GIORNO


Vecchie glorie fra i giovani


L’ho vista soffrire molto, l’ho vista correre e incitare le sue ragazze, vestita dei colori rosso, blu e bianco. L’ho vista con diversi capelli bianchi e il viso tirato. Non so perché, ma Anna Boixel ha qualche cosa di famigliare: assomiglia moltissimo alla zia Dina, sorella di mia mamma un tipo che mi ha sempre ispirato fiducia e serenità.
Lei, la transalpina, ha avuto una carriera sportiva importante. Seconda al mondiale della Val di Sole su quel podio che vedeva al primo posto Jerusalmi Fox, lei e ancora una francese: Marianne Agulhon. Nella gara a squadre vinta su statunitensi e britanniche fu inserita al posto di Marianne Sylvie Arnoud, sesta nell’individuale. Sylvie aveva sposato un certo Thierry Lepeltier, un C1 alto e dal capello lungo conteso da molte donne per la sua indubbia prestanza fisica, anche lei però non era male! Due partecipazioni olimpiche – Barcellona e Atlanta - pagaiò fino ai mondiali in Brasile del 1997 dove finì nona e seconda a squadre. Dall’anno successivo entrò nel centro di allenamento di Cesson – la Francia ha 21 poli di specializzazione sparsi sul territorio – e ha seguito in questi 12 anni moltissime atlete portandole fino alla categoria junior. Nella finale ha piazzato tre ragazze e con Noria Newman ha vinto l’argento dietro all’imprendibile tedesca Stefanie Horn. Tra le ragazze mi ha piacevolmente impressionato Viktoria Wolfhardt: la più giovane finalista di questi europei: il suo anno di nascita è il 1994. Lei è la nipote di Eduard – secondo nel ’79 e di Andreas quinto in Coppa Europa nell’80 e figlia di Beatrix anche lei canoista negli anni ’80 da noi sempre molto apprezzata dal punto di vista estetico!

Chi ha altrettanto sofferto è stato sicuramente Juri Ontko nel seguire i suoi atleti. Anche lui ha alle spalle una lunga carriera agonistica iniziata nell’81 nella canadese singola e conclusa nel ’93 in canadese doppia. Ha gareggiato per la Cecoslovacchia e successivamente per la Slovacchia. Per tre anni è stato prestato al Giappone per allenare la squadra olimpica, con la quale a Beijnig ha portato a casa un quarto posto con la gara nel K1 donne in cui ha gareggiato con Yuri Takeshita, grande sorpresa dei giochi. Ritornato in Slovacchia, oggi è responsabile degli junior che in questo campionato continentale hanno piazzato ben 8 equipaggi in semifinale e la metà di questi hanno conquistato la finale, vincendo nel kayak maschile e nella canadese monoposto rispettivamente con un Martin Halcin molto reattivo e preciso, già campione del mondo lo scorso anno, e con Patrik Gajarsky.
Decisamente più gentleman nel muoversi sul campo è Paul Ratcliffe che, tra coppe del mondo ed europei, ha vinto molto. Lui passeggia lungo le rive con un zaino sempre sulle spalle… mi piacerebbe sapere cosa c’è dentro! Paul, dopo la delusione dell’esclusione dai Giochi Olimpici di Atene – ci andò Walsh che tornò con l’argento al collo - aveva preso un periodo di pausa. All’inizio del quadriennio, che ha portato a Beijing, è stato inserito come tecnico. Oggi è molto preso nel seguire i suoi atleti, ma sempre mantenendo quello stile da “lord inglese”. I suoi junior hanno preso l’argento nella canadese monoposto individuale e altri due secondi posti nelle gare a squadre (donne e K1 men).
Chi invece sembra non sentire il passare del tempo è Thierry Saidi che in coppia con Del Rey vinse 3 mondiali a squadre in una carriera sportiva che durò a lungo per essere in Francia dove la concorrenza è spietata. Noi lo chiamiamo “l’indiano” per il fatto che ha sempre portato i capelli molto lunghi raccolti in una coda di cavallo, i lineamenti poi fanno il resto. Lui ha seguito, al termine della sua vita da atleta, per due cicli, le squadre olimpiche per poi scegliere dal 2004 di lavorare per i giovani.
In effetti sono diversi gli ex atleti che lavorano sui campi di gara per i giovani o per le squadre nazionali senior e ogni volta che ci si incontra, inutile nasconderlo, un po’ di passato ritorna a vivere nei nostri sguardi!

Nella giornata di finali junior, meteorologicamente parlando, abbiamo visto un intero ciclo di: pioggia, sole, vento, freddo, pioggia, vento, sole… mancava solo la neve per completarlo. Certo è che l’oro conquistato nella gara a squadre dagli junior azzurri nel kayak maschile ha fatto dimenticare le bizzarrie del tempo, scaldando i nostri cuori, mentre gli occhi delle mamme sulle sponde diventavano lucidi!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi – Campionati Europei Slalom Junior&U23 – Liptvosky 2009

LA FOTO DEL GIORNO


The big tree


Lo confesso, fatta eccezione per il C2 italiano che gara dopo gara convince sempre di più, anche se, a mio modesto parere, dovrebbe rivedere la lunghezza della pagaia del “capovoga”, non ho seguito attentamente le gare della mattina visto che ho preferito camminare verso il “grande albero” che è nato e cresciuto a pochi metri dalle porte di slalom in acqua piatta, una mia vecchia conoscenza. Sono sempre affascinato da queste opere della natura che sono testimoni silenziose dello scorrere del tempo. Da quelle parti è passato il mondo dello slalom, ha fatto ombra a molte persone, è stato il rifugio per tanti animali e oggi è stato per me un piacevole amico discreto e lucente per pensieri e riflessioni. Si vede che il mio passato di forestale è rimasto comunque nel cuore e ho sempre avuto infinita ammirazione per alcuni miei colleghi che quando parlano della natura e degli alberi ti trasmettono energia e conoscenza. Il grande albero si è prestato anche da modello all’occhio della mia fedele “40D”. Ecco cosa farò oggi pomeriggio, fermerò le emozioni in uno scatto. Cercherò di cogliere il momento, l’attimo, l’acqua, le espressioni del viso, la forza bruta sulla pagaia, l’eleganza di una danza che mi sorprende sempre seppure vista fino alla nausea. Questa notte un temporale pauroso ci ha tenuto svegli a lungo, preceduto da un vento forte capace di scuotere fortemente la nostra casa viaggiante; l’effetto però è stato di pulire il cielo e offrirci oggi luci e riflessi per colori vivi e puliti: quasi primaverili. Mi sono mimetizzato fra i cartelloni pubblicitari e ho trovato il mio varco sulla gara. Da lì ho seguito le evoluzioni attraverso l’obiettivo della macchina fotografica. Quante cose emergono nei particolari immortalati. Dalla faccia rilassata e quasi sorridente dello slovacco, sicuro erede del re della canadese, il ventiduenne Matej Benus, si capisce che non sta forzando, ma sta ricercando la scorrevolezza della sua canoa. Il tempo fatto registrare gli dà l’onore di vincere la qualifica davanti ad un altro ballerino dell’acqua dal nome e dalla nazionalità greca, ma tedesco di scuola canoistica, Christos Tsakmakis. Dalle altre foto viceversa emerge la tensione degli avversari: fronti aggrottate, strane posizioni della bocca, lingua fra i denti, denti stretti, occhi sbarrati, occhi chiusi, equilibri instabili, pagaie all’aria.
Dalla mia posizione è impossibile vedere a monte del salto e quindi non saprei nulla sul concorrente successivo, ma in realtà l’arrivo è preannunciato dalla sponda opposta. Infatti, praticamente tutti i concorrenti, vengono seguiti sulla riva dai propri compagni di squadra nelle loro divise e nei colori ufficiali. Urlano, incitano, gioiscono o soffrono per errori e penalità. Corrono tutti uniti, atleti, allenatori, sostenitori, amici, ovviamente le nazioni più numerose hanno più seguito. Non posso immaginare quanti chilometri abbiano percorso oggi i tedeschi. Su questo drappello teutonico spunta la bellezza e la genuinità di Michaela Grimm, terza fra le under 23 nella qualifica vinta dalla mascolina britannica Elizabeth Neave. La tedesca, sorella del campione olimpico Alexander, già due volte campionessa europea junior individuale e a squadre nel 2005 a Krakow, quarta lo scorso anno agli europei under 23 e seconda a squadre, fa decisamente sfigurare il resto del gruppo: 180 centimetri, un corpo più da modella che da canoista, corre con la leggerezza dei suoi vent’anni a piedi nudi e con un top che mette in evidenza addominali d’acciaio e pelle color ambra.
Anche gli italiani hanno corso per sostenere i compagni. Bella seconda manche per un De Gennaro ritrovato e un Mayer alla ricerca, secondo me, di un suo preciso stile che non dovrebbe essere però quello di una esaltazione esclusiva della forza, ma la ricerca di spazio e fluidità.
In una giornata di gare ovviamente non mancano i numeri ed ecco quindi che troviamo una Repubblica Ceca che passa in semifinale con 11 equipaggi; Francia e Germania con 10; la Slovenia con 9; la Polonia con 7; Spagna a quota 6; Slovacchia 5; con 3 barche ci sono Italia e Svizzera; due per Gran Bretagna, Ucraina, Portogallo e Grecia: l’Austria e la Bielorussia con uno.
Domani, sabato 25 luglio, semifinali e finali per junior… ci si gioca titolo e medaglie.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi – Campionati Europei Slalom Junior&U23 – Liptvosky 2009

LA FOTO DEL GIORNO


Musica, birra e bandiere... gli Europei sono iniziati!


