Smurf un kayak da slalom per i giovanissimi


Sono diversi giorni che vedo in acqua la più piccola della flotta da slalom made by Vajda cioè la “Smurf” costruita per i bimbi e fino ad un peso massimo di 45 chilogrammi.
E’ una barca studiata appositamente per muovere le prime pagaiate in slalom per i giovanissimi e la sua forma imbananata permette una grandissima manovrabilità: punta e coda sempre fuori dall’acqua. L’ho vista usare da una piccola ragazzina con natali illustri, ma si sa che nessuno nasce “”imparato” e così anche lei deve percorrere la strada della vita, magari con qualche corretto sostegno, come la stessa canoa che le permette di muoversi leggera su un canale impegnativo come quello di Penrith. Positivi anche i commenti di altri allenatori che con me hanno visto all’opera il piccolo kayak per piccoli slalomisti.
Bei volumi distribuiti nella parte centrale che danno al mezzo una buona stabilità ed un certo spazio all’altezza del pozzetto per permettere al giovane canoista di pagaiare facilmente in una posizione naturale.
La “Smurf” viene costruita in tutte e quattro le versioni classiche oltre alla costruzione “styrolyght” . Quest’ultimo sistema consiste praticamente nell’uso di materiale termoplastico, più leggero del polietilene che ben assorbe i colpi e la rende praticamente indistruttibile. Un ottimo compromesso tra leggerezza e tenuta nel tempo. Potrebbe rivelarsi quindi un ottimo investimento soprattutto per i club che potrebbero così acquistare un prodotto che possa durare più stagioni e resistere a numerosi passaggi di pagaia.
Mi sento di consigliarlo anche a Damiano Tavella che chiedeva qualche consiglio per canoe per bimbi, ovviamente per lo slalom. Aggiungo solo che è importante avvicinare i ragazzini mettendoli nella condizione ottimale relativamente ai materiali. Io con i miei ragazzi ho sempre cercato di fare ciò per un approccio non traumatico ad uno sport già di per sé complesso.


Altra novità in tema di kayak da slalom arriva fresca fresca da Fabien Lefevre che ha annunciato l’arrivo della sua nuova canoa: una 370 più veloce e più manovriera… già pronta e che sfoggerà prossimamente a Penrith – Australia – dove trascorrerà gran parte dell’inverno ad allenarsi. A noi non rimane che goderci il sapore dell’attesa, nella speranza di avere l’occasione di provarla per tutti Voi.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

... oppure è il volo de colibrì?

La margherita e la risalita

La Volpe italiana dello slalom


In un certo senso anche l’Italia dello slalom ha avuto la suo “Riccardo Volpe”! Lo stile, la sensibilità sull’acqua, le abilità canoistiche fra i pali dello slalom, la sua voglia di ricerca di elementi a molti sconosciuti lo ha reso uno fra i più grandi slalomisti italiani a dispetto dei pochi risultati di prestigio raccolti. Forse è stato il primo vero azzurro che ha interpretato lo slalom come una danza e non come espressione di forza bruta. Forse se fosse stato guidato bene avrebbe regalato molto di più che un quinto posto ai campionati del mondo di Augsburg nel 1985. Per la verità quel quinto posto fu il primo vero successo italiano nel kayak maschile, nessuno prima di lui aveva fatto meglio. Arrivò a poco più di un secondo dalla medaglia e per vedere migliorata quella posizione, in una prova iridata, si dovettero aspettare molti e molti anni ancora.
Giocava con l’acqua con maestria, non amava allenarsi sull’acqua piatta e preferiva qualche ora di corsa alla palestra. Da junior era potente anche nella specialità della discesa che poi lasciò completamente per dedicarsi allo slalom. Pagaiò in squadra nazionale dal 1980 al 1987 e segnò un tempo felice dello slalom tricolore pionieristico e alla ricerca di una sua vera identità. Di lui ho l’immagine fissa mentre scende da un pullman sconquassato a Turrialba – Costa Rica - con un canoa tagliata in due pezzi e uno zaino più grande di lui, anche se per la verità non ci vuole molto! La sua teoria sull’allenamento e sulla tecnica era chiara e precisa che riassumeva in una frase che per noi è diventata una sorta di carta di identità per parlare di lui: “tanto zèo”! Concetto chiaro che cosa ci vorrà mai per andare forte in slalom, basta salire sopra un canoa e pagaiare: ecco la vera essenza dello slalom poche parole e tante ore su onde, porte, fiumi a pagaiare per il piacere di pagaiare con la mente libera e fresca per dialogare con lo spirito dell’acqua che corre.
Dimenticavo! Lo hanno battezzato con il nome di Dario Ferrazzi è nato a Valstagna, si è diplomato all’ISEF a Padova, ha fatto l’allenatore della squadra nazionale dal 1993 al 1996 e ogni tanto lo incontro sul suo Brenta per qualche discesa come ai vecchi tempi oppure lo chiamo per farmi sciogliere dubbi canoistici storici che abbiamo vissuto in prima persona!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Volare sull'acqua con eleganza e classe


L’eleganza del gesto nel ruotare le spalle al palo e con lo sguardo seguirlo per intimorirlo. La pagaia sospesa nell’aria immobile disegna una lunga linea orizzontale sull’acqua. Il movimento è plastico, morbido, naturale come sempre, come molti anni fa.
Sono cambiati scenari, obiettivi, motivazioni, ma non possono cambiare leggende che hanno fatto dello slalom una vera e propria religione. Qualche chilo in più, diversi capelli in meno, uno sguardo però che rimane sempre quello di un tempo, quello che ha intimorito tanti avversari, quello che lo ha reso unico nell’interpretare la specialità fra i paletti dell’acqua che corre. Ha trasformato lo slalom in un’arte e ha lasciato agli altri lo sport. Ha messo in scena una danza più che un competizione, ha ballato sulle note di una musica acquatica e cantato la gioia della forza della corrente come nessun altro sia mai riuscito a fare. Le onde, i riccioli, i ritorni d’acqua e le porte sono state le sue vallette dal 1979 al 1993.
Ecco, a tutto questo mi ha riportato ieri la vecchia “Volpe” mentre accompagnava in acqua la più piccole delle sue creature. Quel suo pennellare le porte, quella sua dinamicità nel gesto, quelle emozioni che trasmetteva in ogni sua pagaiata. L’uomo dalla “manche perfetta” – The ultimate run – Bill Endicott ci ha costruito sopra un intero libro – oggi è il vice presidente dell’ICF e il team manager della canoa in Australia, quell’uomo che entrò in noi attraverso racconti e leggende che di volta in volta si arricchivano di particolari ad umore del diverso narratore. La sue eroiche gesta arrivarono molto prima dell’estate del 1982 quando d’incanto si materializzò davanti agli occhi di noi piccoli canoisti sul fiume Noce. Era reduce da un esordio mondiale bronzeo all’età di 18 anni e d’oro al mondiale successivo nella sua Bala. Di titoli iridati individuali ne vinse ancora quattro, disegnò canoe, abbigliamento, pagaie. Fu ispiratore di libri, video ed immagini. Viaggiò per il mondo e fu senz’altro il primo Marcopolo della canoa slalom in assoluto. Divenne e fu per molto tempo la guida dello slalom mondiale, la canoa gli deve molto, noi gli dobbiamo molto: grazie Richard Fox.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Una vita sul K1 discesa

Aveva e ha avuto ancora la capacità di sorprendermi! La prima volta lo fece nella prova non-stop ai campionati del mondo di discesa a Garmisch nel 2004. Io ero all'ultimo intermedio a pochi minuti dall'arrivo. Avevamo concordato tutto a tavolino nei lunghi giorni dell'attesa di un avvenimento così spettacolare qual'è una prova iridata giocata in un'unica battuta. Avevamo piazzato sul percorso diversi punti di riferimento per i tempi intermedi e creato un sistema di collegamento radio particolare, visto che il fiume è in mezzo alle montagne e neppure i telefonini lavorano come dovrebbero o come si desidererebbe. In sostanza, visto un ordine di partenza piuttosto svantaggioso per i nostri atleti, avevamo di comune accordo deciso di dare, in ciascuna postazione, riferimenti precisi non tanto sul punto in cui l'atleta transitava, ma sul tempo di passaggio all'intermedio precedente. Questo per dare all'atleta, nella prova non-stop dove si decide l'ordine di partenza definitivo della gara, una collocazione presunta, ma il più possibile veritiera, sulla start-list del giorno successivo. In questo modo potevamo risparmiare o viceversa spingere sugli ultimi 4 minuti di gara onde evitare di perdere inutilmente energie oppure, se in ritardo, per cercare di recuperare posizioni utili al fine di partire in gara nella posizione più consona ad ognuno. Quindi i dati da riportare al volo e coodificati erano due: il primo era la posizione in classifica sull'intermedio precedente e il secondo numero si riferiva invece alla posizione in quell'ultimo intermedio rispetto agli atleti già transitati. Due numeri, chiari, precisi, che avevi la possibilità di elaborare in pochissimi secondi: il primo veniva comunicato all'operatore via radio e il secondo era frutto di un veloce calcolo. Pochi secondi dall'apparire dell'atleta in gara per fare mente locale, ricevere i dati, memorizzarli, elaborare i propri, schiarirsi la voce e stare pronto ad urlare. Ma a volte quando pensi di avere tutto sotto controllo ti accorgi che non è sempre così, tanto più se stai per passare le informazioni a Carlo Mercati! Ora l'umbro è un tipo decisamente particolare, unico e grandioso per la semplicità che esprime con gli occhi. Un atleta di spessore, un pagaitore che ci ha regalato momenti esaltanti, momenti indimeticabili e che ha dedicato la sua vita, fino ad oggi, alla canoa discesa. Credo che non ci sia altro discesista che possa dirsi puro, fedele alla sua specialità, onesto con lo sport come Carlo: non l'ho mai visto cercare altre vie se non il K1 discesa. Non gli ha fatto mai gola o non lo ha mai portato in tentazione la canoa da velocità, eppure lui un pensierino ce lo avrebbe potuto pur fare, sfruttando le sue potenti leve. Una tempra che non teme freddo, gelo o neve. E quando nel 2000 si annunciava l'inserimento dello sprint lui ha sempre e comunque tenuto fede alla prova classica cercando proprio nella più tradizionale distanza lunga soddisfazioni e gloria, anche se nello sprint certo non si è risparmiato. "Io certo non mi considero fortunato" mi ripeteva spesso "visto che non ho il talento di tanti miei compagni, devo lottare sempre duro e restare concentrato se voglio battermi alla pari". Lui in realtà di talento ne ha sempre avuto tanto non fosse altro per quella forza che nei momenti più difficili è riuscito a tirare fuori e con cui ha trasformato le sue paure in splendide vittorie. Proprio per questo il sapore dei suoi successi sono ancora più dolci, più amabili, più apprezzati.
In quei pochi secondi, negli ultimi minuti in una non-stop di un campionato del mondo, mi sorprese perché preso dalla concitazione della prova mi urlò a gran voce la sua richiesta di informazioni decisamente diverse dalle comunicazioni che avevamo concordato. Voleva sapere il distacco da un atleta Ceko e la sua posizione in classifica: in sostanza nulla che avesse a che vedere con le informazioni in mio possesso in quel momento! Non mi persi d'animo riccaccia l'urlo in gola con tutti i bei numeri preparati e ripescai nella memoria visiva il tempo dell'avversario, lo elaborai il più velocemente possibile. Lo piazzai, sempre immaginariamente, in una classifica ipotetica dove Carlo era giusto alle spalle del suo, ma non nostro, riferimento. Questa volta l'urlo usci dall'italiano che proseguì sui suoi ritmi con la richiesta esaudita. Giusto per la cronaca quel mondiale porta il suo nome e sempre lo porterà!
La storia, gli eventi, alcune scelte non condivise, l'orgoglio, la politica sportiva ci divisero per molto tempo fino a pochi giorni fa. Ma i suoi occhi e il suo abbraccio hanno avuto ancora una volta la capacità di sorprendermi comunicandomi con il linguaggio degli sguardi e del calore umano le ingiustizie che Carlo ha patito e che lo hanno penalizzato non poco in questi ultimi anni, privi di successi agonistici veri da ricordare. Poco importa nel peregrinare della vita anche se un atleta vive essenzialmente di tutto ciò. Mercati, da pochi giorni, è tornato a gareggiare per la società che gli ha regalato il sogno della sua vita. Una bella cosa se fosse la conseguenza naturale di una libera scelta, ma purtroppo invece è il frutto di un abbandono, di un degrado di ideali e progetti, di un usa-getta, tanto caro alla società di oggi. E' la scelta di chi si sente tradito e che in punta di piedi e senza clamore ha voluto volgere lo sguardo al suo futuro e ancora una volta sarà la Canoa a perderci. Per Carlo si prospetta sicuramente un futuro radioso, con o senza la forza della corrente che resterà però sempre in lui qualsiasi strada intraprenda. Silenzioso se ne è voluto andare, come silenziose erano le sue vittorie che però ci lasceranno per sempre l'onore di averle con orgoglio condivise ed amate. Forse lo vedremo ancora gareggiare per i colori di Città di Castello e non più per la Forestale, sempre che il suo lavoro gli permetta di allenarsi come lui ha sempre fatto: meticoloso, attento, senza risparmio. Io lo spero tanto non fosse altro per rivedere all'opera una forza della natura come Carlo Mercati che sa invece sorprendermi e farmi gioire ogni volta che mette la pala in acqua per spingere avanti il siluro che indossa come una seconda pelle, come una sorta di coperta di Linus che lo difende e lo carica per superare molte volte le difficoltà della vita!