Tre cose non possono assolutamente mancare ad una gara di canoa nella Repubblica Slovacca: la musica, la birra e le bandiere, per tutto il resto non c’è problema!
Questa mattina infatti ci ha svegliato la musica, che per la verità era molto dolce e soave e rimasta tale per il resto della giornata. Siamo passati quindi da un sound melodico, ad una mattinata di musica country – sarebbe stato contento anche il vicentino mio amico di pagaia, grande appassionato di questo genere e che ogni anno vorrei invitare a suonare alla maratona TerradeiForti… prima o poi ci riuscirò – fino ad un pomeriggio decisamente più cover. Ho un’impressione che praticamente è una certezza: devono aver cambiato il dj rispetto alle ultime gare oppure l’avvento di internet – tutto il campo di gara e zone limitrofe è perfettamente coperto – ha permesso di aggiornare e sostituire i vecchi album in vinile di musiche austrungariche.
La “Zlaty” è la marca di birra che va per la maggiore al baretto del canale che in questi giorni si è decisamente allargato. Nina, la ragazza di Gejdos – il C1 che ha gareggiato per l’Italia in questi ultimi quattro anni – si è organizzata alla grande e al solito banco ha aggiunto una gigantesca friggitrice, due spine per le birre e tavoli con ombrelloni alla tedesca. Il caldo ha fatto il resto e gli affari devono essere andati a gonfie vele visto il modo “ondeggiante”con cui certi personaggi hanno abbandonato il posto di battaglia. Qualcuno forse per dimenticare le delusioni della gara - ne avremo avuto ragione anche noi, ma non permetteremo alla sconfitta di avere la meglio - altri invece, per rispettare una certa prassi che abbiamo avuto modo di osservare più volte in queste settimane!
Le bandiere sono di tre generi. Quelle che rappresentano le nazioni, che sono poste sulle tribune e a lato del podio. Quelle da protocollo e cioè quella della nazione ospitante con la croce patriarcale, che, con la bandiera dell’European Canoe Association, piuttosto bruttina e chissà mai che prima o poi ci sia un suo restyling, hanno l’onore di sventolare sui pennoni ufficiali. Ci sono poi le bandiere di tanti colori sui tre ponti che attraversano il canale di gara. E’ bello vedere questi simboli, questi vessilli sventolare al vento. Fanno colore, movimentano e arredano l’ambiente, una tradizione che da sempre associo alle gare nell’est europeo oppure negli Stati Uniti, ma, oltre oceano, la bandiera è sempre e solo quella a stelle e strisce.
Per il resto la prima giornata di gare, dedicata alle qualifiche junior, ha messo in mostra quelle nazioni che da tempo stanno lavorando duramente per il futuro. Così per le gare individuali la Polonia ha messo in semifinale 11 barche sulle 12 disponibili, la Germania e la Repubblica Ceka 10, il Regno Unito e la Russia 9, la Slovacchia 8, la Slovenia e la Francia 7, Italia e Svizzera 2, Ucraina, Spagna e Austria 1. Nel kayak maschile si passa la qualifica con il 7,29% dal vincitore, nelle donne con il 9,84, nel C2 con il 27,72 e nel C1 con il 7,90. Sono quindi 13 le nazioni che hanno semifinalisti sulle 27 al via. Nelle gare a squadre la Polonia, Francia, Repubblica Ceka e Regno Unito ne piazzano 3 in finale; 2 per Slovacchia, Germania, Russia e Italia; 1 per Slovenia, Svizzera e Spagna.
Domani giornata di riposo per gli junior entrano in scena gli U23

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi – Campionati Europei Slalom Junior&U23 – Liptvosky 2009

APERTI I CAMPIONATI EUROPEI - PROGRAMMA INTENSO


L’edizione 2009 dei Campionati Europei Junior & Under 23 sono ufficialmente aperti dopo che la cerimonia d’apertura, molto semplice ed essenziale fra bandiere, coro, banda e discorsi ufficiali, ne ha sancito l’ufficialità.
Programma intenso per questo fine settimana:
Si inizia giovedì 23 con le gare di qualifica individuali e a squadre per gli junior
Venerdì 24 qualifiche individuali e a squadre per Under 23
Sabato 25 semifinali la mattina per junior e finali individuali e a squadre a partire dalle ore 13,30
Domenica chiuderanno gli U23 con semifinali e finali.
La televisione nazionale slovacca manderà le prove di finale in diretta televisiva e noi vi terremo aggiornati con foto (solo sul blog http://ettoreivaldi.blogspot.com/) e commenti tecnici e di colore, nella speranza di riuscire a trasmettervi l’energia e le emozioni che questo mondo regala.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi - Campionati Europei Slalom Junior&U23 – Liptvosky 2009

THE STARS WERE THE JUNIOR FIRST...


“The stars were the junior first…” recita il manifesto che ritrae un Martikan in maglietta e in mano la montagna di medaglie vinte nella sua carriera.
Lui fu il primo vincitore junior nella canadese monoposto della storia di queste gare nel 1995 e successivamente nel 1997 a Nowy Sacz (Polonia). La cosa mi ha messo curiosità e allora sono andato a spulciare nel passato per capire che fine hanno fatto i vari vincitori delle 10 edizioni fino ad oggi disputate e se tutti effettivamente sono diventati delle stelle oppure se hanno brillato per una sola volta!
Nel settore femminile è sicuramente la tedesca Jennifer Bongard, nata ad Hagen nel settembre del 1982, l‘atleta che, dopo aver vinto l’europeo di categoria nel 1999 a Solkan (Slovenia) e i campionati del mondo junior nel 2000 sia individuali che a squadre, ha visto brillare a lungo la sua stella. Infatti nel 2007 porta a casa sia il titolo mondiale assoluto nella gara disputata in Brasile a Foz de Iguacu sia la classifica finale di Coppa del Mondo. Terza quest’anno agli europei di Nottingham. La Bongard è la prima canoista apparsa sulla famosa rivista patinata Playboy senza veli, ma con qualche piccolo ritocco di photoshop a detta di chi la conosce più a fondo di noi! Per celebrare la sua seconda partecipazione olimpica – ad Atene chiuse in 9 posizione e a Beijing 15esima, si è tatuata all’interno del bicipite destro le scritte in lingua originale delle sue partecipazioni alle gare a cinque cerchi. Vezzo questo di molti atleti che hanno fatto delle olimpiadi una loro ragione di vita.
Jana Dukatova agli europei junior non è mai salita sul podio e la miglior prestazione è stata il quinto posto nel 2001. In quell’anno in gara anche nomi che diventeranno famosi come quelli di Emile Fer (28esima), Jasmine Schornberg (21esima) che nel 2004 vincerà il mondiale junior e Maialen Chourraut (18esima).
Nel kayak maschile solo Daniele Molmenti e Fabien Lefevre hanno costruito il loro successo passando dall’oro continentale di categoria. L’italiano vinse a Bratislava nel 2001 al suo primo anno junior e il transalpino nel 1999. Fabian Dorfler, che da senior ha vinto europei, mondiali e coppa del mondo, nella categoria giovanile non ha avuto molto successo finendo 37esimo nel 2001 agli europei di Bratislava, mentre l’anno successivo fra gli U23 fu sesto nella gara vinta da Lefevre. Dorfler gli Europei U23 li ha vinti solo con la squadra nel 2004. Se noi prendiamo a riferimento i campionati del mondo junior dal 1986 al 2008 su 12 vincitori solo la metà ha poi avuto un futuro ancora ricco di gloria. Chi più chi meno.
Anomala anche l’escalation nella canadese biposto. Infatti i polacchi Mordarski/Woij vincitori del titolo in due edizioni, ’95 e ’97, non ebbero poi un grandissimo successo nella massima categoria, conquistando nel 2001 solo un secondo posto nella finale di Coppa del Mondo. Meglio di loro i tedeschi campioni d’Europa junior nel 1999 e campioni del mondo junior nel 1998, Becher/Henze. I due tedeschi divennero campioni del mondo senior nel 2003 e argento alle Olimpiadi del 2004. Dopo un anno di pausa per concludere gli studi universitari, li ritroviamo vincitori quest’anno alla finale di Coppa del Mondo ad Ausgburg.
Insomma i numeri e le statistiche dicono che non per forza iniziare con l’oro al collo in giovane età è garanzia di successo per il futuro, certo è che può aiutare dal il punto di vista economico e sotto l’aspetto psicologico sempre che il successo venga gestito bene. Come sempre anche questo conferma che tutto può essere il contrario di tutto, ma si sa che per ingannare il tempo prima di entrare nel vivo della manifestazione, l’uomo si perde nei meandri del pensiero.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi – Campionati Europei Slalom Junior&U23 – Liptvosky 2009

- 2 ALL'INIZIO DELLE GARE CONTINENTALI


Alla confluenza dei due canali – quello di sinistra lo chiamano Vàh come il fiume e quello di destra Orava dal nome della regione – si forma una sorta di onda-ricciolo e subito dopo un massone coperto dall’acqua crea un bel buco. Così il dislivello e l’ostacolo movimentano la zona, rendendola particolarmente impegnativa agli atleti, ma nello stesso tempo assai interessante per il pubblico: se ne vedono delle belle! In acqua sembrano particolarmente attratti proprio i giovani lituani che se devono perfezionarsi fra le porte, nulla hanno da invidiare ai colleghi delle altre nazioni per coraggio e abilità acquatiche. La Lituania fu il primo stato sovietico a proclamarsi indipendente nel marzo del 1990 e nonostante lo sport nazionale sia il basket, in cui hanno conquistato medaglie olimpiche, la canoa slalom inizia ad avere un certo seguito. E così sono rimasto impressionato nel vedere un loro kappa uno, su una canoa dai disegni e dai colori decisamente inguardabili – ma i gusti sono gusti e non si discutono – finire dentro il ricciolone per una manovra azzardata, perdere la pagaia e lottare a mani nude contro quel drago che lo voleva inghiottire in un solo boccone. Noi sulla riva abbiamo tremato quando, quasi per una congettura assai strana di forze naturali, il malcapitato riemergeva dall’acqua bianca trovandosi però a mani nude a lottare ancora nelle fauci dell’animale assai irritato. Si aprivano le scommesse: abbandonerà il mezzo oppure preferirà cercare fortuna negli abissi fluviali? Lui e la sua canoa – decisamente vistosa – sparivano totalmente di nuovo inghiottiti per l’atto finale. Noi, quasi increduli, pronti ad intervenire. La calma è la virtù dei forti e, visto che l’emblema di questo Stato è proprio un cavaliere con la spada sguainata in sella al suo cavallo, il giovane lituano – che oltre alla canoa inguardabile ha anche il casco degli stessi colori – ha tirato fuori quel coraggio e quella determinazione che i cavalieri avevano nell’affrontare a viso aperto i propri avversari. Due manate in fronte al drago, due ceffoni alle ali, un ultimo guizzo sulla coda, una colpo al cuore e rieccolo emergere a pochi metri dalla “bestia” ormai domata. Lui il nostro giovane eroe applaudito da tutti noi che avevamo seguito quel duello di altri tempi.
Ripescando a ritroso nella memoria, mi sono reso conto, che avevo già seguito in passato un’altra scena assai interessante e che si avvicina a quanto visto qui a Liptvosky. Ero ad Atene sul canale olimpico nell’anno 2004 a pochi mesi dai Giochi Olimpici. Questa volta l’attore è un tipo decisamente più famoso, ma non è detto che il lituano, che fra non molto collegherò anche ad un nome, non lo diventi. Si trattava infatti di Benoit Pechier - che da lì a poco si sarebbe cinto la testa d’olivo - che a meno di un metro dal bucone iniziale incastrò la sua pagaia sui blocchi blu e verdi. La velocità dell’acqua non gli permise di raggiungere riva in tempo per evitare di inabissarsi in quell’enorme voragine nera che impressionava per dimensioni e forza. Peschier – che oggi non gareggia più per la Francia, ma per la Grecia e figlio di quel Claude che nel 1969 vinse il mondiale slalom nel K1 individuale e a squadre – si appiattì con tutto il suo corpo sulla canoa nella speranza che quella posizione gli permettesse di passare oltre senza essere fermato dalla schiuma bianca. L’effetto fu immediato: bloccato dalla bocca del lupo, rovesciato, riemerso, rovesciato, riemerso con manate sull’acqua, ma il ritorno d’acqua non gli permetteva via d’uscita. Il giochino durò a lungo fino a quando Benoit – decisamente tranquillo e convinto a non mollare a costo della vita – pensò bene di lasciarsi andare a peso morto nella speranza che le forze della corrente sommerse lo facessero uscire da quella incerta ed imbarazzante situazione. La cosa riuscì perfettamente, ma lui sfogò la sua rabbia per quell’ affronto dello spirito dell’acqua che corre, prendendo a pugni la coperta della sua canoa per il resto del canale che percorse ovviamente senza pagaia. Conseguenza: passò la serata a riparare la canoa salvata dall’acqua e dall’abilità del canoista, ma punita dall’ira umana!
Quasi mi dimenticavo… domani alle 18,30 cerimonia d’apertura, oggi l’ultimo allenamento da 60 minuti: tanti sorrisi da parte dei ragazzi e tante speranze per le gare di qualifica.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi Campionati Europei Slalom Junior&U23 – Liptvosky

- 3 ALL'APERTURA DEGLI EUROPEI


Dopo aver seguito di buon ora l’allenamento dei giovani azzurri, sono andato a correre. Ho risalito il fiume Vàh sul lato opposto al canale. Una stradina in terra battuta, fra arbusti e felci lontano dalla globalizzazione che inevitabilmente ha raggiunto anche l’estremo est della Slovacchia. La corsa, per me, ha due scopi precisi. Il primo è quello di farmi fare un buon esercizio fisico per la cena della sera e mettere tranquilla la mia coscienza, e il secondo, è poter lasciare la mente libera di vagare fra pensieri e progetti. E così mi sono ritrovato a riflettere, quasi inconsciamente, su questi giovani, sul loro modo di pagaiare, sul loro modo di portare la canoa fra le porte di un canale divertente, ma nello stesso tempo insidioso. Ho riscoperto in loro la libertà di muoversi, di provare e di adattare a se stessi gesti che magari tra gli atleti più maturi sono ormai conglobati in un preciso modello motorio. Mi sono detto che proprio loro, con queste scoperte, con questi nuovi piccoli gesti, faranno evolvere lo slalom del futuro. Com’è sempre stato! Noi usiamo l’aggancio alto per far trovare alla nostra canoa il suo fulcro di rotazione, ma se Miroslav Duffek non lo avesse provato, sperimentato, messo in atto, oggi forse, entreremo nelle risalite ancora con l’appoggio basso. Ecco perché il mondo intero – siamo solo noi italiani che non usiamo questa terminologia –chiama l’aggancio “Duffek” a ricordo proprio del suo inventore. Di questo mitico personaggio mi parlò, moltissimi anni fa, una sera intera Bill T. Endicott, mitico allenatore dell’era Lugbill. Eravamo seduti nel salotto di casa sua a Bethesda, un quartiere di Washington d.C., dove i piedi spariscono nella moquette e la gente per entrare in casa bussa ancora la porta dopo aver aperto la zanzariera. Miroslav Duffek nasce nella Cecoslovacchia comunista e inizia a pagaiare giovanissimo in quegli anni in cui tutto era pionieristico. Partecipa alla seconda edizione dei campionati mondiali di slalom nel 1951 a Steyer in Austria, ma ai mondiali del 1953 a Merano dopo la gara individuale (finirà in 27esima posizione) si nasconde e scappa per chiedere asilo politico all’Italia. Tant’è che i cecoslovacchi non parteciperanno ovviamente alla gara a squadre visto che uno dei tre aveva pensato di prendere l’occasione per non tornare più a casa. Duffek, proprio a Merano, aveva messo a punto l’aggancio e molti si stupirono nel vedere quello strano gesto che implicava il fatto di alzare la pagaia più di quello che normalmente era consentito dalla tecnica usuale. Miroslav troverà casa in Svizzera e gareggerà per questa nazione fino ai mondiali del 1965 a Spittal (Austria). Fu secondo nel 1955 a Tacen (Yugoslavia) e quarto nel 1959 a Genf (Svizzera). Terminata la sua carriera canoistica, allenerà il figlio – Milo Junior - fino al 1982. Da lì in avanti spariranno, per me, le sue tracce fino al 2003 quando Cathy Hearn al rientro da un raid con le canoe polinesiane alle Hawaii mi confessò di aver conosciuto il mitico inventore dell’aggancio. Duffek, dopo molti anni nello stato delle mucche viola e dalla croce bianca, si era trasferito laggiù per godersi il resto della vita fra le onde dell’oceano e le corone di fiori al collo delle belle hawaiane, che si muovono sinuose come le onde a tutti noi molto care!


La foto dal libro di W.T.Endicott "To win the world" :Homage to the past: Austria's Edi Wolffhardt, Silver Medalist in 1979, talks with Milo Duffek, Silver Medalist in
1959, and also the inventor of the Duffek stroke.(CEGEP photo)


Occhio all'onda! Ettore Ivaldi - Campionati Europei Slalom Junior&U23 - Liptvosky 2009

... aspettando i Campionati Europei Junior&U23 Slalom


Una domenica fredda e piovosa, rasserenata però in serata da un rosso tramonto fra nuvole nere dalle forme di mostri preistorici. L’arrivo della gran parte delle squadre nazionali ci ha fatto entrare però nel caldo clima di gara dell' 11esima edizione dei Campionati Europei Junior di slalom e settima per gli under 23. I Campionati Junior infatti hanno visto la loro nascita nel 1995 proseguendo con cadenza biennale fino al 2003 per poi disputarsi giustamente ogni anno. Che bello vedere in acqua tanta gioventù: le speranze di oggi le stelle del domani. Un’atmosfera spumeggiante decisamente diversa da un europeo o mondiale assoluto, dove è inevitabile, nel bene e nel male, che a brillare siano i grandi campioni. Fra gli junior qualche nome già si distingue, ma nella gran parte dei casi l’emozione e la voglia di pagaiare non trova confini. Sembrano avere tutti le stesse opportunità. Tecnicamente si assomigliano molto, tutti mettono in mostra le loro armi migliori, puri e freschi come l’acqua che solcano. Timidi e spavaldi nello stesso tempo. Con storie di vita che li accomuna: la scuola, le corse agli allenamenti, il tempo passato a provare e a riprovare una risalita o una combinazione di porte a ski, le ore di studio, la passione per la canoa, internet, facebook, le delusioni, le gioie di chi vive gli anni più eccitanti di una vita. I primi sguardi teneri fra canoisti e canoiste, le prime emozioni per un appuntamento continentale che riempirà per molto tempo i loro cuori, le loro fantasie di un domani sulla scia dei loro idoli, dei loro campioni. Molti di loro sicuramente li ritroveremo nel futuro di edizioni olimpiche o iridate, altri sceglieranno altre strade, ma sicuramente questa settimana, queste emozioni, queste fotografie di vita vissuta li accompagnerà e ci accompagnerà per molto tempo.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi – Liptvosky Campionati Europei Junior&U23 2009

ASPETTANDO GLI EUROPEI...