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi

Un saluto

Prendo spunto da un saluto di Mauro Canzano sul forum di CKItalia che ha annunciato il suo ritiro dalla FICK come tecnico

Quando sono solo
sogno all'orizzonte
e mancan le parole
si lo so che non c'è luce
in una stanza quando manca il sole
se non ci sei tu con me con me


Perdere o mettere in stand-by un uomo, un allenatore, un appassionato significa oscurare non tanto un protagonista, ma lo sport che rappresenta. La canoa italiana non può permetterselo, tanto meno in questo momento così difficile e buio per il nostro sport, anche se ci si ostina a non vedere, a non capire e a negare l'evidenza. Una stanza è buia se non entra il sole, un atleta senza allenatore pagaia nella notte, perdendosi nelle mille paure che l'assenza di luce provoca.
Una professionalità costruita negli anni nel silenzio e nell'ombra di mille diversi fiumi con lo sguardo rivolto verso monte, in quell'infinita attesa di sagome sfuocate, che si trasformano prima in una prua che emerge dopo ogni pagaiata, per prende le sembianze di una canoa, per trasformarsi in quei minimi dettagli che ti regalano emozioni, sensazioni, respiri e a volte frettolosi sguardi. E poi in un attimo ritornano ad essere gesti osservati sul lato opposto e da lì a breve in immagini nitide e ri-sfuocate. Ecco perdere tutto ciò significa subire una ennesima sconfitta non per chi lascia, ma per chi resta.
Si lo so: sono egoista e penso al bene della Canoa, che deve essere sempre scritta con la C maiuscola. Dispiace, di una scelta drastica di abbandono, ma si può capire; forse dovuta, voluta, sentita, meditata, ragionata, subita, desiderata, ricercata o forse per semplice destino o casualità. Dispiace soprattutto per la sconfitta del movimento che perde, in questo caso, l'energia, la solarità, la potenzialità di un appassionato, di un puro, di un onesto lavoratore della pagaia, di un entusiasta, di un allenatore, di un... canoista! Ma quante personalità così importanti la canoa italiana ha perso nella sua storia? Dal 1977 ad oggi ne ho viste molte, troppe per pensare che comunque si può andare sempre avanti a testa bassa, alla ricerca di quelle vittorie che molto spesso il presidente della Fick decanta e vuole. Troppe per non pensare che bisognava e bisogna capitalizzare il proprio patrimonio e le proprie risorse al meglio. Dove sono finiti gli eroi delle discese pionieristiche degli anni '60? Dove sono gli atleti del '70? Dove sono le medaglie vinte negli anni '80 e '90? Dove sono i tanti allenatori, maestri di canoa, istruttori e azzurri che hanno dedicato tempo, energie ed emozioni alla Canoa? Dove sono i dirigenti che hanno lottato, che hanno portato avanti principi, obiettivi ed idee e spariti forse solo perchè non erano allineati?
Tutti hanno il diritto di cambiare, di crescere, di provare nuove strade, nuove esperienze. La vita può e deve essere fatta di cambiamenti, se scaturiscono da esigenze e volontà personali ma, se invece il cambiamento, l'abbandono, la rinuncia, il distacco è frutto di debolezze, di delusioni, di incomprensioni o ancor peggio di ripicche politiche allora c'è il dovere di chi ha l'obbligo morale ed istituzionale di intervenire, di trovare la soluzione per non perdere ancora tempo e uomini. Oreste Perri, nel suo nuovo ruolo di sindaco di Cremona alla premiazione della Federazione al palazzo del Coni, ha espresso un concetto importante quello che aldilà della vittoria, che bisogna comunque ricercare, bisogna anche guardare sempre nello specchietto retrovisore e fermarsi ad ascoltare anche chi magari non la pensa come noi perchè se ha qualche cosa di intelligente da dire va ascoltato, va sfruttato per un interesse comune, per una crescita globale, tanto più - aggiungo io - se si tratta di sport.

Comune vada i giorni, i mesi, gli anni, le fatiche, i dolori e le gioie che seppur
non esistono più
con te
la canoa li vivrà
e con te partirà


Occhio all'onda! Ettore Ivaldi

Il grande ritorno ai 4 metri



Fabien Lefevre in occasione delle gare a Pau (Francia) di fine ottobre ha pensato bene di tornare sulla sua magica 4 metri con risultati più che eccellenti: due belle vittorie!

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi

WINDSOR - Congresso annuale ICF


Windsor non è solo il nome adottato dalla casa e famiglia reale britannica durante la prima guerra mondiale, ma diventerà nel memoria canoistica la località dove le donne entreranno definitivamente di diritto a gareggiare anche nella canadese monoposto. Forse la “doppia V” che condivide le parole Women e Windsor non sono una semplice fatalità! L’annuale “ICF Board Meeting” ha concretizzato ufficialmente alcuni aspetti discussi nel Symposium degli allenatori della canoa slalom giusto pochi giorni prima. Ecco quindi confermata l’entrata ufficiale ai prossimi campionati del mondo di Tacen (Slovenia) e Foix (Francia) delle donne in canadese sia per la categoria senior che junior, con la conseguente gara a squadra della specialità. Il meeting internazionale, che ha riunito i grandi capi della canoa internazionale, ha ufficializzato anche l’obbligatorietà dei caschi, dei salvagenti e delle canoe con omologazione ufficiale ISO 12402 e EN 1385 e successiva approvazione del sigillo ICF. Ufficiale anche che la Coppa del Mondo di slalom dal 2011 si disputerà su 4 prove - contro le 3 attuali - più una finale per un totale di 5 gare.
Soddisfazione quindi per la conferma dei cambiamenti prospettati e discussi fra gli allenatori che regalano allo slalom ancora qualche novità in un momento decisamente importante per questa disciplina.
Capire la portata di questi rinnovamenti non è facile soprattutto in relazione alla normativa dei materiali omologati come salvagenti e caschetti per non parlare delle canoe. Questo comporterà un adeguamento di tutti i materiali da parte degli atleti con conseguente esborso di denari per l’acquisto di nuova attrezzatura. Se il problema relativo ai salvagenti e ai caschi è abbastanza relativo anche se comunque impegnativo, ci sembra decisamente più complesso per le canoe. In sostanza l’ICF dovrà certificare tutti i vari modelli dei vari costruttori che dovranno sottoporre all’organo internazionale i loro prodotti per dimensioni, forme e pesi. Ovviamente ciò comporterà il pagamento di tutta una serie di diritti che l’ICF riconoscerà ai vari produttori. Il sigillo stampigliato sulle canoe diventerà un certificato di garanzia internazionale.
Speriamo però che l’ICF, oltre a dedicarsi a cambiare regole e numeri, possa rendersi conto che non è sufficiente la buona volontà del volontariato delle varie commissioni per fare il salto di qualità che tutti noi ci aspettiamo. Se escludiamo il presidente Jean Michel Pron, del boarding dello slalom, che è un dipendente della Federazione Francese Canoa Kayak distaccato all’ICF, i restanti membri sono volontari che devono fare i conti con la quotidianità di tutti i giorni fatta di lavoro, famiglia, figli e hobby personali. Così non è pensabile portare avanti progetti ambiziosi quali più presenza televisiva e più opportunità economiche per atleti, tecnici e dirigenti.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

ICF Canoe Slalom Coaches Symposium – 3rd day


Dopo una piacevole serata in ottima compagnia degustando le specialità culinarie del posto servite con ottimo cabernet, si riprendono i lavori e la mattinata si fa interessante perchè ci si rende conto che la spada di Damocle che pende sullo slalom è sempre incombente: cosa si può fare per spingere fuori dal tunnel il nostro sport o meglio come richiamare l’attenzione di grossi sponsor?
Dal punto di vista dei regolamenti non ci sono grandi cambiamenti da fare, visto che, a detta di molti e constatando gli alti numeri di gradimenti televisivi alle olimpiadi, lo slalom è decisamente già interessante ed emozionante con questo format. Si cercano allora soluzioni sulle quote numeriche di partecipazione alla Coppa del Mondo e sulle opportunità che questo evento può offire. Arricchire il numero di gare di Coppa da 3 a 5 sembra un aspetto interessante. Guardando al passato, per la verità, avevamo già sperimentato questa formula che aveva messo in luce, però, diversi buchi sul numero di atleti che potevano partecipare a tutte le gare in quanto le spese da sostenere per una Federazione diventavano troppo onerose.
Si cerca anche la soluzione nel programma gare per i campionati del mondo, che ora è lasciato alla discrezionalità dei vari comitati organizzatori. Su questo punto però si sottolinea l’importanza di riportare la gare a squadre all’ultima giornata su un percorso che esalti questa affascinante prova e che rimane, malgrado tutto, purtroppo ancora inesorabilmente fuori dal panorama olimpico.
La tendenza e la richiesta è decisamente orientata sulla professionalità delle figure che operano nel settore ecco quindi che, nel giro di pochi anni, si vorrebbe arrivare ad un “Comitato tracciatori gare”. Attualmente la situazione è molto complessa, infatti per disegnare un percorso in gare di Coppa del Mondo bisogna essere allenatori e contemporanemanete giudici internazionali. Mentre per i Campionati del Mondo la commissione è il Bording ICF dello slalom.
L’attenzione poi va sulle quote atleti ammessi a partecipare alla Coppa del Mondo. Si deve trovare un compromesso per gli organizzatori e per mantenere alto il livello della competizione.
Tante idee che si intecciano, proposte, suggerimenti, analisi di dati statistici, calendari gare che possano venire incontro alle diverse esigenze, ma che devono sempre fare il conto con una realtà politica internazionale molto complessa.
Si pensi che l’ICF congloba cinque discipline diverse di cui due olimpiche: lo slalom e la velocità. E’ indubbio che ci sia un occhio di riguardo per quest’utlima specialità che alla Olimpiadi c’è dal 1936.
L’ICF però, secondo il mio modestissimo avviso, dovrebbe rendersi conto effettivamete che le due specialità a cinque cerchi vanno su binari diversi per una infinità di motivi. Non bisogna pensare che una possa essere di limite all’altra, anzi dovrebbero rafforzarsi a vicenda.