Questa mattina ho seguito l’allenamento di Zeno dalla tribuna in legno stile far-west ed in attesa della sua discesa successiva mi faceva compagnia un ricordo datato 1984. E’ infatti questo l’anno in cui feci la mia prima trasferta a Liptovsky per la 36esima edizione del Tatranska slalom con il mio compagno di squadra e amico Ivan Pontarollo, che tra l’altro tornò a casa con il Trofeo, e Pierpaolo Ferrazzi. Partii da Verona con una Ford Tanus a noleggio e passai a Valstagna a caricare gli altri due Kappa uno. Una brevissima pausa a Trento Sud dal consigliere federale Fulvio Bonmassar a prendere del cash e poi via per la tanto attesa meta. Ricordo ancora oggi con un certo terrore l’entrata nell’allora Cecoslovacchia. Chilometri di filo spinato con le garitte a baluardo del confine. Una volta arrivati in dogana ci passarono al setaccio scaricando e controllando ogni pezzo della macchina ispezionandone perfino il fondo con un carrello a specchio! A contorno i soldati con tanto di mitra e fare minaccioso. All’entrata un paesaggio desolante: palazzoni grigi, strade con i solchi dei carri sull’asfalto, lungo le strade persone che vendevano quattro cipolle, due peperoni, qualche foglia di lattuga, la stessa mercanzia che più o meno trovavi nei supermercati. Proseguimmo dritti per i monti Tatra e il paesaggio non cambiò di molto. Sento ancora oggi quell’emozione nel vedere per la prima volta questo percorso artificiale, ma soprattutto non posso dimenticare l’incontro con Peter Sodomka. Io avevo conosciuto questo campione cecoslovacco che aveva fatto la storia della canadese monoposto mondiale, attraverso diversi racconti e tanta immaginazione. Il primo impatto lo ebbi nel 1976 quando Renzo Mariani e Alberto Bonamini – un giorno vi racconterò anche di loro – tornarono al Club dopo una trasferta con la nazionale proprio nella terra dell’eroe e portarono con loro la mitica canoa “TSR”, dove “T” stava per Tresnak, “S” per Sodomka e “R” per Radil. I tre vinsero molto singolarmente oltre ai mondiali a squadra in C1 nel 1973 sulla Muotha (Svizzera) e nel 1975 sulla Treska (ex-Yugoslavia). Renzo e Alberto, freschi della loro esperienza internazionale, incantavano noi ragazzini del club, nelle serata passate in Dogana per dissetarci di storie di canoa. Si diceva che Sodomka fosse un sorta di gigante, che impressionasse chiunque per la grandezza delle sue mani e per il suo sguardo piuttosto severo. A colazione mangiava cetrioli e girava sempre con un bilanciere in macchina per scaldarsi prima delle gare. Si raccontava anche che aveva appeso la pagaia al chiodo per terminare la carriera con un successo dopo aver vinto i campionati del mondo nel 1977 (uno fra l’altro dei pochissimi atleti che seppe vincere medaglie in slalom e in discesa). La ragione vera di questo abbandono fu invece dovuta al fatto che, dopo aver visto le classifiche, chiese chi fosse un certo Bob Robinson che aveva fatto registrare il miglior tempo, ma che una penalità di troppo lo rilegò al quarto posto giusto dietro a Karel Tresnak. Lo cercarono questo statunitense poco più che 17enne alto e filiforme, più un personaggio da college e Mc Donald, che pagaia e slalom. Quando Sodomka lo vide ci rimase male. Si avvicinò al nastro nascente del C1 e gli regalò la sua pagaia dicendogli: “ora tocca a te, il mio tempo è finito”! Insomma una scena madre come nel fantastico film “the big Wednesday” quando cioè Matt alla fine della sua impresa nella tanto attesa mareggiata del novembre del 1968 esce dall’acqua e regala la tavola al ragazzino che gliela riportava.
Sodomka ci aveva visto bene perché solo due anni più tardi questo “sbarbino” assieme a David Hearn e Jon Lugbill diede vita al ciclo d’oro a stelle e strisce.
Sodomka mi si parò davanti in quel maggio dell’84 e non ebbi nessun dubbio a riconoscerlo. Effettivamente un gigante, ma lo sguardo non era più quello che metteva in soggezione gli avversari, anzi sembrava dolce e affabile. Mi ricordo che rimase tutti e tre i giorni delle gare sul ponte che collega i due canali e seguiva con attenzione ogni canoista ed io rimasi per molto tempo a godere nel dividere quell’angusto spazio con chi per molte volte aveva percorso la mia fantasia sportiva. Di lui mi sono ritrovato a parlare recentemente e cioè a Pau, in occasione della prima prova di Coppa del Mondo di slalom, con un altro mostro sacro della canoa e cioè Jil Zok. Infatti ho avuto modo di passare alcune ore con il francese nove volte campione del mondo nella specialità della canadese monoposto discesa per completare la prima parte di un libro su Vladi Panato che sto scrivendo. Zok parlava molto ammirato di Sodomka e al solo nominarlo gli si illuminavano gli occhi. “Fu il primo a far saltare la coda per cambiare direzione – mi spiegò e aggiunse – poi con il tempo questa tecnica la feci mia migliorandola. Ora Panato ne è il vero artista”.
Alla fine di quei tre giorni di gare, ricordo che fu invitato a presenziare alle premiazioni, lo cercarono, lo chiamarono, attesero qualche decina di minuti, ma lui il grande Peter Sodomka aveva già preso la strada di casa uscendo di scena, ancora una volta, in silenzio lasciando spazio agli attori di quel momento. Io tornato a casa cercai documenti o quant’altro parlasse di lui, mi fece piacere scoprire che nacque il mio stesso giorno, come Martikan, come Carlo Mercati e chissà quanti altri: un altro toro e si sa che noi siamo legati alle tradizioni e alla storia!

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi - Campionati Europei Slalom Junior & 23 Liptvosky (SVK)

CAMPIONATI EUROPEI SLALOM JUNIOR&U23


La notte si dorme bene, ma durante il giorno il caldo è veramente potente.
Si va a “braccio” per pagaiare sul canale che ha aperto la storia delle strutture artificiali. Ora per spiegarvi che cosa significhi andare a braccio, semi braccio o a petto, devo tornare indietro nel tempo quando cioè nel 1991 Francesco Stefani (in arte Bacò) creò una terminologia specifica per l’abbigliamento da canoa. Facemmo anche una T-Shirt per rammentare al mondo l’”italian style”. In sostanza pagaiare a braccio significa utilizzare una canottiera sotto il salvagente e così il braccio è praticamente nudo. Bene. In questi giorni Michele Martino pagaia a braccio ed è veramente impressionante vederlo scendere sulle sue acque. Il volume del suo bicipite sinistro, ciò il braccio che tira la pagaia, fa paura per dimensioni e per quelle due vene che nella massima contrazione sembrano esplodere da un momento all’altro. L’abbigliamento estivo, canottina azzurra sperimentata la prima volta a Beijing 2008 e che non si trova sul catalogo ufficiale di Sandiline, esalta decisamente quei due pistoni che mettono in moto una macchina impressionante che al suo passaggio fa aprire le acque e fermare il mondo. Infatti se qualche canoista si trova sulla sua traiettoria è come d’incanto fermato da una forza magnetica. Ora, se hai la fortuna di vederlo arrivare, ti sposti, guardi e lascia andare. Se invece è alle tue spalle sei praticamente sovrastato e paralizzato da una sorta di vuoto. Immaginatevi quindi quegli junior che si trovano in questa situazione: deve essere come per la piccola Bernardette aver visto la Madonna nella grotta di Lourdes!
Lui non è solo una macchina di muscoli, ma lo è anche per dedizione e meticolosità. Al canale arriva guidando il Suv nero della Mercedes o pedalando sulla mountain-bike – abita a meno di 2 chilometri dal canale in una villetta che dà sul fiume Váh con una cancellata stile messicano – due volte al giorno. Si cambia, sfila la canoa dal deposito, fa quei 200 mt. che lo dividono dalla partenza del canale. Sale in canoa si allaccia il paraspruzzi, controlla che tutto sia ok, pianta la coda in acqua e parte per l’allenamento. Si fermerà solo allo scadere del tempo prestabilito. Finita la sessione in canoa o va in palestra o si doccia per tornare a casa con il mezzo con cui è arrivato. La stessa cosa si ripete quattro ore più tardi. Non c’è nulla che varia in questa sua vita da campione. Eppure sono tante le persone che cercano di incrociare il suo sguardo o in allenamento o dopo, ma lui nulla, imperterrito. Questo suo modo di essere lo distingue qui a Liptovsky Mikulas fra i monti Tatra dove in lontananza si vede la vetta più alta dello Slovacchia – il monte Gerlach 2.665 mt. - o in qualsiasi altra parte del mondo. Abbiamo vissuto per diverso tempo nello stesso hotel a Beijing e lo scenario è sempre stato lo stesso.
Nel frattempo i preparativi per gli europei junior e under 23 proseguono. E così vedi Ivan Cibák – presidente della Federazione Slovacca figlio di quell’Ondrej Cibak che rivoluzionò i percorsi di slalom dando per l’appunto vita ai canali artificiali – che corre dalla mattina alla sera per montare, spostare in prima persona, organizzare, disporre ogni cosa perché fra pochi giorni si inizierà a vivere un’altra avventura all’insegna dello sport dell’acqua che corre e che avremo la fortuna di raccontare. Un presidente concreto che va a braccetto con Ivan Gasparovic quel professore di diritto che dal 2004 è il presidente della Repubblica Slovacca.
Mi piace quello che ha scritto Cibak nel bollettino ufficiale della manifestazione:”Here, in the water slalom area in Liptovsky Mikulas grove up the olympic winners, world and european champions.They were the juniors first. Later became the stars.“