I saluti sono sempre accolti con duplicità di sentimento: il piacere e la voglia di tornare a casa che si unisce all’amarezza di andare via consapevoli che forse tre giorni di lavoro non possono portare a miracoli, possono però essere di stimolo e di riflessione per tutti, con la speranza che step by step le esperienze portate possano essere di forte contributo al movimento.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Bratislava, 29 novembre 2009
ICF Canoe Slalom Coaches Symposium – 3rd day

ICF CANOE SLALOM COACHES SYMPOSIUM


“What do we want to do?” “What talk about Biathlon?”... non male per iniziare un sabato di lavoro vero?
Chi ha posto questi interrogativi e Janez Vodicar forse ai più è sconosciuto, ma è colui che, assieme a pochi altri – due per la precisione – ha portato il biathlon ai livelli attuali in poco meno di 15 anni. Ha trasformato uno sport, nato soprattutto come espressione di attività militare, in uno sport che ha budget da capogiro, dove i campioni, ormai, sono sulla bocca di molti al pari dei loro colleghi dello sci nordico. Ha spazi televisivi importanti, tanti sponsor e altri in attesa. Un movimento che impressiona non solo per numero di atleti che praticano questo sport, ma per l’indotto che è capace di mettere in moto.
Come sia riuscito nell’intento il professore sloveno Vodicar lo spiega e lo illustra chiaramente con una enorme padronanza della materia. Il suo concetto base è quello di capire ed individuare le problematiche e buttarsi dentro senza risparmio di energia nel progetto. “Make a plane!” è il motto dell’eclettico personaggio che ci è stato proposto nella mattina di oggi al ICF Canoe Slalom Coaches Symposium. Senza una precisa linea guida, che di volta in volta può e deve essere aggiustata, non si può arrivare da nessuna parte e il biathlon ha molte cose in comune con lo sport della canoa slalom: il luogo dove si pratica, in mezzo alla natura, la spettacolarità, l’incognita fino all’ultimo tiro o all’ultima porta, il tipo di pubblico che può seguire una o l’altra disciplina.
L’idea poi di dare spazio alle storie di sport. Fantastica, secondo Vodicar, il dualismo fra Martikan e Estanguet… una storia infinita di botte e risposte a suon di medaglie. E tante altre che bisogna esaltare… io nel mio piccolo ci sto provando!
Molti punti in comune quindi con lo sport della neve e del tiro con carabina, ma probabilmente mancano allo slalom personaggi come Janez Vodicar che sa riempire i cuori di molti di noi con immensa energia e soprattutto con immensa convinzione dei propri mezzi e della disciplina che porta avanti!
In questo euforico clima di entusiasmo ovviamente bisogna andare avanti e allora ecco che si parla di ritocco ai regolamenti per il 2011. Infatti sono previsti alcuni aggiustamenti, ma quelli più incisivi saranno sicuramente sulle licenze che l'ICF rilascerà al fine di certificare i materiali che dovranno attenersi alle disposizione ISO 12402 e EN 1385. Così per i salvagenti (19.2.1 ICF Canoe Slalom Compettion Rules con effetto dal primo Gennaio 2011) e per i caschi (19.2.2). Sicuramente un atto dovuto per cercare di regolamentare un campo molto complesso e che va a tutelare la sicurezza degli atleti stessi. Inoltre tutto ciò potrà portare qualche entrata intelligente alla Federazione Internazionale che mette una sorta di bollino di qualità sui prodotti. Si mormora, ma sembra cosa fatta, che sarà richiesta anche la licenza ufficiale ICF sulle barche. Alcuni costruttori sembra abbiano già sborsato i primi euro! Così facendo si evita un controllo delle canoe prima delle competizioni, ma rimane il fatto che l'atleta può essere controllato a sorpresa.
Ancora qualche suggerimento per portare il peso del C1 uguale a quello del kayak e cioè a 9 kg. non si capisce il perchè di questa differenza che si è perpetrata negli anni, ma che non ha una propria e vera ragione di esistere. Ve lo immaginate "Fra Martino" su una canoa da 9 kg.! Già vola e incanta così la vecchia Pantera delle mille battaglie - è sul podio iridato ininterrottamente dal 1995 e su quello olimpico dall'anno successivo - non posso immaginarlo ad armi pari con i rivali di sempre: il kayak uomini! Si può migliorare ancora molto sotto l'aspetto organizzativo per offrire un prodotto appetibile per il pubblico presente e per i media, tanti suggerimenti per investire risorse proprio in questa direzione e per essere vicini ai comitati organizzatori che a volte necessitano proprio di qualche piccolo accorgimento per avvicinarsi alla perfezione. Tutto ciò ovviamente per le gare di coppa e per i mondiali, ancora incerti i requisiti richiesti per le gare di ICF Ranking.
Lasciare l'animale libero nella foresta significa tirargli fuori tutte le sue potenzialità per ridare vita alla sua selvaggia natura così è quando si apre la discussione fra agli allenatori. Quasi tutti, alcuni sembrano però addormentati dietro lo schermo del loro computer, tirano fuori le proprie armi migliori e rigettano la preda nel mezzo dell'arena! Ecco quindi che esce il meglio quando si parla di proteste per penalità: un sistema decisamente deficitario finchè si permette ai giudici di porta di confabulare tra loro prima di riportare la decisione sui loro blocchetti. Ci si infiamma anche quando si propone di inserire una sorta di quarti di qualificazione per rendere appetibile anche alle nazioni con minori potenzialità di passare almeno un turno. La sequenza potrebbe essere: quarti, semifinali (a cui arriverebbero direttamente gli atleti nella parte alta dell’ICF ranking) e finali. L’inserimento ufficiale della categoria C1 donne averrà solo nel 2011 e la conseguenza sarà anche quella di aprire al gentil sesso anche il C2, infatti solo così si potrà avere per le Olimpiadi di Rio nel 2016 un numero pari tra uomini e donne senza rischiare di eliminare il C2 maschile. Se fosse così sarebbe una perdita immensa, snaturalizzerebbe il nostro sport.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi
Bratislava, 28 novembre 2009
ICF Canoe Slalom Coaches Symposium 2nd day

ICF CANOE SLALOM COACHES SYMPOSIUM


Come sempre metti assieme 36 teste diverse e ti ritrovi, dopo diverse ore di discussione, ad avere 36 idee. Molto spesso però si perde la bussola e si naviga di volta in volta a vista: ma una volta individuata la stella polare arrivi a Nord con il vento in poppa!
L' "ICF Canoe Slalom Coaches Symposium" a Bratislava è partito subito alla grande con il tema dell'ICF Ranking. In sostanza si è parlato e si è discusso sul futuro dello slalom dal punto di vista della partecipazione alla Coppa del Mondo, veicolo che dovrebbe essere, per taluni il biglietto da visita del nostro sport, per altri, soprattutto per i giovani, momento di confronto. Quindi le questioni sul tavolo sono praticamente due. La prima è quella di considerare questo evento come oggetto di vendita per le televisioni, mentre la seconda visione è quella di utilizzare la Coppa del Mondo per far crescere gli atleti in competizioni di alto livello. Amletico dubbio! Come è concepito il ranking ora - nato l'anno scorso e che entra operativo con la stagione 2010 - presenta molti punti oscuri. Visitate http://www.canoeicf.com e apritevi sul menù slalom la voce ranking che troverete sulla vostra sinistra e vi accorgerete subito che alle finali ( ma già anche dalle semifinali) si rischia di vedere al via solo poche nazioni. Le più forti possono monopolizzare fin della prime battute tutte le gare. Fino ad oggi ogni nazione poteva iscrivere come massimo tre atleti, ora al via, tra gli altri, ci potranno essere 5 francesi, 5 tedeschi, 4 italiani e 4 sloveni in pratica e per assurdo si potrebbe disputare una finale con 2 nazioni! Si consideri il fatto che in Coppa del Mondo partecipano dalle 28 alle 32 nazioni contro le 60/65 di media ad un campionato del mondo e che nel Kayak maschile fino ad oggi in finale ci sono arrivati 23 atleti in rappresentanza di 12 nazioni. Bene! in futuro, questi numeri potrebbe calare sensibilmente visto che cambiano i posti a disposizione in relazione al ranking.
In sostanza la filosofia che sta prendendo piede è quella di confezionare un prodotto di altissima qualità per la televisione, ma la televisione dov'è? I problemi poi si intrecciano quando si va a parlare dei percorsi di gara. Quale deve essere la guida per disegnare un tracciato di gara che rispetti i principi della spettacolarità, sicurezza, e quant'altro? E tutto questo mixato con le diverse specialità come K1 men, K1 women, C1 men, C1 women e C2? Come può essere possibile permettere a tutti di esprimersi ad alto livello nonostante necessità diverse? Lo scorso febbraio al Coaches Symposium proposi di fare percorsi differenziati per le donne, la cosa fu vista male e si percepì come una sorta di mancanza di rispetto delle "pari opportunità". Io per la verità percepisco il fatto contrario come mancanza di sensibilità alla realtà in rosa. Oggi il problema si è ripresentato e la mia non è più una voce isolata!
La situazione si complica quando si parla del delicato problema dei sistemi di qualificazione olimpica per il 2012. Sostanzialmente non cambierà nulla dall'edizione precedente come numeri e come metodologia di partecipazione. Ma le diverse tematiche hanno messo in campo quello che giustamente Juerg Goetz definisce la "Visione di un Sogno". Lui è il Direttore Tecnico e assoluto responsabile della squadra olimpica di slalom dell'Inghilterra. E' nato in Svizzera e per questa nazione ha gareggiato fino al 1984 conquistando un argento a squadre nel k1 men ai mondiali di Bala e un argento individuale agli europei nel 1978. Lavora dall'ottobre del 2001 per sua maestà la regina e di risultati, come allenatore, ne ha portati a casa parecchi. In sostanza il poliglotta Jurgen - parla inglese, tedesco, francese e spagnolo correttamente - esorta tutti ad avere una chiara visione di ciò che vogliamo avere dal nostro sport e dagli sport in acqua mossa in generale. “Perchè - sostiene lo svizzero naturalizzato in inglese - non si spinge per portare anche il "freestyle" alle olimpiadi (e qui L8 sviene e diventa la nostra stella più luminosa del firmamento) una disciplina che sta prendendo i giovani e li fa pagaiare?”. Guardate che cosa hanno fatto quelli della bicicletta: hanno tolto la 100 km. individuale e messo la BMX una specialità nata dai giovani e per i giovani. Nello sci certo non si sono persi l’occasione con lo snow-board e tutte le sue varie sfaccettature” . Il ragionamento non è sciocco e il 50enne coach dalla grande ed incantevole dialettica prosegue: “se non siamo noi a crederci difficilmente possiamo convincere i politici visto che proprio di questo si tratta” . In effetti non si capisce perché la canoa da velocità alle prossime olimpiadi assegnerà qualcosa come 14 medaglie mentre lo slalom rimarrà fermo a quota 4, se poi consideriamo i costi per realizzare una struttura come un percorso artificiale di acqua mossa, utilizzato per solo una gara di slalom sembra poca cosa. Io aggiungo che oltre al free-style ci starebbe tutta una gara di sprint con le barche da discesa.
Le parole e il modo con cui sono state dette lasciano la sala ammutolita e molti di noi lasciano correre lontana la mente nel limbo dei sogni.
La prima giornata di lavoro si chiude, ci aspetta la cena e una visita notturna a Bratislava con un castelllo che diventerà per questa sera la nostra stella polare!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Bratislava 27 novembre 2009 - ICF Canoe Slalom Coaches Symposium first day

La scelta della canoa da slalom


È incredibile come gli interventi e il confronto possano aprire la mente e rimettere sul tavolo l’oggetto dell’intervento. Io per mia natura spesso e volentieri rimetto in discussione molti aspetti, mi piace scoprire e rivedere cento volte magari le stesse problematiche, che di volta in volta cambiano e si evolvono. Cerco poi la soluzione oggettiva (che spesso e volentieri non è facile da trovare) del problema affidandomi allo studio della statistica che mi affascina e a volte appaga la mia curiosità portandomi concretamente dati da prendere sempre con le pinze. Confrontando queste informazioni verrebbe facile rispondere al mitico Claudio Rufa (quand’è che riusciremo ad organizzare una viaggio con le nostre spettacolari canoe da mare? Scusate è un messaggio privato che mi è scappato) quando sostiene che per ogni tracciato servirebbe una canoa specifica. Se pur pensandola come lui la statistica mi dice che non è così e cioè che chi vince su tracciati impegnativi vince anche sull’acqua completamente ferma utilizzando lo stesso mezzo. L’esempio più eclatante è quello di Peter Kauzer, verificatelo guardando le classifiche di Tacen con la gara di tre giorni prima sul parallelo di Lubjana. Spettacolare perché questi risultati mettono in discussione tutto e tutti.
Gli interventi mi hanno incuriosito molto – è questa sicuramente l’arma migliore per un allenatore e per l’uomo in generale - e hanno evidenziato delle necessità di conoscere, di sapere, di parlare, di confrontarsi e approfondire argomenti che molte volte sono tabù o che si intrecciano con interessi economici.
Molto spesso una canoa che può andare bene per un atleta non va bene per altri slalomisti, molto spesso la canoa del campione non si adatta al giovane o allo slalomista di medio livello. Sono esigenze diverse. Se due atleti dopo aver provato uno scafo dicono la stessa cosa non diventa un dato di fatto – come sostiene Super Cali – ma è semplicemente un parere oggettivo per loro due e rimane soggettivo per il resto del mondo. Viceversa quando si scrive che una barca è nervosa e la sua caratteristica maggiore è la dinamicità rimane un parere soggettivo di chi mette nero su bianco.
L’altro enorme problema diventa la comunicazione visto che comunicare è facile, mentre farsi capire è un’impresa. Quest’ossimoro lo diciamo spesso anche quando si sostiene che una canoa è veloce e gira bene: o è veloce o gira bene, ma si dice! Dobbiamo allora capire quello che si vuole esprimere e soprattutto quello che vogliamo da una canoa. È per questo motivo che per la scelta di un mezzo parto da una serie di principi: il primo in assoluto è capire per chi è quella canoa. Una volta individuato il soggetto distinguo tra i giovani, tra chi pagaia per divertimento e tra gli atleti di livello.

Nei primi due casi considero predominanti questi tre aspetti:

- la canoa deve offrire il massimo equilibrio
- deve girare con facilità
- deve dare delle sensazioni positive fin dalla prima pagaiata

Ed è presto detto perché! Se la canoa offre equilibro ed è ben bilanciata mette lo slalomista nella condizione di massima tranquillità. Solo in questo stato positivo potrà addentrarsi nelle problematiche specifiche dello slalom. Se gira con facilità potrà apprendere velocemente le manovre e se ha sensazioni positive fin dall’inizio la sua motivazione sarà molto alta per superare poi le difficoltà che via via incontrerà.

Questo è palese nei giovanissimi che molte volte pagaiano con mezzi e strumenti decisamente inadeguati. Io ho cercato sempre di mettere i miei ragazzi nelle migliori condizioni possibili per i materiali, non tanto sotto l’aspetto estetico o costruttivo, ma soprattutto in relazione alle loro dimensioni corporali.

Questi principi viceversa cambiano se a guidare quella canoa è un atleta di livello: molte volte, a parità tecnico-fisica-psicologica-motivazionale, la canoa può diventare l’elemento in più. Come ho già scritto nella terza parte: …”se il campione cerca un buon compromesso non sempre questa opzione lascia soddisfatti i palati più esigenti. Forse nella canoa come nella vita i compromessi non portano lontano, lasciano l’uomo tranquillo sollevandolo dal peso di una scelta drastica che però può rivelarsi a volte l’arma vincente”.
Prendete per esempio Fabien Lefevre che in quest’anno appena finito sembrava un’anima in pena per la canoa. Era partito con l’”Ark” di Zig-Zag – suo grande collaboratore – poi nel pieno della stagione in una notte di mezza estate dorme male. Al risveglio salta in canoa e passa praticamente un’intere giornata a provare kayak diversi sul canale di Augsburg. Alla fine decide di presentarsi ai mondiali sulla “Ego” di Vajda. Io ritengo che questa sia stata alla fine una scelta coraggiosa senza paura di mettersi in discussione eppure lui di certezze sicuramente ne aveva con la vecchia canoa.
Come ritengo che sia stata una scelta coraggiosa, in senso opposto, quella di Molmenti nel presentarsi ai mondiali con il vecchio modello e senza, per forza di cose, aver usato la nuova versione che non sempre soddisfa le attese.
Giusto per essere coerente con quanto mi è stato osservato, dirò che la canoa di Guille è stata adattata al suo peso e alle sue esigenze. Su questo con lui avevamo lavorato a lungo prima di trovare la versione finale. Per quello che riguarda Jasmin, posso dire tranquillamente che è un’atleta di alto livello con grande dinamicità nella sua azione e restando a quello che lei stessa mi ha fatto osservare sulla canoa posso riportare che questa è stata ridimensionata con le sue richieste, se poi queste coincidono con quelle della canoa di Molmenti è un altro affare.
Sempre l’amico Rufa introduce un altro importante punto: l’assetto in canoa. In effetti spostare avanti o indietro il seggiolino anche di un solo centimetro può fare cambiare molti aspetti. Tant’è che a volte ti sembra di pagaiare su una canoa completamente diversa. Si deduce quindi che la corretta posizione del sedile va vista in ogni singolo caso, tante volte prima di cambiare il mezzo vale la pena provare… per credere!

Altro argomento che mi prende sono le pagaie, come ci suggerisce Gianluca, per non parlare delle canoe da discesa come il buon Luca Panziera vorrebbe. Ma si sa abbiamo più tempo che vita e quindi prima o poi ci addentreremo anche in questi magici mondi.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Oggettivo e Soggettivo da non confondere -

Sono particolarmente contento per l’intervento di un grande campione sull’analisi delle canoe da slalom: il suo punto di vista è molto interessante e lo sarebbe anche per le altre problematiche: più volte lo abbiamo chiamato in causa, ma ha fatto sempre orecchie da mercante!
Devo precisare che, nell’analisi delle canoe, siamo nel campo del giudizio soggettivo e non oggettivo come Daniele evidenzia nel suo intervento. Sono cioè impressioni, sensazioni, emozioni, riscontri legati alla singola persona e quindi anche la mia personale analisi va letta in questa chiave. Inoltre, nel mio commento alla Torero, non ho assolutamente bollato negativamente questo modello come invece Super Cali sostiene:” …la sua esclusione da barche buone”. Non mi permetterei mai di farlo soprattutto nell’ottica dei successi conquistati dallo stesso italiano e recentemente dalla giovane tedesca Jasmin Schornberg se pur nella versione rivisitata per il gentil sesso. Ho dato solo dei dati tecnici che vanno interpretati. Condivido pienamente sul fatto che, se la usa un grande campione, non per forza di cose può considerarsi buona per tutti. Se si leggono bene i complessi interventi sulle canoe – argomento delicato perché si vanno a toccare interessi personali di sponsor e quant’altro – mi sono solo permesso di fare delle analisi, ripeto, soggettive, in cui ho citato alcuni casi dove i campioni hanno fatto storia anche con le canoe da loro disegnate.

I dati oggettivi della Torero viceversa sono:

1. nella finale ai Campionati del Mondo di Canoa Slalom 2009 disputati a La Seu D’urgell nessun atleta nel Kayak maschile ha gareggiato con la Torero – Caiman;
2. in Coppa del Mondo sui 23 finalisti nel kayak maschile solo due usavano la Torero – Caiman: Daniele Molmenti e Dariusz Popiela. Ora credo che i più, in Italia, conoscono bene lo stile decisamente personale del campione friulano, forse meno lo stile del polacco Popiela. Bene! i due atleti si assomigliano molto sotto questo punto di vista. Il talentuoso Dariusz ha vinto nel 2007 i campionati europei U23, ai Giochi Olimpici si è classificato 8^ ; 6^ agli Europei 2009 e 22^ ai mondiali 2009. Ci ricorda molto Super Cali nel modo con cui affronta i tracciati e vedendoli pagaiare assieme si notano molte similitudini. I due campioni condividono anche le stesse caratteristiche antropometriche.
3. Ai Campionati Europei 2 atleti su 10 erano in finale nel kayak maschile con la Torero: i soliti due atleti di cui sopra!
4. Daniele non riporta un dato corretto nell’affermare che molti junior ceki di valore usano la Torero, poiché Jiri Dupaval gareggia con la Toro di Galasport, Jiri Prskave con la Sting di Vajda, Ondrej Cvikl con Toro Galasport. Questi sono i tre atleti che hanno gareggiato agli Europei di categoria quest’anno a Liptvosky e sono ovviamente le punte dello squadrone Ceko. Anche fra gli Under 23 non cambia la musica per la Repubblica Ceka: tre atleti, tre Toro per Prindis, Hradilek e Maslanak.
5. un dato oggettivo è anche quello che si legge su www.danielemolmenti.it il 17 agosto:”.. rientro in Italia per Daniele Molmenti che rinuncia ai Slovak OPEN per la preparazione al Mondiale. A Praga ad inizio settimana, Daniele ha testato la nuova barca di “Caiman” fatta proprio per il canale spagnolo che ha dato subito ottime impressioni di velocità e facilità di adattamento” . Quindi lo stesso Daniele ha gareggiato a Seu con una barca fatta per quel canale e non la Torero.
6. sono dati oggettivi anche le numerose vittorie del forestale Molmenti con la Torero.