Poche parole, concise e certo non perde tempo ogni due mesi a raccontare quanto siamo belli e quanto siamo bravi. Parlano per lui le medaglie d’oro olimpiche, le strutture, l’attività concreta che si fa ogni giorno dell’anno per i giovani e per gli atleti d’elite!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi Campionati Europei Slalom Junior & U23

Coppa del mondo Slalom 2009

Luglio 13, 2009

Ci sono certi viaggi che vorresti non finissero mai, ti allontani da storie appena vissute per avvicinarti ad altre che presto assorbiranno tutte le tue energie. Se poi con te hai le persone che ami e la musica giusta anche i 900 chilometri che separano la finale di Coppa del Mondo di Augsburg dai campionati europei junior e under 23 di Liptovsky Mikulas non ti peseranno tanto visto che gli argomenti da raccontarci e commentarci sono diversi: c’è solo l’imbarazzo della scelta. Come ad esempio commentare la domenica di Fabien Lefevre, che non ancora appagato delle sue gare in C2 e K1 ha passato la mattina a pagaiare in C1 nella parte alta del percorso dalla “bocca del diavolo” al bivio mentre sul canale di gara le donne e le canadesi monoposto si giocavano i posti per le finali. Nell’intervallo tra semifinale e finale lo abbiamo visto provare ogni tipo di kayak. Ed eccolo passare con la barca di Dorfler (quest’ultimo impegnato nel frattempo ad intrattenere il pubblico con la canoa da rodeo, prima di fare la seconda manche come forrunner) di colore arancione e di costruzione tedesca, forse troppo nervosa per uno come lui che sembra pagaiare in attesa dell’onda successiva; poi con la nuova canoa di Kauzer, ma decisamente troppo grande per chi gioca la sua carta migliore su un equilibrio che solo chi danza con l’acqua può avere. Poi, sempre rigorosamente vestito da canoa, allo stand di Vajda a prendere misure per dove mettere il sedile su qualche nuovo modello. Insomma un Lefevre che diventa oggetto di interesse anche a riflettori spenti, alla ricerca affannosa della perfezione a meno di due mesi dall’appuntamento iridato. Passiamo il tempo anche a fare un po’ di “fantacanoa” su chi vincerà la coppa del mondo nel kayak maschile (anche se la Fick ha già deciso e pubblicato l’esito finale). Allora vediamo… se Kauzer in Canada arriva entro il sesto posto ha la coppa in mano, ma se super Cali gareggia e vince potrebbe ancora avere delle chance se Kauzer arriva al massimo terzo. Se l’italiano non va oltre oceano potrebbe ancora sperare che lo sloveno chiuda in finale al sesto posto così la Coppa ha un ex-equo. Se è settimo la Coppa è di Molmenti. E’ qui che interviene la quota rosa del gruppo in viaggio e cioè Marina che ovviamente ci chiede chi è la tipa che ha visto passeggiare al fianco del piccolo eroe dello slalom italiano e che sembra molto interessata alle sue performance!
Tutt’altra storia fra le donne dove Jana Dukatova la Coppa l’ha già vinta anche senza aspettare l’ultima prova continentale. Questa slovacca mi ricorda tanto Elizabeth Sharman la britannica campionessa del mondo a Merano nel 1983 e a Bourg St. Maurice nel 1987, vincitrice dell’Europa-Cup nell’82 e 86 quella che oggi è la Coppa del Mondo. Con lei passai 4 mesi in California sul Ken River nell’inverno del 1985. I suoi modi di fare e la grande classe in canoa la facevano sembrare una vera e propria regina e da qui il soprannome “the Queen”! La Dukatova la ricorda fisicamente, alta ed elegante nella camminata, e nella pagaiata. In finale ha impressionato per eleganza e facilità su un percorso che ha messo in difficoltà il resto del gruppo in rosa. E in suo onore ci siamo stappati una Red Bull, suo sponsor, che la stessa nuova regina ci ha regalato. Raffy poi ci ha ricordato il ritorno alla vittoria di Tony Estanguet, effettivamente una grande finale, ma è stato impressionato da Benn Fraker che ha sfiorato la medaglia dopo aver vinto la qualifica. Dopo una merendina e tanti altri chilometri il mio piccolo C1 destro ha chiesto informazioni su Tasiadis che davanti a sé ha sicuramente un grande futuro.
I monti Tatra ormai sono all’orizzonte e il viaggio qui si conclude ed inizia la nuova avventura.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi finale di Coppa del Mondo di slalom Augsburg.

Coppa del mondo Slalom 2009

Luglio 11, 2009

Il giorno di finale è sempre un giorno particolare, si respira un’aria diversa, un’ atmosfera ovattata. Il sole ci ha accompagnato anche se l’aria è rimasta frizzante per tutta la giornata. Particolarità ce ne sono e belle storie da raccontare non mancano mai. Iniziamo da Fabien Lefevre che con questa gara fa scala reale centrando ben sei finali su sei: 3 in C2 e 3 in k1. Diverte poi il pubblico quando in finale nella barca doppia alla porta numero 11 in discesa si schianta rovesciandosi sul massone conosciuto al mondo con il nomignolo di “Moby Dick”. Al compagno di barca - Gaurgaud – scivola via la pagaia, i due fenomeni cercano di riportare la testa in una posizione più consona e così Fabien tenta un eskimo azzardato in debordè e Gaurgaud con le mani. L’esito però non è quello sperato e sono costretti ad uscire dal mezzo e farsi il resto del canale a nuoto. In sala video un boato incredulo con in francesi ammutoliti. La gara è vinta dai teutonici Becher/Henze. Marcus e Stefan avevano vinto l’ultima gara proprio qui ad Augsburg quando nel 2003 ci si giocava titolo iridato e qualificazione olimpica. I tedeschi poi prenderanno l’argento ad Atene nel 2004. I fratelloni Pavel e Peter Hochschorner si incantano due volte sulle due combinazioni di porte sci in prossimità dei due massoni e si devono accontentare di un argento che comunque li consolida al comando della coppa. Benetti/Masoero sbagliano troppo e la finale rimane lontana anche per una pesante penalità sull’ultima porta in discesa. L’altro equipaggio italiano in gara – Ferrari/Camporesi – bravi a superare il primo ostacolo delle qualifiche, si perdono poi su un percorso disegnato con grandissima abilità da chi conosce molto bene i movimenti di acqua e pareti di rimbalzo.
Grande gara, come sempre, nel kayak maschile. Su tutti un imprendibile Peter Kauzer che è l’unico atleta capace di restare sotto i 100 secondi e riceve un applauso lunghissimo anche in sala video. Grande attesa e molta attenzione era posta sul campione olimpico Alexander Grimm, tanto da attirare diretta televisiva e posa in pompa magna della tipica pietra sotto un nuovo albero sul praticello verde che sovrasta il campo di gara a memoria della vittoria a cinque cerchi. Tradizione questa nata con Elisabeth Micheler (campionessa olimpica nel 1992) che, in questi giorni, corre indaffaratissima fra impegni istituzionali con le televisioni e per seguire le figlie in canoa. Il marito Melvyn Jones (terzo ai mondiali del 1993 in K1 slalom – in quel mondiale dove l’esordiente L8 conquistò proprio l’ottavo posto!) è impegnato sulla prima telecamera del video tecnico. Super Cali chiude con il bronzo al collo e con tanti punti per rafforzare la sua leadership in coppa. Peccato solo che l’ufficio stampa della Federazione Italiana Canoa Kayak prenda fischi per fiaschi e gli assegni già in mano la prestigiosa Coppa del Mondo. Per la verità bisognerà aspettare le gare Panamericane perché si possa dire concluso il trofeo iridato. Ma si sa che anche qui la conoscenza specifca dell’ufficio stampa lascia a desiderare visto che considerano gli europei come gara di coppa e non i continentali oceanici dove Molmenti ha preso un secondo posto nella gara vinta dal ceko Hradilek. Lo spazio informativo della Fick viene usato solo per i grandi proclami dei grandi progetti federali che tali rimangano e gettano fumo e non concretezza.
Vi lascio con qualche statistica: i k1 che hanno preso la finale in tre gare di coppa sono 20 di cui solo 3 per ben tre volte(Walsh, Molmenti e Lefevre); nel C2 sono 15 di cui 5 in tutte le prove.
Giusto per completezza annotiamo anche le prove nella canadese monoposto femminile. Al via solo cinque atlete nella speranza che piano piano il movimento cresca.
Domani donne e C1 uomini con semifinali e finali.
Occhio all’onda! Ettore Ivaldi Coppa del Mondo Slalom Finale Augsburg 2009