Mi rendo conto che l’argomento è interessante e sarebbe bello anche che gli atleti, come suggerisce Molmenti, compilassero una serie di schede Test come si usa fare per le moto o per le autovetture, magari limitandosi solo ed esclusivamente ai veri dati oggettivi come confronti cronometrici o test specifici. Il 16 gennaio 2009 Molmenti aveva pubblicato sul suo sito ufficiale una serie di Test fatti fra la Torero edizione 2008 e la Salsa 2009. Quest’ultima usciva con ottimi voti e soprattutto da un raffronto cronometrico decisamente a suo favore: sulla prova gare 1 secondo e 12 decimi meglio della Torero. Evidentemente però forse se pur più veloce della Torero la Salsa non soddisfava evidentemente le sue esigenze tanto da indurlo a restare sul vecchio modello. Ciò ci fa riflettere anche sui dati oggettivi e non soggettivi e ci fa capire che sono le sensazioni che portano l’atleta all’ultima vera scelta e non certo le parole o test!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Test Canoe Slalom: Toro Echo una soluzione alternativa


A Cunovo è arrivato ieri anche Campebell Walsh per testare un prototipo messo a punto da Vajda giusto per lo scozzese, l’unico kappa uno che quest’anno ha centrato tutte le finali in coppa del mondo, agli europei e ai mondiali dove è arrivato a ridosso del podio.
Walsh è un atleta molto esigente in relazione ai materiali e lo si capisce facilmente vedendolo all’opera intento a verificare la rispondenza di questo prototipo che sembra decisamente piccolo per slalomisti comuni. Non ci è dato sapere nulla di più se non il fatto che in sostanza la base di partenza è sicuramente lo scafo della Kapsl stretto al centro di qualche millimetro e con la conseguenza di subire tutti gli inevitabili aggiustamenti sulla coperta.
Certo è che se anche questo atleta decidesse di passare nel team Vajda – lui che da sempre ha preferito canoe made in Great Britain – ci troveremo con i migliori atleti al mondo a gareggiare con una sorta di barca monotipo!
Sul canale, questa mattina, anche il campione europeo Daniele Molmenti che ha fatto la sua apparizione per provare e testare i vari modelli e versioni della Kapsl. Che sia forse alla ricerca di carpire qualche segreto dalla concorrenza? Infatti il forestale è di passaggio da Bratislava con destinazione Praga dove andrà dal suo sponsor Caiman per modificare la sua “Torero”. Il primo tentativo, fatto ancora qualche tempo fa non è piaciuto e allora ci riprova come lui stesso ci ha spiegato:”dobbiamo fare alcune piccole, ma importanti modifiche allo scafo, anche se già così il modello con cui ho gareggiato in questa stagione è perfetto. Per Tacen, bisogna aggiustare qualcosina – e aggiunge sorridendo – comunque in questo momento sto volando giù da quel budello d’acqua”. Come sempre Super Cali – come lo ha ribattezzato Skillo – è ottimista, facendoci capire che anche per il 2010 non sarà una passeggiata batterlo, sempre che non ci si metta qualche sfortuna di troppo!

Gran fermento comunque in questi ultimi giorni di apertura del centro slovacco che proprio domenica chiude i battenti per riaprirli a fine marzo all’arrivo della bella stagione.

Per quello che ci riguarda direttamente oggi giornata dedicata a testare la canoa con cui Galasport lancerà la sfida 2010. Un modello completamente nuovo. Della vecchia serie tiene il nome “Toro” che gli ha regalato – come già detto – belle soddisfazioni agonistiche, con l’aggiunta dell’appellativo “Echo”.
Nella mitologia questo nome è una ninfa particolarmente bella che aveva avuto la malaugurata idea di dire parole oltraggiose a Giunone. Quest’ultima non ci pensò due volte e per punirla fece sì che ripetesse soltanto l'ultima sillaba delle parole, poiché non riusciva a pronunciare le parole intere. Narciso disprezzò la fanciulla balbuziente e così la ninfa fuggì in una grotta in un bosco tra i monti. La testimonianza della sua presenza è per l'appunto, per la mitologia, la ripetizione di un suono.
Leggende a parte l’”Echo” ha forme decisamente rotondeggianti con un profilo leggermente “imbananato”. La prima e chiara sensazione è di una facile manovrabilità anche in situazioni particolarmente difficili. La sua galleggiabilità si fa piacevolmente apprezzare proprio su acque impegnative grazie ad un volume importante e alla sua forma con punta e coda scaricate. Ci ricorda tanto la “Instict” di Double Ducht anche se quest’ultima porta in punta meno volume.
Da una prima analisi sembra essere la canoa perfetta per pesi leggeri e per le donne vista la facilità di conducibilità fra le porte. Ottima negli spostamenti laterali, il fianco alto offre la possibilità di lavorare bene anche con la pagaia verticale e vicino allo scafo. Perde complessivamente sulla velocità e particolarmente sull’acqua piatta.
Ora rimane la curiosità di scoprire la risposta che arriverà a questi modelli da Zig-Zag e da Caiman. Si dovrà aspettare forse qualche mese, ma dalle voci che circolano fra gli addetti ai lavori non sembrano impensierire la supremazia di Vajda che sta investendo molto. Agli atleti offre oltre alle canoe, un’ottima costruzione e una costante presenza alle gare più importanti, mettendo a disposizione una unità mobile di pronto intervento per riparazioni o aggiustamenti dell’ultimo minuto. Su questo servizio gli atleti contano molto per evitare di passare notti insonni a riparare i danni fatti sui campi di gara. Se poi il mondiale è a Tacen l’assistenza di livello diventa un’arma in più.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

fine 4^ parte … prosegue

nella foto - Campebell Walsh al centro con Robert Kleberc a sinistra. Quest'ultimo è il responsabile rapporti sponsorizzazioni atleti Team Vaja. A destra un allenatore inglese

Test Canoe - Compromesso o scelta drastica?


Un’altra bella e produttiva giornata di TEST qui a Bratislava sul canale di Cunovo. Il sole è sempre cosa piacevole per un canoista e il freddo si è fatto sentire decisamente meno: condizioni ideali quindi per provare al meglio i numerosi kayak a nostra disposizione.

La mattina è stata dedicata a testare e comparare due modelli: la “Toro EVOlution” di Galasport e la “Ego” di Vajda.

La prima è, come dice la parola stessa, l’evoluzione della Toro. Forse è giusto ricordare che con la “Toro” il tedesco Alexander Grimm ha vinto i Giochi Olimpici di Bejing 2008 e l’australiana Jacqui Lawrence, sempre in Cina, si è portata a casa l’argento fra le donne e subito dopo ha appeso la canoa al chiodo, sapendo che forse meglio di così non avrebbe più potuto andare. Sempre con la “Toro” Andrea Romeo ha vinto l’Europeo Under 23 nel 2008 a Solkan (Slovenia) ed è sicuramente una barca usata da molti top paddlers in the world! Con la versione successiva “Evolution” il transalpino Boris Neveu quest’anno a La Seu d’Urgell è arrivato secondo. Quindi possiamo dire che i natali hanno fatto storia e la figliolanza ha credenziali di tutto rispetto.
La prima sensazione che si ha pagaiando su questa barca è l’estrema stabilità. Il volume è stato aumentato sul fondo dello scafo e permette così un miglior galleggiamento. Tutto ciò avvantaggia nella prima parte di una risalita, ma perde in fase di rotazione. Maggior stabilità e maggior equilibrio portano ad una conduzione sicura e senza sorprese inaspettate. Si adatta bene a condizioni di acqua molto impegnativi e la sua galleggiabilità sicuramente si fa decisamente sentire. Vladislav Galuska, il titolare dell’azienda Galasport, ci ha spiegato così la sua filosofia di base per questo modello:”parto dall’idea che su un percorso di slalom è importante avere su ogni zona un buon tempo, non il migliore in assoluto. Questa canoa, non ti permetterà di avere il miglior intermedio, ma sommandoli ti accorgerai che il risultato complessivo sarà eccezionale. Per fare questo devi avere uno scafo che ti dia la massima sicurezza e confort”. Ovvio che tutti cercano di tirare l’acqua al proprio mulino, anche perché non ho mai sentito dire da un produttore o da un disegnatore di canoe che quel modello, l’ultimo, va male. Tutte le evoluzioni girano meglio e sono più veloci! Purtroppo non è sempre così.
Della “Toro Evo” esiste anche la versione specifica per pesi leggeri la “Toro Piko”, anche se Galasport in relazione al peso offre la possibilità di specifici adattamenti. Sono cinque le scelte di costruzione. Per tutte la resina utilizzata è epoxi. Si parte dalla più economica: Diolen ottimo rapporto prezzo-qualità per un giovane. Quindi la Mixt, seguita dalla Flexible, tutte e due ottime per allenamento. Mentre la “Profi” è già una versione gara anche se per competizioni d’alto livello è consigliata la costruzione “Carbolight”.

Della “Ego” abbiamo già parlato in parte ieri, l’unico elemento emerso in più nei test di oggi è la duttilità nel passaggio da zone di acqua facile a zone di acqua difficile senza particolari difficoltà. Lo scafo offre una buona stabilità, ma decisamente inferiore se paragonato alla “Toro Evo”, superiore rispetto alla Kapsl. Tutto dalla vita non si può avere, la “Ego” potrebbe essere un buon compromesso anche se non sempre questa opzione lascia soddisfatti i palati più esigenti. Forse nella canoa come nella vita i compromessi non portano lontano, lasciano l’uomo tranquillo sollevandolo dal peso di una scelta drastica che però può rivelarsi a volte l’arma vincente.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

fine 3^ parte … prosegue

Test canoe - Kapsl 360 - Vajda Group


“Chi tace acconsente” recita un vecchio proverbio che si attribuisce a Bonifacio VIII in un testo di diritto canonico, ma l'esperienza ha però dimostrato che non sempre chi non risponde ribattendo è propenso a condividere il pensiero di un'altra persona: così leggo su internet. Quest’ultima idea deve essere proprio il pensiero dei federali che non rispondono praticamente mai alle nostre analisi e suggerimenti – unica eccezione a volte del buon altoatesino che ribatte per difendere e non per aprire discussioni… Mah?

Torniamo a noi e alle nostre canoe e, non ricevendo nessuna risposta, prendo comunque buono il proverbio e vado avanti.

Partirei dalla “Kapsl 360” costruita dalla ditta di Bratislava Vajda. Una canoa che nasce dall’evoluzione della “Ego” e messa a punto in quest’annata agonistica grazie alla collaborazione con Peter Kauzer. Il campione sloveno all’inizio di stagione ha abbandonato Caiman e si è presentato alla prima gara di coppa del mondo a Pau con la “Ego”. Il binomio Kauzer – Vajda si è rafforzato e ha portato, da lì a breve, alla realizzazione di una barca molto particolare che è riuscita a far esprimere al meglio le caratteristiche del campione sloveno che da tempo era pronto ad esplodere. In sostanza alla “Kapsl”, che prende il nome dal nikname del padre di Peter e che significa pallottola, rispetto alla Ego – disegnata da Peter Cibak – gli è stata sfinata la coda e tolto volume all’altezza del pozzetto.
In acqua questa canoa è particolarmente nervosa e la sua caratteristica principale è la dinamicità. Impressiona nell’uscita dalle risalite per come reagisce dopo la fase di rotazione. Se mantenuta piatta trasforma la velocità di rotazione in velocità di uscita, permettendo all’atleta di prendere margini considerevoli in questa fase assai delicata e dove è molto facile perdere tempo.
Sempre nelle risalite la “Kapsl” consente di mantenere in acqua, e praticamente sempre in presa, la pala all’interno della curva. Enorme vantaggio al fine di tenere sotto controllo l’imbarcazione anche nei momenti più delicati.
La canoa permette all’atleta di mettere in essere manovre molto complesse qualora il tracciato lo richiedesse, con estrema facilità e scioltezza.
Gli aspetti negativi sono sull’imprevedibilità sempre in agguato di come il mezzo risponda su grossi movimenti d’acqua. Le convergenze di corrente e morta o di corrente-corrente sono il vero punto cruciale della “Kapsl 360”. Problema in parte risolto sulla versione “Kapsl350”. All’altezza del pozzetto è facile farsi “beccare” i fianchi, motivo questo che ci fa capire che per un’ottima conduzione deve essere mantenuta il più possibile piatta.
Diventa poi fondamentale la scelta della taglia: il peso corporeo detta la scelta che deve essere calibrata a misura per evitare gli aspetti negativi del mezzo determinati soprattutto dai eventuali volumi sbagliati.
Non si lamentano particolari difficoltà di equilibrio anche se è evidente, e lo si ribadisce, che per caratteristiche naturali la canoa deve esser usata piatta sull’acqua per sfruttare al meglio le sue potenzialità di rotazione e di scorrevolezza.
Sono praticamente quattro le costruzioni offerte dalla Vajda Group Sharping Systems che ha come moto: “the only chiose for champions” e sta investendo molto sulla ricerca . All’interno di ogni tipo di costruzione si possono scegliere ben sei taglie – XXS da 40 a 50 kg.; XS da 45 a 55; S da 50 a 60; M da 60 a 70; L da 70 a 80 e XL oltre gli 80 kg. Tutte le costruzioni utilizzano resina epoxidica e possono essere: traning modello di entrata con giunture esterne su tutto il perimetro come per la racing, la racing pro e l’elitè – quest’ultima consigliata per atleti top e da utilizzare soprattutto per le competizioni.
Ampia anche la scelta per il seggiolino, si può spaziare su 4 modelli diversi dal “tradizionale” al “Gaba”, “Elena” e “extra large” in relazione alle proprie dimensioni e si sia che per cavalcare bene la propria canoa bisogna partire proprio dal “culo”. Una leggenda a Gerona – a me cara visto i mille e oltre atterraggi fatti in quella città per vivere le mie avventure spagnole, dice: “no es un buon ciutadano de Girona quien no ha besato el culo de la leona” che noi possiamo adattare così: non si è veri canoisti se non si è scelto un buon seggiolino!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

fine 2^ parte … prosegue

News dal mercato delle canoe da slalom


In questo periodo si fa un gran parlare di canoe da slalom: è tempo per provare, studiare, analizzare, programmare la nuova stagione che parte anche dai materiali. I costruttori, che in questo momento sembrano essere molto attivi dopo i successi estivi, sono sicuramente lo slovacco Vajda, il ceko Galasport e l’olandese Double Dutch. Tre aziende che hanno puntato molto sullo sviluppo di nuovi modelli attraverso una stretta collaborazione con gli atleti d’elite. Evoluzioni che nascono, molte volte, da esigenze particolari di grandi campioni. Modelli che diventano anche oggetto di mercato grazie ad una disponibilità da parte dei costruttori di adattare il modello base alle varie esigenze del fruitore finale. Così l’offerta offre la stessa canoa in tre o più taglie diverse S (small) – M (medium) – L (large) e spesso anche XL (extra large). Vengono mantenute linee e caratteristiche specifiche, ma in relazione al peso dell’atleta viene scelta la misura. Quindi un atleta di 65 kg. può avere lo stesso modello e la stessa canoa di un atleta di 80 kg. ma di taglia diversa. In passato non era così.
Va alla grande la Kapsle di Vajda sia in versione 350 che 360 non fosse altro per il mondiale vinto con Peter Kauzer che ci fa rivivere passati già visti. Non sono stati infatti molti i campioni del mondo che, oltre al titolo, hanno fatto storia e dettato legge con le loro canoe, pagaie e materiali. Non sempre chi vince fa tendenza neppure sotto l’aspetto prettamente tecnico. Prendete ad esempio Daniele Molmenti, decisamente un grande campione che ha dominato la stagione appena conclusa nonostante la fuoriuscita prima del previsto dal mondiale spagnolo. La sua canoa – Caiman Torero – non è usata da tanti top slalom paddlers e neppure in Italia ha fatto un successone e questo per evidenti motivi: lo stile aggressivo, basato sulla spregiudicatezza e la forza, non può essere un modo comune di pagaiare e di conseguenza è difficile che possa diventare una sorta di stile da copiare. Ecco quindi che anche il mezzo, associato all’atleta, perde il potenziale economico sul mercato. Troppo unico il suo modo di affrontare la competizione e lo slalom in generale. Viceversa lo sloveno campione del mondo dà l’impressione ai più di un modo diverso di cavalcare le onde come già fu per Fabien Lefevre che vincendo faceva moda con la sua “Optima” della Zig-Zag. In realtà questi due atleti mettono in essere una tecnica assai raffinata basata soprattutto su una grande acquaticità e un feeling unico con l’acqua. Tra il 2002 e il 2004 la ditta francese faceva fatica a soddisfare tutte le ordinazioni che aveva per l’Optima che quasi l’80% dei canoisti top utilizzava. Zig-Zag aveva ceduto ad alcuni produttori lo stampo contro il pagamento di una royalty per ogni barca costruita. Tutto ciò lo rivediamo oggi con Vajda, per il momento non ha venduto il brevetto (anche se propriamente di brevetto non si tratta), ma sarà vicino per farlo visto che gli ordini sembrano assillarlo non poco. Infatti si parla di tempi di attesa di almeno 8 settimane con una media di 4/5 Kapsle prodotte al giorno!
Dobbiamo tuffarci nel passato per ritrovare un altro campione che è riuscito ad impostare uno stile comune e a rendere appetibili un po’ a tutti i suoi modelli di canoa. Parliamo cioè di Richard Fox che oltre a vincere creava intelligentemente modelli innovativi, costruiti soprattutto sulle sue esigenze tecniche. Nella prima parte della sua lunga carriera sportiva - ai vertici per 14 anni – ha pagaiato con canoe molto difficili e poco commerciali tant’è che pochi utilizzavano i suoi modelli se pur molti cercavano di imitare il suo inconfondibile modo di pagaiare. La serie di “Elite” costruite da Piranya non trovarono molto successo, cosa che invece arrivò quando realizzò la serie “Reflex” con Perception. Una barca che aveva dalla sua una grande velocità, ma non era assolutamente facile da portare. Il capolavoro, Fox, lo fece con Reflex 4, dove raggiunse velocità, manovrabilità, scorrevolezza e stabilità. Di questo modello si fece anche una serie di versioni in plastica per il grande mercato.
… prosegue

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Questo è il primo pezzo di una serie sul tema canoe da slalom, stimolo per tenervi aggiornati sulle novità e soprattutto per scambiarci opinioni e suggerimenti – se l’argomento può essere interessante fatemi sapere così vado avanti

Maurizio Tognacci... dal salato al dolce


Il mio amico Maurizio Tognacci l’altra sera mi ha tenuto sveglio a lungo, lui non lo sa o meglio lo scoprirà quando aprirà la sua posta elettronica carica di foto dell’Adigemarathon. Me lo immagino che lancia improperi verso quel “cagnaccio di Ivaldi” come, da buon emiliano, mi chiama da tempo. La ragione è semplice ed è fatta di tanti mega bite che stanno succhiando memoria ram al suo strumento informatico. Eppure la sua impresa è stata documentata a lungo e con puntiglio dai nostri 4 fotografi ufficiali. Sarà però contento quando, dopo qualche settimana, si vedrà recapitare sul suo computer fatica, sudore, sofferenza e giusta gloria finale. Le fotografie diventano spunto per raccontare momenti vissuti alla grande e per non dimenticare magiche emozioni. Con il suo compagno rivivrà le fatiche e le lotte con avversari, onde, e lunghi piattumi che ti succhiano anche il sangue. La bocca impastata, lo sguardo attento e tirato. Su quel K2 modificato per il fiume – non male l’idea di piazzarci in punta un pezzo di una canoa da discesa per frangere onde e ritorni d’acqua – con il cappello da lanciatore di baseball girato con la visiera dietro - pronto a sferrare la battuta per eliminare l’ultimo “bastardo” Yankee. Eppure lui con le stelle e strisce ci è andato a nozze e se la memoria non mi tradisce deve aver anche gareggiato per qualche anno sotto quella bandiera. Nel 2005 era il tecnico USA per gli junior e aveva accompagnato i ragazzi americani al mondiale in Val di Sole, lo ricordo bene, come ricordo bene quel mondiale dove scoprii con grande sorpresa di essere in grado di tradurre alla lettera il tedesco parlato dell’allora presidente ICF Ulrich Feldhoff ! Eppure non l’ho mai digerita la lingua dei teutonici, ma i discorsi di commiato dei politici sono sempre gli stessi: tante belle intenzioni, tante promesse e pochi fatti, saluti e baci e tutti a casa a mandare avanti la baracca nello stesso identico modo.
Il buon Maurizio, che pagaia spinto da una infinita passione, pari forse solo a quella di Andrea Giacoppo, quest’ultimo di solo qualche anno più giovane e dalla chioma più consistente, è un esempio di costanza con un serbatoio infinito di energia. Lui, Tognacci, è presidente del Canoa Club Rimini e per molti anni ha fatto coppia con un grande personaggio che i “piedi per terra” li ha tenuti per poco tempo Giulio Rodorigo: pilota di caccia e grande narratore di racconti dipinti tra aria e acqua, le sue due magiche passioni. I due hanno fondato 25 anni fa il sodalizio sul mare portando un po’ di acqua dolce nella cittadina più salata per antonomasia, conosciuta nel mondo per le spiagge e per le discoteche perdi sonno.
Con Maurizio abbiamo avuto un chiarimento profondo nella primavera del 2005 sul fiume Enza, quando lui mi era stato proposto come collaboratore tecnico nella lunga trasferta di Coppa del Mondo in terra d’Irlanda e Inghilterra. Sostanzialmente nella nostra visione diversa di ruoli non vedevo di buon occhio la sua richiesta di poter comunque proseguire nei suoi allenamenti quotidiani anche al seguito della nazionale. Il chiarimento fu fatto: lui rispettò la mia decisione e credo che da quel momento ci sia sempre stato fra noi un reciproco e sacro rispetto. Ammiro ed elogio il pagaiatore di Rimini per la passione, la costanza, la dedizione e la voglia di misurarsi ancora con il cronometro a 53 anni suonati. La canoa gli deve molto non fosse altro per quel sorriso che sempre illumina il suo volto anche nei momenti più critici della competizione.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi


foto studio Ennevi VR

Una attesa lunga una... life-jacket!


Gli si sono illuminati gli occhi e la sua camminata aveva un che di antigravitazionale. Lo ha tenuto fra le mani a lungo, palpandone ogni più anfratto angolo con evidente goduria fisica, un peregrinare da specchio a specchio per fissare bene nella mente il suo profilo con quell’oggetto del desiderio indossato.
Bianco, rigorosamente bianco con inserti neri, la stoffa in microfibra, le spalline in neoprene e calza a meraviglia. Beh! per la verità qualche margine di crescita c’è e, visto il costo, non sarà male se lo indosserà anche per tutta la prossima stagione. Poi si sa a quell’età si lievita facilmente! Che avventura per riuscire ad averlo. Lo scorso anno passando da Sandi avevamo preso le misure, poi ci si è messo di mezzo l’importatore, poi è arrivato troppo lungo e decisamente in crescita. Quando sembrava cosa fatta all’Adigemarathon, la grande delusione con tanto di lacrimuccia e musetto affranto. Ed infine la gioia di quello squillo alla porta con un pacco cerottato dalle scritte Sandi – Sandi – Sandi - … L’emozione di scartare un involucro con la paura di non trovare ciò che ci si aspetta. La mia paura di dover consolare ancora una volta il piccolo Raffy, la speranza però di essere arrivati ad un dunque.
Era una vita che lo aspettava anche se i suoi 12 anni non possono dare l’impressione di una attesa così lunga. Quando pagaia mi incanta sempre e in questi ultimi giorni ha dalla sua l’energia di un elemento nuovo che gli dà sicurezze ed esuberanza. Anche le “candele” sembrano più candele del solito. Le risalite vengono a pennello, i debordè si infilano nell’acqua con la libertà di un movimento semplice, ma nello stesso tempo molto complesso. Nulla da dire il “salvagente” nuovo ha trasformato il mio piccolo pagaiatore dalla pala singola in un ballerino dell’acqua: gli ha dato eleganza, stile e sicurezza! E allora che venga anche l’inverno, il freddo, la neve e il ghiaccio noi con quel tocco di classe in più siamo pronti ad affrontare uragani, tempeste, paure, Natale, capodanno e l’Epifania. Arriverà poi la primavera che esalterà e tirerà fuori tutto il lavoro accumulato durante l’inverno…e se saranno rose fioriranno!