Coppa del mondo Slalom 2009

Luglio 10, 2009

Gare interessanti le prove di qualificazione, anche se sembrano essere state ad esclusivo interesse dei soli addetti ai lavori. Poco contorno alle discese degli atleti – la voce di commento ha funzionato solo a tratti e la musica certo non sembrava essere stata scelta con cura per l’evento. Anche il pubblico non era quello delle grandi occasioni. Ci ha scaldato però un timido sole che combatteva costantemente con nuvoloni minacciosi e scuri.
Ma cerchiamo di capire la gara che di sorprese ne riserva sempre. Si pensi che per entrare in semifinale nei kayak maschile il distacco dal vincitore non ha superato il 3,7%. Considerando inoltre il fatto che ben 5 atleti sono nello stesso secondo con una percentuale di distacco dal miglior tempo del 2,2% e ben 9 nel 3,4%. Fuori nomi noti come gli slovacchi Cibak e Sajbidor. Quest’ultimo non sembra essersi più ripreso dopo l’esclusione dai giochi olimpici dello scorso anno. Eppure il campione d’Europa 2007 da due anni lo allena Martikan padre. Non delude Molmenti che ha fatto registrare il miglior tempo, ma il tocco alla prima porta in uscita lo rilega in terza posizione. Poco male, sono domani le manche che non hanno appello: 10 in finale e poi si riparte per le medaglie. E il piccolo, ma potente pagaiatore friulano si gioca punti importanti per portarsi a casa la coppa.
Paolini esce dalla semifinale, ma entra nella squadra italiana per i mondiali come leggiamo sul sito ufficiale della Fick, Luca Costa completa il settore K1 uomini. La cosa non ci sembra stimolante per i kayak italiani che secondo il mio modestissimo parere (visti i risultai internazionali conseguiti fino ad oggi) avrebbero dovuto rigiocarsi tutto eccezion fatta per “super Cali” come l’amico Skillo lo ha ribattezzato. Con Skillo ho condiviso molte ore di acqua per preparare alcuni mondiali e dispiace non ritrovarlo ancora sui campi di gara. Occhio fino e attento analista, tecnico per vocazione e sincero per natura.
Altra storia per il settore femminile. In semifinale ci si va con distacchi molto più elevati fino al 7,8% dalla vincitrice che è ancora una volta Emily Fer. La bianca di Francia sembra avere un’altra marcia in qualifica per poi perdersi in finale con erroracci tecnici che sembrano essere dovuti più a buchi di concentrazione che a mancanza di capacità. Speriamo che si smentisca già dalla prossima prova. Elena Kaliska campionessa olimpica, campionessa d’Europa e vincitrice cinque giorni fa della seconda gara di coppa del mondo, starà sulla riva a guardare le gare di sabato e domenica. Lascia i suoi fans a bocca aperta… questa volta in negativo!
Ci sarebbe da parlare a lungo sul settore femminile azzurro. La scelta di insistere a portare qualche elemento in Coppa non ha nessuna ragione tecnica se alla base non c’è un lavoro costante e mirato negli anni. Soldi spesi male che purtroppo portano solo malumore e mancanza di fiducia in se stesse visto che prendere 15 secondi dalle prime e 7 per entrare in semifinale pesano come mattonate. Ma la ragione c’è ed è evidentissima. Analoga considerazione va fatta per il C1 italiano e non aggiungo altro se non sottolineare che in gare così particolari non si va a fare “shopping”! La specialità, orfana del suo re “Michele Martino” , viene vinta da Benn Fraker, giovane, che ama scendere in gara con occhi truccati e unghie dipinte… va a capire ‘sti americani!
Il C2 è sempre più ad appannaggio dei fratelli Hochschorner. Benetti – Masoero hanno fatto un lavoro onesto per ottenere l’obiettivo di giornata col fine di risparmiare energie utili da spendere quando realmente serviranno.
La notte porta consiglio, la luna è alta nel cielo e ci prepariamo così alle semifinali e finali dei K1 e C2 in pompa magna con dirette televisive e presenza di autorità. Si chiuderà poi domenica con K1 donne e C1 uomini.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi Coppa del Mondo Slalom – Augsburg

Luglio 9, 2009

Tutto come routine anche il giorno di vigilia delle gare di qualifica.
L’ultima mezz’ora di allenamento sul canale, l’omologazione delle canoe, la cerimonia di apertura, per la verità molto scarna, la dimostrazione del percorso, la sua successiva analisi, i buoni intendimenti per le gare di qualifica. La verifica che il sistema video messo a disposizione dall’organizzazione funzioni al meglio e la pianificazione per la giornata di domani chiude il lavoro quotidiano.
Tempo atmosferico ancora molto incerto con un venticello fastidioso e frescolino. E allora spazio ad alcune considerazioni emerse in questo dì. La prima è il pensiero di Peter Kauzer che dopo aver visto il percorso non si considerava molto soddisfatto: troppo facile. Infatti, secondo la sua teoria, sarebbe meglio avere un tracciato molto impegnativo in qualifica per avere la prima vera selezione. L’idea è quella che in semifinale devono passare veramente i migliori. Con un percorso lineare e relativamente facile le chance si aprono per molti che difficilmente però possono aspirare alla successiva finale o ad una medaglia – anche se, secondo il mio modesto parere, alcune insidie non mancano visto che per passare in semifinale sarà questione di pochi secondi di distacco tra i venti atleti e le combinazioni per perdere tempo non mancano. Fuori dalla “lavatrice” si dovrà arrivare ancora con energie per non perdere tempo in una doppia sfasata inserita tra corrente e morta. Giusto per gli appassionati dei numeri in due gare di coppa del mondo fino ad oggi disputate, sono 17 le donne che hanno preso almeno una finale (di cui Dukatova, Schornberg e Pfeifer per due volte), tanti quanti gli uomini (solo Molmenti, Walsh e Lefevre hanno all’attivo tutte e due le finali), mentre i C1 sono 15 (di cui 5 per due volte consecutive) e i C2 13 di cui ben 7 bissano.
La seconda considerazione è legata al numero di ragazzi tedeschi in acqua ad allenarsi. Ho messo a fuoco solo oggi la cosa dopo alcuni giorni di allenamenti molto affollati sui tre canaletti a disposizione. Tu pagai o segui i tuoi atleti e ti rendi conto che in acqua ci sono una marea di giovanissimi che spuntano dai ogni lato. Sulle rive allenatori che con tranquillità offrono supporto tecnico e di sicurezza. Capita di imbarcarti al Club e ti rendi conto che per montare devi metterti in coda e nel frattempo magari è il caso che dai una mano a dei micro canoisti ad allacciarsi il paraspruzzi prima che la correntina del canaletto li trascini a valle. Poi risali qualche centinaio di metri per immetterti nella “bocca del diavolo” e ti rimetti in fila per scendere perché altri ragazzini sono pronti a proiettarsi in quel budello di acqua che ti regala grandi emozioni. Arrivi al “bivio” e c’è la folla che aspetta. A destra i professionisti di coppa a sinistra loro i ragazzi dei due club di Augsburg che ovviamente non perdono occasione per allenarsi tra le centinaia di porte sparse ovunque. Vedere tutto ciò ti fa capire perché la Germania è la nazione che tutti noi conosciamo!
Si sa però che le giornate possono portare vento freddo e mal tempo, non sempre splende il sole. E così ci delude molto vedere atleti che perdono la loro dignità accettando di condividere fatica e lavoro con chi ha cercato di distruggere professionalità, speranze e umanità.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi – Augsburg finale di Coppa del Mondo slalom 2009

Coppa del mondo Slalom 2009

Luglio 9, 2009

Ieri ho passato una bella mattinata nell’attesa della nostra ora di allenamento a meno due giorni dall’inizio delle danze! Infatti ero sul canale di allenamento che seguivo Zeno (il mio figlio più grande) e con lui in acqua anche Richard Fox a pagaiare tra quelle porte che lo hanno visto più volte grande protagonista. E si sa che i pensieri vengono e vanno. Idee che si accavallano ad altre e così non ho potuto non associare il fatto che Fox – un mito per tanti di noi – chiudeva la sua carriera nel 1993 vincendo i mondiali in Val di Sole su quello che considero da sempre il mio padre spirituale: il fiume Noce. Non potevo non associare il fatto che Zeno aveva seguito quei mondiali nel grembo di sua mamma e ha visto trionfare il britannico attraverso i suoi occhi in quel luglio di 16 anni fa, forse troppo ricco di acqua, ed ora era li a pagaiare con lui e a ricevere i complimenti proprio da chi per oltre un decennio ha spadroneggiato nel kayak maschile slalom. Qui ad Augsburg nel 1985 vinse il suo terzo titolo mondiale individuale consecutivo. Ricordo che all’arrivo di quella gara Peter Mikeler – argento – era straordinariamente contento. Ricordo anche il lungo e appassionato abbraccio che Gabi Smith – una bionda da sballo che a quei tempi stava con Peter – gli regalò. E tra me e me pensavo: beh! un secondo posto non è male, però, visto che gareggiava a casa sua, forse poteva aspirare ad una brillane vittoria. Certo poi che essere accolti da colei che rappresentava la musa della canoa non era da tutti. L’euforia del tedesco durò a lungo e solo alla festa della chiusura ebbi modo di capire il perché. Dopo qualche birra presi la palla al balzo e chiesi a Mikeler il motivo di questa sua chiara soddisfazione che mostrava al mondo. Lui molto semplicemente mi spiegò che era campione del mondo e non poteva ancora crederci. Mi prese un colpo. Forse ho visto male i risultati o qualche cosa non quadrava. Un attimo dopo aggiunse: sono il campione del mondo fra gli esseri umani: Richard non è da considerarsi tale perché dunque non dovrei essere contento? Ed effettivamente era così visto che Riccardo la Volpe si mise al collo una medaglia d’oro con oltre 10 secondi di vantaggio, all’epoca vinceva ovunque e dovunque. Creò uno stile. Disegnò canoe, pagaie, capi di abbigliamento. Quei mondiali li preparò in maniera molto meticolosa tanto che per potersi allenare il più possibile gareggiò per due anni per il Canoa Club di Augsburg e trascorse moltissimo tempo proprio qui. Lui è sempre stato un grandissimo perfezionista. Non trascurava nulla e soprattutto era sempre alla ricerca di aspetti nuovi che lo potessero in qualche modo avvantaggiare. Lui praticamente viveva nel futuro rispetto agli avversari.
Tra una porta e l’altra ci siamo anche fermati a riflettere sull’attuale realtà di un regolamento che sembra mettere in difficoltà i “vecchi” per avvantaggiare i giovani che possano avere molte chance per entrare in finale visto che con la manche unica si può rischiare di più.
Lui oggi ricopre il ruolo di vice-presidente dell’ICF oltre ad essere il team manager della canoa australiana e nei suoi occhi si legge ancora la voglia di pagaiare, pagaiare e pagaiare ancora per il piacere di farlo, per l’energia che ogni colpo immerso nelle onde ti può regalare per affrontare al meglio la vita di ogni giorno!
Giusto per la cronaca: il tempo atmosferico è ancora incerto con forti precipitazioni e vento freddo. Domani ultimo giorno di allenamento e poi da venerdì si entra nel vivo della finale.
Occhio all’onda! Ettore Ivaldi Coppa del Mondo Slalom 2009

Coppa del mondo Slalom 2009

Luglio 07, 2009

Unbelievable – incredibile! La classifica dei C1 della seconda gara di Coppa del Mondo disputata a Bratislava mi ha riportato indietro nel tempo quando su tutti e tre i gradini del podio sventolava la bandiera a stelle e strisce: 1979 campionati del mondo di Janquiere (Canada) Lugbill, Hearn, Robison; 1987 campionati del mondo di Bourg St.Maurice (Francia) Lugbill, Hearn, Bruce. 2009 seconda gara di coppa del mondo podio nella canadese monoposto: sui pennoni non più la bandiera degli Stati Uniti d’America, ma quella della Repubblica Slovacca con: Martikan primo (il suo 93,99 gli avrebbe regalato l’argento nel kayak maschile, non male ma fece meglio nel 2006 ad Atene quando battè i k1 men realizzando così quello che fu per anni il sogno di John Lugbill), Slafkovsky secondo e Benus terzo. La Slovacchia alle ultime olimpiadi si è portata a casa 3 ori su 4 e ultimamente piazza sempre almeno due barche nelle finali se non tre. Una nazione che in casa ha completato il quadretto dei successi con l’oro di Elena Kaliska (lei non delude mai ai grandi appuntamenti) e un bronzo di Jana Dukatova, il nastro nascente del kayak in rosa che si cimenta con successo anche nella canadese monoposto. Nella canadese biposto udite, udite: primi i fratelli Hochschorner che con 99,73 sarebbero stati quinti nella finale del C1, secondi i fratelli Skantar e quarti Kucera – Batik. Questo, probabilmente, è solo un piccolo assaggio di quello che vivremo nel 2011 in quel mondiale che assegnerà i posti olimpici e dove Martikan e compagni rinverdiranno i grandi momenti passati con i miti americani.
Non ero a Bratislava, mi sono preso una piccola pausa con la mia famiglia, e quindi devo rivivere quella gara con i dati alla mano, video e con i racconti dei protagonisti. Le classifiche non lasciano ombre di interpretazioni soggettive, sono contento per il rientro alle competizioni internazionali del C2 italiano Benetti – Masoero che come i grandi non deludono mai in appuntamenti che contano. Ciò convalida le nostre tesi sull’assurdità di non averli portati agli europei per preparare al meglio il mondiale settembrino. Qualcuno dovrà pur rendere conto del suo operato: i dubbi sulla competenza dei quadri federali sono lapalissiani anche alla luce dei risultati dei kappa uno. I Panato, i Benassi e i Molmenti non possono giustificare sempre tutto! Talenti e il resto del movimento dov’è?
Ma è già tempo di finale di Coppa e allora rieccoci ad Augsburg. Che strano effetto mi fa ogni volta che sono qui su questo canale che è stato ed è ancora la storia dello slalom mondiale. Quando passeggio lungo il canale mi sembra sempre di vedere la banda olimpica che suona e i giudici di porta, in giacca, cravatta e borsalino che attenti segnalano le penalità di quegli atleti che nel 1972 ci hanno fatto entrare nel sogno olimpico. E sulle sponde naturali che fanno da tribuna vedo ancora la gente che si accalca per seguire le imprese di questi funamboli dell’acqua. Vedo un C2 uscire dal ponte dei sospiri con i pozzetti così lontani che non c’è modo di comunicare se non attraverso il gesto della pagaiata. Ho questa immagine in bianco e nero che mi regala sempre grandi emozioni ogni qualvolta ho la fortuna di essere qui. Per renderla poi reale passo sempre a rileggere la targa, posta proprio in entrata al canale, che ricorda i medagliati della XX edizione olimpica: la prima per noi slalomisti!
La DDR l’aveva fatta proprio da padrone vinse tutti e quattro gli ori disponibili. La Germania dell’Ovest fece il resto regalando solo un argento al giovanissimo austriaco Norbert Sattler (che molti ricorderanno per la sua celeberrima frase: “I like paddle when the water is brown”) un bronzo ai fratelli francesi nel C2 Orly e un bronzo allo statunitense Jemmy McEwan l’unico atleta presente anche ai giochi olimpici di Barcellona, dove con Luky Haller sfiorò un altro bronzo olimpico.
Il tempo atmosferico fino a giovedì non promette nulla di buono, temporali e perturbazioni varie, così dopo gli allenamenti resterà tempo per ri-visitare il museo della canoa.
Occhio all’onda! Ettore Ivaldi – Augsburg Finale di Coppa del Mondo Slalom 2009

Coppa del mondo Slalom 2009


Giugno 29, 2009

Oggi la coppa del mondo ci ha regalato un'altra importante pagina di storia. Leggende che avremo modo di raccontare a lungo e che sicuramente riempiranno le serate invernali davanti al fuoco di casa. Fabien Lefevre ha mantenuto la promessa che aveva fatto subito dopo le olimpiadi e così, solo per questione di minuti, è il primo atleta al mondo che conquista due medaglie in due specialità diverse nella stessa finale di coppa del mondo. Infatti prima con il compagno Gargaud sfiora la vittoria nella canadese doppia e si mette al collo un argento non facile e a distanza di poco più di mezz'ora sale sul gradino più basso del podio nel K1 nella gara vinta con estrema facilità e supremazia da Peter Kauzer. Grandissima gara dello sloveno che stacca tutti di ben 4 secondi e vince pur toccando la porta 11. Tocco che ha fatto tremare il papà sulla riva che da sempre lo segue. Anche lui Peter di nome, anche lui un campione nel Kayak maschile sotto la bandiera di Tito. Fu infatti quinto ai mondiali di Spittal in Austria nel 1977 nella gara vinta dall’inglese Albert Kerr. Di quest’ultimo si racconta che faceva le risalite senza agganciare utilizzando il colpo largo per entrare, una sorta di precursore ante litteram dello stile moderno di una disciplina che non finisce mai di entusiasmare. Lo ricordo alcuni ani più tardi a Merano all’ultima risalita al “buco Costantin” dove si infilò sfruttando la corrente e usci per l’appunto spingendosi con la pala sinistra… allora era proprio vero!

La stessa impresa del bianco di Francia riesce al “suddito di sua maestà” David Florence che e' bronzo sia in C2 che in C1.

Altro fatto eccezionale i ben due ex-equo nei K1 uomini. Infatti sul terzo gradino del podio del kayak maschile troviamo Lefevre e Dejan Kralj. I due atleti infatti fanno registrare entrambi un 100,77 + 2 … incredibile? No visto che anche il sesto posto viene diviso fra altri due atleti Molmenti e Walsh entrambi con 104,48! Il nuovo regolamento prevede in caso di stesso tempo l’assegnazione dell’ex-equo, cosa che non era mai successa prima.

Ci hanno fatto vibrare i fratelli Hochschorner che arrivati lunghi alla risalita numero 4 si sono letteralmente incravattati sui sassi per aver fatto la porta precedente in discesa, cosa che neppure i K1 si sono minimamente sognati di fare. Nove lunghissimi secondi piantati su quelle rocce senza un minimo tentennamento di cedere e farsi trasportare a valle. Peter (dietro sinistro) con la pala piantata in acqua a sostenere la barca, ma praticamente sommerso dall’acqua. Pavol neppure ci ha pensato a cambiare lato di pagaiata per venire in aiuto a suo fratello ed è rimasto in equilibrio a cercare un “ecar” praticamente impossibile. Alla fine è la spinta dell’acqua e la loro determinazione a non mollare che permettono loro di uscire da quel brutto inghippo! Ditemi voi se queste non sono grandissime emozioni.

Tutto ciò sarebbe potuto bastare, ma la domenica ci riservava anche l’impensabile eliminazione dalla finale della canadese monoposto del suo l'indiscusso re: Michal Martikan. Il due volte campione olimpico ha sbagliato molto in semifinale e seppur incredulo ha dovuto assistere all'assegnazione delle medaglie da bordo campo. Per le semifinali e finali la partecipazione stima di pubblico è stata di oltre 10.000 persone, che non solo hanno tifato per i beniamini di casa (stupenda la gara della Pichery nel K1 donne), ma hanno anche avuto modo di provare concretamente la canoa grazie al servizio che la federazione francese ha messo in atto per questa manifestazione. Le luci si spengo sulla prima gara di Coppa del Mondo di slalom e ora via a Bratislava per il secondo appuntamento.

Occhio all'onda, Ettore Ivaldi, Coppa del Mondo Slalom Pau

Coppa del mondo Slalom

Giugno 27, 2009

Ero ancora immerso nei sogni quanto questa mattina alle 7,30 dagli autoparlanti uscivano le note di “My Way”: I've lived a life that's full
I've traveled each and ev'ry highway, but more, much more than this
I did it my way…
e pensavo che effettivamente la mia vita è stata impostata su questo stile. Il risveglio è stato quindi dolce grazie alla musica, alle parole e ai ricordi della serata precedente trascorsa alla cena dei capisquadra. Infatti ho passato alcune ore in piacevole compagnia particolarmente con Jerney Abramic, Mikel Saiber e John Mc Loyd, e tante altre personalità del mondo canoistico. Tra una leccornia e l’altra mille discorsi. A dissetarci un favoloso vinello bianco che ci hanno spiegato essere di queste parti il “jurancon”. La leggenda dice che lo abbiano utilizzato per battezzare Enrico IV. Deliziose anche le cozze e i gamberoni preparati proprio davanti alla sala su una enorme piastra. Ma a parte tutto ciò, che comunque non guasta mai, la compagnia dei miei commensali mi ha rallegrato la serata e ovviamente, come sempre, i discorsi hanno toccato ogni confine dello slalom. Giustamente Abramic – atleta che ha vinto diverse medaglie ai campionati del mondo e da diversi anni allena la squadra austriaca anche se di patria slovena - ci faceva osservare che è dal 1990 che si cambiano i regolamenti nel tentativo di avvicinare il più possibile la televisione. Il risultato per la verità non è stato così eclatante come sperato. Forse allora il problema non sono le regole, ma il modo con cui la canoa va a proporsi ai mass-media. Io ho la mia idea, e sto lavorando per questo ad una relazione da consegnare ai grandi capi dell’ICF. Penso che si debba produrre “by self” le immagini e darle ai vari circuiti internazionali come Eurosport, con loro avrò un incontro a breve grazie alla collaborazione di Dario Pupo grande commentatore televisivo del magico e fantastico mondo dello sport. La strategia è quella di essere presente il più possibile in televisione con un circuito di gare importanti in modo tale da far conoscere e avvicinare gli atleti alla gente. Appassionare il mondo con una forte pressione televisiva, come ha fatto il salto con gli sci, il biathlon o lo sci nordico. Morgenster, Maysz, Ahonen, Schrirenzauer, Bjiordalen, Svenzen, Nortthug, Greis, Piller Cottrer, Di Centa, sono tutti nomi ormai conosciuti e che sono diventati idoli al pari dei campioni del calcio o del basket. Solo se la canoa creasse un circuito di almeno una dozzina di prove potrebbe sperare di essere presa in considerazione da televisioni e sponsor. Questi ultimi infatti non hanno nessun interesse a investire su un singolo evento. Il nome rimane se si associa a lungo ad uno sport che passa nei circuiti di tutto il mondo. Un’impresa non facile, ma credo doverosa da fare.
Terminate anche le gare di qualifica, domani le semifinali e finali. Oggi però resterà fissato nella nostra mente a lungo l’uscita dalla porta 17 di Fabien Lefevre. Il fenomeno transalpino dopo essersi appoggiato sulle rocce con la pala sinistra ed essersi spinto con energia ha girato la stessa pala e per effettuare la rotazione su una grande onda ci ha messo il debordè! Il pubblico, numerosissimo, è andato in un brodo di giuggiole, un boato e tutti a casa contenti, non si era mai visto nessuno K1 osare tanto in una gara di qualificata ridotta oggi ai 20 migliori al mondo. in Chissà domani cosa ci regalerà ancora.
Occhio all’onda! Ettore Ivaldi da Pau 1^ gara di Coppa del Mondo Slalom 2009
P.S. complimenti alla squadra del k1 uomini discesa che, agli europei in Valtellina, hanno conquistato un bel bronzo nella prova sprint.

Coppa del mondo Slalom 2009


Giugno 25, 2009

Spettacolari, magiche, sublimi le emozioni che questi francesi ci stanno facendo vivere all’apertura della coppa del mondo. Ogni giorno sempre di più. Pensa che l’impianto – che è costato poco meno di 12 milioni di euro – ha praticamente due vite: dalle 8 alle 18 sono protagoniste le nazioni che si preparano alla gara. Venti barche in acqua all’ora, i migliori canoisti al mondo che provano e riprovano migliaia di volte varie combinazioni. C’è chi si concentra su una parte del percorso, chi preferisce provalo nella sua completezza, chi scatta, chi si incavola, chi sorride, chi danza e chi lotta con la forza di una corrente che se non l’assecondi ti mangia in un sol boccone. Sulle rive: tecnici, video, fisioterapisti, medici, dirigenti. Si va dallo squadrone tedesco che quando arriva occupa metà bacino, agli inglesi che mettono sotto assedio l’intera zona. Che ci sia la stessa regina in acqua tante sono le precauzioni a livello di sicurezza e supporto tecnologico? Per i francesi lascio la vostra immaginazione libera di pensare il meglio, ma forse loro sono anche oltre! Ceki, russi, sloveni e slovacchi tanto per citarne alcuni nel mazzo delle 28 nazioni presenti a questa ouverture 2009. E così giusto per il colore fa piacere notare che i fratelli - tre volte campioni olimpici - Peter e Pavol Hochschorner hanno cambiato “look”: canoa nera con fondo bianco, casco nero salvagente in tinta con la canoa, pagaie bianche e al loro passaggio le acque si aprono e si trasformano in laghi senza insidie! E nel frattempo a bordo campo si installano mega schermi, tabelloni elettronici, pubblicità, stand gastronomici e commerciali, area vip e tanta, tanta gente che osserva e partecipa a questa grande festa. Poi se si va a fare la spesa in città ci si trova sommersi da manifesti, striscioni e vetrine allestite per l’occasione. Chissà cosa faranno quando organizzeranno i campionati del mondo se per una coppa lo spiegamento di forze, mezzi e personale è così massiccio?
Dalle 18 alle 20 si riordina tutto. Tu pensi che la giornata sia finita, fai per raggiunger il camper che è giusto parcheggiato a lato del canale e ti vedi arrivare pullman, auto, bici, moto che si posizionano ordinatamente nell’area che fino a poco prima aveva accolto i mezzi degli atleti. Scende il mondo, entra nel centro. Il canale si illumina a giorno e riparte la festa: gommoni, idrospeed, canoe di ogni ordine e grado, grandi, piccini e nonni, tutti in acqua tutti con il sorriso stampato sulla faccia per cavalcare questa sorta di gardaland canoistica. A mezzanotte decido che è tempo di svegliarmi da questo sogno e vado a dormire così come le migliaia di persone che ritornano nelle loro case dopo qualche ora di appassionante salutare relax con la certezza che tra loro c’è sicuramente il futuro Estanguet o Lefevre. Occhio all’onda! Ettore Ivaldi
P.S. scusa se ho divagato, ma pensare alle nostre tristezze a volte fa troppo male, godiamoci almeno ciò che il resto del mondo fa con la semplicità di una logica semplice e ovvia.

Coppa del mondo Slalom 2009


Giugno 23, 2009

Devo assolutamente condividere con chi ama la canoa due emozioni che ho vissuto ieri alla prima giornata di coppa del mondo a Pau in Francia.
Beh! il centro qui è veramente fantastico. E’ un canale che ti da la sensazioni di stare su un fiume: ha la stessa velocità, cosa non facile da trovare sui percorsi artificiali, ha morte profonde e i sassi creano le varie difficoltà, non ci sono cioè quegli obbrobriosi ostacoli di plastica colorati. Oltre al fatto che può funzionare praticamente per 11 mesi all’anno senza utilizzare le pompe che riportano l’acqua a monte. Con evidenti costi ridotti per il mantenimento e quindi di utilizzazione da parte degli atleti.
Ma in realtà non mi riferivo all’emozione di vivere questa settimana in questa ennesima opera francese per la canoa. Quello di cui voglio condividere con voi è stata l’emozione di vedere autobus di ragazzini che arrivano al centro e con i vari “monitor” passano in rassegna ogni angolo di questo canale e gli viene spiegato il funzionamento. Vengono portati sul fiume, dove confluisce l’acqua, e gli viene illustrato concretamente il magico mondo acquatico. Poi entrano in una tenda e gli raccontano la storia della canoa, quindi li fanno salire sulle varie imbarcazioni. Segue la foto di gruppo con i campioni, che a turno sono a disposizione, e si torna sull’autobus con un bel pieghevole in mano dove vengono riportati tutti i centri in cui è possibile fare canoa.
La seconda emozione ricade puntuale tutte le volte che vengo in Francia per un grande appuntamento agonistico. Infatti a queste competizioni ritrovi le vecchie glorie della pagaia francese che confluiscono da tutte le parti della nazione per dare il loro supporto all’organizzazione e poi rientrare arricchiti di energia e di esperienza. E’ come – visto che proprio oggi si aprono i campionati europei in Italia di canoa discesa – se in Valtellina Marco Previde Massara fosse l’addetto agli aspetti tecnici della manifestazione e coordinasse il lavoro di altre persone, Cesare Mulazzi responsabile dei media per assisterli dove è meglio mettere le telecamere o intervistare questo o quell’atleta vista l’esperienza maturata negli anni. Elisabeth Zingarle con Walter Wegher in ufficio per traduzioni o collaborazioni varie. E così qui Zok si occupa dei media, Grange Marie Francoise l’aspetto logistico delle squadre, Aghuilone responsabile tecnica e via, via ogni ex atleta – ora impegnato comunque con la federazione francese in qualche centro o con le varie squadre nazionali – ha un ruolo preciso e definito in questa organizzazione.
Due emozioni che secondo me hanno un grandissimo valore per il settore e se non si capisce tutto ciò certo non si può nemmeno pensare di arrivare in Italia a creare un centro così paradisiaco!
Occhio all’onda! Ettore Ivaldi