Occhio all’onda! Ettore

CALENDARIO GARE 2010 ... la solita minestra!


Ancora una volta un calendario gare senza nessuna logica tecnica, mi chiedo se le date vengano messe a caso – su modelli prestampati – oppure se qualcuno sia ancora convinto di aver messo a punto una programma che rispecchi le necessità dei nostri atleti.
Sono venuto a conoscenza del calendario gare di slalom il 29 ottobre, che esce evidentemente, da quanto presentato, dal consigliere responsabile del settore slalom all’ultimo consiglio federale (16/17/18 ottobre 2009) e approvato dalla delibera n.° 191/09.

Ho riflettuto molto per pianificare il programma in relazione al calendario uscito e approvato, ho aspettato anche che l’ICF mettesse a punto il calendario internazionale, ho cercato di capirne il significato recondito, ho riletto diverse mie annotazioni fatte nel passato al riguardo, ho ripensato alle osservazioni espresse più volte ai consiglieri federali, sul forum di CKItalia, sul mio blog (http://ettoreivaldi.blogspot.com/) e personalmente.

Alla fine siamo ricaduti sulle stesse problematiche.

La prima osservazione nasce dal fatto che non si è pensato minimamente a far partecipi le società, i tecnici e gli atleti alla stesura dello stesso calendario. Magari sentire un minimo di parere dai diretti interessati non sarebbe stata una cattiva idea, chiedere poi di organizzare un incontro per discutere la stagione passata presentando quella futura, in effetti forse sarebbe stato chiedere troppo. Mi chiedo: ma dov’è il famoso motto del presidente dove si diceva che i tecnici avrebbero avuto modo di confrontarsi a scadenze regolari di tre mesi? Dov’è la condivisione del progetto comune?

Nello specifico:

l’attività giovanile – allievi, cadetti, ragazzi - è relegata a 8 gare di cui ben 5 da marzo a maggio, una gara in luglio, una gara in agosto e una gara in settembre. Partiamo dal presupposto che le gare in età giovanile sono l’elemento trainante di crescita sotto ogni punto di vista. Momento di gioia, di scambio di esperienze e ovviamente di crescita tecnica. Sappiamo anche che i giovani vanno a scuola fino a metà giugno e che il periodo marzo-maggio è decisamente cruciale per interrogazioni, compiti in classe, verifiche. Risulta quindi difficile eventualmente unire ad una gara magari qualche giorno di allenamento o raduno su un fiume, visto che la preoccupazione maggiore diventa quella di rientrare velocemente a casa. E’ con il cuore affranto che constato che non c’è nessun tipo di collaborazione e stimolo fra canoa e scuola. Tant’è che molti atleti della squadra junior e giovani speranze hanno avuto un rendimento scolastico molto modesto se non, in alcuni casi, decisamente negativo con bocciature o gravi lacune. Ora se è vero che lo sport forma gli uomini del futuro è altrettanto vero che lo sport deve dare la possibilità ai nostri giovani di completare il ciclo scolastico nei tempi prescritti e soprattutto offrire loro l’opportunità di aprirsi strade alternative che nascono solo dalla scuola oggi e dall’università domani. Bisogna premiare anche chi a scuola prende bei voti e che contemporaneamente ha buoni rendimenti sportivi. Viceversa bisogna dare un supporto scolastico e culturale a chi trova difficoltà ed ostacoli nel binomio scuola-canoa. Con questo calendario certo non si collabora attivamente. Pensare oltre in effetti, per questa attuale realtà, ci sembra eccessivo.

Nel calendario gare non sono minimamente citate le categorie esordienti. Che cos’è di loro? Potranno parteciparvi con le giuste ed adeguate cautele?

Tutte le competizioni Allievi, Cadetti, Ragazzi sono aperte a Junior, Senior e Master c’è da chiedersi dove queste gare verranno disputate visto che ci sembra una incongruenza far gareggiare sugli stessi percorsi categorie così distanti fra loro. O si compete su percorsi troppo facili, quindi per Junior e Senior ha poca valenza, oppure l’opposto e cioè i percorsi per Allievi, Cadetti e Ragazzi diventano troppo complessi per permettere una crescita sportiva adeguata.

Il settore Junior ha i campionati del mondo la seconda settima di luglio e i campionati europei molto probabilmente la prima settimana di agosto – date da confermare - Le selezioni verranno fatte il 24 e 25 aprile e il 23 maggio. Quest’ultima gara aperta alle categorie giovanili. Dulcis in fundo il campionato italiano junior il 30 maggio. Non mi sembra corretto fare le selezioni della squadra junior in questo periodo per i seguenti motivi:

a) ai mondiali mancheranno tre mesi e quattro agli europei. Selezioni quindi troppo distanti dagli appuntamenti che contano. Così facendo si impedisce ad un gruppo maggiore di atleti di poter proseguire la preparazione con obiettivi importanti e stimolanti; tanto più che non stiamo parlando di numeri elevatissimi, quindi vale la pena tentare di far crescere più giovani possibili con esperienze allargate fino a ridosso degli appuntamenti internazionali importanti.
b) le selezioni ad aprile non permettono a queste categorie di prepararle al meglio: siamo all’inizio della stagione e in un periodo decisamente importante sotto il profilo scolastico;
c) Prima delle prove di selezione sostanzialmente non c’è nessuna gara nazionale di livello se escludiamo tre gare che vengono disputate con le categorie giovanile e due di queste sono Bologna – acqua completamente ferma e piatta – e Subiaco – percorso decisamente facile considerando poi che i mondiali si fanno su un tracciato impegnativo, per non parlare degli europei;
d) due gare di selezione sono in concomitanza con le gare di selezione senior e una con le categorie giovanili. Mi sembra che l’incongruenza sia evidente a tutti!
e) Il campionato italiano dovrebbe costituire il massimo appuntamento stagionale dell’anno per uno junior. Bisognerebbe offrire a loro l’opportunità di utilizzare al meglio il periodo estivo per prepararsi e per migliorare. Al termine di questo cammino stagionale il campionato che è sicuramente una grande stimolo sia per il singolo sia per la Società. Il 30 maggio è una data decisamente fuori luogo per tutte le motivazioni già sopra esposte e che non ripeto per non annoiare il lettore. Diventa ancora più assurdo perché per la categoria senior il campionato italiano, giustamente, viene inserito la settimana successiva al massimo appuntamento internazionale stagionale. In questo modo anche i senior che non parteciperanno al mondiale hanno la loro possibilità di preparare gli italiani e mettersi a confronto con gli atleti reduci dal mondiale. L’esempio chiaro è quello della stagione appena trascorsa che ha rimesso in moto e stimolato atleti che sembravano essersi persi nell’oblio di qualche girone dantesco.

Se viceversa analizziamo il calendario per un atleta senior ci rendiamo conto che offre pochi spunti di interesse per atleti di livello: otto gare con le categorie giovanili su 14 in totale. Partiamo però dal presupposto che molte gare nazionali vengono boicottate dagli atleti d’elite per scarso interesse, mentre nei campionati italiani, dove la posta è alta, l’interesse cala da parte degli atleti di secondo piano – si veda il campionato italiano slalom a Ivrea 2009 con 32 partenti. A questo punto non sarebbe male inserire e creare il famoso ranking per stimolare i giovani all’esordio nella massima categoria e soprattutto per far sì che quella flotta di master possa trovare stimoli concreti nel migliorare la propria posizione di anno in anno in un ranking nazionale comparato. La falsa riga del ICF ranking si potrebbe adattare molto bene alla nostra realtà.

Creare poi un calendario con le sole date ci sembra alquanto assurdo perché spesso e volentieri sono le date che si adeguano alle località e non viceversa per evidenti ragioni di acqua, disponibilità organizzativa, interessi societari.

Mi astengo - in attesa di leggere i programmi di attività e i criteri selettivi – da ogni commento sul fatto di disputare le selezioni in Italia e in modo particolare nelle date proposte. Sarà interessante vedere dove verranno svolte a fronte di impegni internazionali, sia Junior che Senior, su canali artificiali e percorsi molto impegnativi. Le selezioni devono rispecchiare l’impegno competitivo a cui si fa riferimento.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Guglielmo Granacci


Era abitudine per noi giovani andare di buon ora al Canoa Club Verona in corte Dogana e fermarci a lungo fino a sera inoltrata. Chi prima arrivava, prima sceglieva la canoa, e aveva diritto di passarci l’intera giornata a cavalcare le immense, per noi, onde di Ponte Pietra o di raffinare la tecnica tra i paletti di Ponte Navi. La canoa che andava per la maggiore era una “Treska” di Alessandrini di colore blu cosparsa di brillantini. Non andava neppure male se davanti al portone arrivavi in zona podio perché a quel punto avevi l’imbarazzo della scelta tra una “pagodina” color rosso e una 400 dalle dimensioni decisamente eccessive per pesi leggeri come eravamo noi. I problemi erano due: primo:se avevi qualche commissione da fare per conto della famiglia, ciò ritardava la corsa in sede e ti lasciava fuori dai giochi per le tre scelte d’élite; secondo: se per caso uno dei “vecchi” quella mattina aveva deciso di non presentarsi al lavoro estivo optando per un allenamento con noi “pivellini”: loro ovviamente avevano la precedenza assoluta. Così passavamo gran parte delle giornate estive prima che qualcuno di noi riuscisse a prendere la patente per poter guidare il magico volkswagen sociale rosso e bianco, che guidavi praticamente in piedi e viaggiava sempre a pieno carico umano… anche oltre! In una di queste lunghe estati sognando in riva all’Adige ho incontrato Guglielmo Granacci, mi apparse davanti quasi d’incanto mentre mi apprestavo a chiudere la porticina che dalla sede porta al fiume. Avevo forse 12 o 13 anni. Avevo riposto tutta l’attrezzatura, toccava a me ripulire lo spogliatoio e chiudere la sede, ma quella sera fu una vera fortuna perché mi imbattei in un personaggio che segnò a lungo il mio cammino canoistico e che mi regalò fama per il solo fatto di raccontare, il giorno dopo, storie incredibili di canoe che si smontano e che si infilano nelle borse… non tutti ovviamente mi credettero, anzi molti erano convinti che i rovesciamenti in Adige possono procurare allucinazioni di vario genere.
Il signor Granacci mi chiese se potevo indicargli dove si trovava la stazione dei treni e se potevo aspettare qualche minuto prima di chiudere, giusto il tempo per ripiegare la sua canoa e cambiarsi i vestiti. Ripiegare la canoa? Io rimasi sconvolto ammirando i gesti sicuri e precisi di chi sicuramente aveva chissà quante volte fatto e rifatto quella meticolosa procedura. Pochi minuti giusto il tempo per sapere che arrivava da Merano via fiume e che era partito tre giorni prima. Avrebbe voluto proseguire fino al mare, ma la scarsità d’acqua lo faceva desistere. Mi spiegò che quella canoa, tanto diversa da quelle che noi piccoli canoisti avevamo visto fino a quel momento, era un gioiellino tedesco tanto comodo per pagaiare e tanto veloce da mettere in una borsa con tracolla da confondersi come semplice bagaglio al seguito di un qualsiasi turista. Mi spiegò anche che all’occorrenza potevi issarci una vela e sfruttare la forza del vento per percorrere lunghe distanze. Prima di lasciare la nostra sede scattò qualche foto, mi disse che servivano a testimoniare il suo passaggio e arricchire il suo archivio.
Lo accompagnai alla stazione, io sulla mia bici, lui con passo veloce e attrezzatura al seguito. Camminando e pedalando mi chiese se conoscessi Pellegrini e i fratelli Bergamini, mi chiese anche se organizzassimo sempre la discesa da Verona al mare in autunno e che, se ci fosse stata, poteva essere quella l’occasione per completare la sua discesa interrotta quel giorno. Mi chiese anche se sapevo se la navigazione fino a San Giovanni Lupatoto fosse sempre facile e agevole. Tutte informazioni che si annotava scrupolosamente su un taccuino, lasciando così la mia fantasia libera di pensare a chissà quale fosse lo scopo finale di tutto ciò… svelai il mistero da li a poco.
Lo vidi sparire sul lungo viale che porta alla stazione, mi disse che aveva capito e che forse era il caso che rientrassi a casa che probabilmente i miei mi stavano aspettando. Acconsentii, vista anche l’ora e le sicure parole che mi sarei sentito al mio rientro a casa, ma euforico non pensai al peggio. In tutto questo frastuono mi dimenticai di chiedergli almeno il nome cosa che mi sarebbe stata molto utile perlomeno per cercare di mitigare le furie di mia mamma che aveva già messo in allerta tutti gli ospedali e i carabinieri della zona. Dire che ero in ritardo per la cena perché avevo accompagnato alla stazione un tipo venuto dal fiume da Merano e che arrivato al club aveva ripiegato la canoa e la pagaia cacciandola in un saccone militare, non era facile da credere tanto più che non avevo neppure un nome di riferimento o una sorta di pur minima credibilità. Il mio racconto non poteva stare in piedi, ma la soluzione arrivò telefonando proprio a Mirko Pellegrini – di lui forse un giorno scriverò un libro - che dopo i resoconti increduli di mia mamma le spiegò tutto e diede anche il nome al canoista sconosciuto: certamente si tratta del mitico Guglielmo Granacci poteva essere solo lui di questo il nostro Mirko ne era sicuro e tranquillizzò mia mamma sul fatto di non avere un figlio completamente pazzo.
Mio padre, uomo di poche parole e di tante letture, da lì a pochi giorni tornò a casa con un pacchetto ben confezionato che tanto sapeva di libro. Mi chiamò e mi consegnò l’involucro. Io per la verità al tempo non ero uno studente modello e tanto meno un appassionato di lettura, ma le parole rassicuranti di mio padre mi fecero capire che forse quella volta il libro era di tutt’altro genere. Scartai il pacchetto e mi ritrovai tra le mani: “Guida ai Fiumi d’Italia” di Guglielmo Granacci il mio primo vero libro di canoa!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi


NOTA - NOTA - NOTA - NOTA - NOTA - NOTA

Veniero Granacci ha masterizzato l’archivio suo Padre il Pioniere della Canoa Italiana il Cav. Guglielmo (Wiliam) Granacci. E’ consultabile ai seguenti indirizzi – una visione consigliata specialmente a tutti i giovani che si avvicinano a questo spettacolare mondo - http://www.youtube.com/watch?v=QJ1Q7SiGJEQhttp://www.youtube.com/watch?v=F1TcNYaKKMohttp://www.youtube.com/watch?v=WZTlSNmUC7Mhttp://www.youtube.com/watch?v=50D3XSb2_fwhttp://www.youtube.com/watch?v=vJ9eC2bcMoYhttp://www.youtube.com/watch?v=uVSaVatC0dkhttp://www.youtube.com/watch?v=4GFVgfomfRI

ANALISI TECNICA C1 WOMEN SLALOM


Le donne in C1, ai campionati del mondo di La Seu d’Urgell, hanno piacevolmente sorpreso per abilità, per determinazione e per capacità tecniche.
Mi sembra giusto fare una analisi – come ho già fatto per le altre specialità – in questo specifico spazio e non inserirlo nelle riflessioni fatte sul capitolo: “analisi di un campionato del mondo di slalom”, perché mi piacerebbe mantenere alta l’attenzione su questa nascente disciplina in rosa dedicando spazio e un punto di riferimento per tutte le esperienze che si andranno a sviluppare in questo tempo. Confrontiamoci e condividiamo le nostre perplessità o le nostre certezze per crescere e migliorare insieme.

L’analisi parte da un dato oggettivo: le percentuali di distacco dalle altre categorie.

Se noi prendiamo in esame i mondiali e di questi consideriamo qualifiche, semifinali e finali troviamo le seguenti medie di distacco in percentuale dalle diverse categorie:

dai K1 Men 34.01% - dal K1 Women 24.30% - dal C1 Men 30.06% - dal C2 23.74%.

Per il momento non ci dicono molto, visto che non sono confrontabili e non si possono inserire in una casistica pluriennale, ma le dobbiamo tenere come parametri per il futuro. Grazie a ciò seguiremo di anno in anno la loro evoluzione con dati certi e soprattutto oggettivi. Ci sarà molto facile seguire e valutare la crescita di questa specialità che dovrebbe entrare definitivamente nel panorama olimpico nel 2016, quindi a Rio.
13 le nazioni che hanno avuto atlete al mondiale catalano. Australia, Great Britain, Spagna e Usa hanno partecipato con tre atlete, la Nuova Zelanda con due, poi Andorra, Canada, Cina, Francia Slovacchia,Portogallo, Argentina e Tai Pei con una atleta.

Dobbiamo partire da una constatazione molto rilevante e decisamente importante: tutte le atlete che hanno preso il via sono atlete che sono nate canoisticamente con il kayak e poi per una serie di ragioni diverse hanno gareggiato in questa specialità. Vuoi per il fatto che sono rimaste fuori dalla squadra; vuoi per l’età che non consentiva loro di rientrare facilmente nella loro originale specialità; vuoi per aderire al progetto lanciato dall’ICF; vuoi per fare un’esperienza importante ad un mondiale. Le ragioni, quindi, possono essere state molteplici, ma comunque rimane il fatto che non sono C1, come si usa dire, nate su questa barca.
Si dovrà aspettare una decina di anni per vedere gareggiare atlete nate e cresciute specificatamente in C1. A quel punto la crescita tecnica si sarà praticamente livellata con i parametri di crescita tecnica abituale.

L’esempio più semplice arriva proprio dalla specialità del kayak femminile. Infatti notiamo che dal 1979 al 1999 le donne del kayak hanno piano piano abbassato le percentuali di distacco dal miglior kayak uomini. Dal 21,15% sono passate, dieci anni più tardi al 18,22%, fino al 13,45% del 2003. Percentuali che si sono ridotte ulteriormente con l’introduzione delle canoe corte che hanno permesso di ridurre tale distacco all’11,97%. Probabilmente questa
percentuale è destinata ad abbassarsi ulteriormente negli anni visto il livello sempre crescente del settore femminile.

L’esperienza maturata in questi anni, e in modo particolare con i giovanissimi alle prese con la canadese monoposto, mi ha portato a capire meglio le varie problematiche che gli stessi affrontano in questa specialità . E’ stato interessante vedere e constatare che in realtà i giovanissimi sono in grado di trovare velocemente le giuste soluzioni su quello che potrebbe essere il primo problema da affrontare: mantenere la direzione nella propulsione avanti. Il “J-stroke” nasce spontaneo per mantenere la canoa nella giusta direzione. Il “debordè” non è altro che la conseguenza di una rotazione sul lato opposto della pagaiata e nel giovanissimo diventa un gesto del tutto automatico e naturale.
Se viceversa fate salire in canadese un ragazzino che ha già basi consolidate nel kayak vi accorgerete che allo stesso problema non risponderà con le stesse soluzioni e molte volte si trova in difficoltà. Cercherà di rimediare con tecniche propriamente legate e sviluppate per il Kayak, ecco quindi che assisterete a diversi cambi di pagaia – da destra a sinistra e viceversa – poco uso della sfilata, uso del debordè senza la consapevolezza e la sicurezza di una manovra che ha dalla sua anche la capacità di mantenere l’equilibrio.
Pagaiare con una pagaia con una sola pala è certamente un sistema molto antico e decisamente naturale. Più complesso è il gesto con una pagaia con doppia pala. Ecco perché è importante partire subito nell’imbarcazione canadese che può offrire la garanzia di un grande equilibrio - lo scafo è più largo – e la possibilità di concentrare tutta l’attenzione solo su una pala. Sarà così più facile capire che quella pala è il nostro punto di riferimento per ogni tipo di manovra, cosa non così scontata nel kayak.
Dal mio punto di vista il C1 diventa anche propedeutico per apprendere determinate tecniche specifiche del kayak. Ad esempio l’aggancio (internazionalmente conosciuto come Duffek) è un gesto naturale fatto con la pala da canadese, diventa complesso e articolato con la pagaia da kayak. Così per la sfilata della pala in acqua o per la stessa propulsione in fase di spinta del braccio alto.

Controtendenza mi permetto di dire che sarebbe buona cosa avvicinare i giovanissimi al nostro sport proprio attraverso la canadese.
L’approccio sarà sicuramente molto meno traumatico, magari proprio con una canadese aperta come lo stesso mitico Jon Lugbill ci racconta: “mio padre ci portava spesso sul lago Michigan appena il tempo e i suoi affari lo permettevano. Passavamo ore su quella canoa che diventava ad un certo punto l’unico riferimento terreno di un paesaggio che riscoprivi ogni volta. Lui e mia madre erano incantati dalla “grande acqua” come gli indiani Chippewa chiamavano questa distesa infinita di colore azzurro, mentre mio fratello ed io facevamo la guerra per chi arrivava prima a quel promontorio o a qualche boa che capitava di scorgere nelle nostre escursioni acquatiche. Per me non è mai esistito nessun altro sistema di propulsione su una canoa se non quello di una pagaia singola che azioni su un solo lato”. Io non ho ricordi di averlo mai visto pagaiare in Kayak!.

Non avevo approfondito, fino ad alcuni anni fa, le parole di colui che considero uno tra i più grandi interpreti assoluti della canadese monoposto slalom. A chi mi chiedeva di parlare di Jon iniziavo raccontando questo suo aneddoto del grande lago, senza dare peso alla profondità delle parole e delle emozioni che ci trasmette. Poi, toccando con mano determinate realtà, ho cercato di capire a fondo questo suo concetto, questo avvicinamento alla canoa e sperimentandolo di persona, prima sul più piccolo dei miei figli e poi sui ragazzi del club, mi sono reso conto che effettivamente la canadese apre un mondo tutto suo anche per avvicinare i giovani al fiume.
Oggi, all’esordio della canadese in rosa, mi rendo conto che questo concetto dovrà essere ripreso alla grande per le ragazze per offrire a loro un futuro sicuramente ricco di emozioni come solo il C1 può offrire!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi